Inquinamento: qualità dell'aria in Piemonte

Torino – «Non mi sembra che i blocchi del traffico, attuati in particolare nell’area metropolitana torinese, abbiano raggiunto obiettivi proporzionati ai disagi che hanno provocato
a cittadini e imprese» così Ugo Cavallera, consigliere regionale di Forza Italia, commenta i dati sulla qualità dell’aria diffusi oggi dalla Regione.

«Le medie sono importanti – dice Cavallera – ma già Trilussa le criticava, perché non danno un’esatta dimensione del fenomeno, tenendo cioè conto delle differenze tra
le grandi conurbazioni e le altre aree. Condividiamo l’importanza del problema e la necessità di interventi decisi. Si devono però considerare le difficoltà per Torino e il
Piemonte di rispettare i limiti europei, a causa di una condizione geografica e meteorologica penalizzante, rispetto ad altri contesti. Per questo chiediamo alla Giunta un approccio più
ampio, e se formuliamo osservazioni lo facciamo con spirito costruttivo, cercando di portare un contributo alla soluzione di un problema non certo facile».

Il consigliere azzurro sottolinea la necessità di valutare l’andamento dell’inquinamento atmosferico su periodi pluriennali «non limitandosi a considerare i risultati ottenuti in
dodici mesi, che appaiono poco significativi. Proprio dall’esame dei dati emerge una concentrazione degli sforamenti nei mesi invernali, a conferma che al problema contribuisce in notevole
misura l’inquinamento da riscaldamento. Agire sulla mobilità significa puntare solo su una delle cause, e non è detto che sia la più rilevante».
Considerando gli interventi messi in atto dalla Giunta per limitare la circolazione veicolare, come i blocchi-auto e le ztl, Cavallera ritiene dunque che non siano stati risolutivi, anche se
concorrono al risultato.

«Sono state ridotte alcune punte di inquinamento – aggiunge – ma siamo ben lontani da una soluzione del problema. Serve un approccio complessivo al tema della mobilità, corredato
da risorse significative. Ad esempio, l’adeguamento delle flotte di mezzi pubblici, non solo del trasporto locale, ma di tutti i mezzi impiegati in funzioni di interesse pubblico, sarebbe
già un grosso passo avanti. Poi si dovrebbe investire nel trasporto su ferro, treni ma anche tram e metropolitana, favorendo l’interscambio gomma/rotaia con parcheggi dedicati e orari
coordinati. In Italia si fanno spesso leggi «manifesto» come quella che prevede il mobility manager nelle maggiori aziende. Non è un’idea sbagliata, ma se non adeguatamente
supportata da finanziamenti, che rendano conveniente usare i mezzi pubblici rispetto a quelli privati, si rischia di restare nel campo delle buone intenzioni. A cominciare dalla stessa Regione
che non ha ancora attivato il ticket-trasporti per i propri dipendenti».

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