Influenza aviaria, il virus si nasconde tra le piume degli uccelli

Influenza aviaria, il virus si nasconde tra le piume degli uccelli

L’influenza aviaria ha la sua residenza tra le piume degli uccelli. In tale ambiente protetto, il suo virus H5N1 stabilisce la sua residenza fino a quando l’animale, sistemandosi il piumaggio,
non lo ingoia incidentalmente.

Tale scoperta arriva da una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lombardia ed Emilia Romagna e ospedale pediatrico St. Jude (di Memphis,
USA), diretta dal dottor Mauro Delogu e pubblicata da “Public Library of Science (PLoS) ONE”.

La squadra del dottor Delogu è partita con un interrogativo in mente: come un anatra ed il virus potessero incontrarsi, di fronte alla (relativa) scarsità di soggetti da infettare
e alla grande concentrazione d’acqua in cui gli attori si muovono.

Allora, gli studiosi hanno messo in piedi un lavoro lungo 10 anni, fatto di osservazioni sul campo nell’Oasi WWF di Orbetello (GR) e di test di laboratorio.

In questo modo, gli studiosi sono riusciti a far luce sulle strategie d’attacco dell’influenza aviaria: non un sistema causale e passivo ma un metodo raffinato.

Secondo gli esperti, quantità infinitesimali di H5N1 raggiungono gli uccelli, legandosi ai grassi presenti sul piumaggio utilizzati per respingere l’acqua. E sono sempre i grassi a
trattenere il virus, dandogli la possibilità di accumularsi e tenendolo a contatto con la “vittima”, senza costringerlo a fare i conti con il suo sistema immunitario.

Ad un certo punto, l’animale usa il becco per sistemarsi le piume, inghiottendo il grasso quale fonte naturale di vitamina D. L’influenza aviaria penetra così all’interno dell’uccello,
trasformandolo in una potenziale bomba a tempo dell’infezione.

Spiega Delogu: ” Si sospettava che l’acqua giocasse un ruolo chiave nella diffusione della malattia, ma nessuno era ancora riuscito a capirne il meccanismo. La concentrazione del virus nel
piumaggio degli uccelli acquatici spiega perché non sia necessario mangiarli per ammalarsi e perché l’esposizione sia più frequente in prossimità degli specchi
d’acqua e tra le donne, che in alcune aree del mondo sono prevalentemente dedite alla spennatura degli uccelli per la cucina”

Ad esempio, la scoperta aiuta a spiegare la vulnerabilità alla malattia dell’Egitto (il morbo è concentrato “Sulle sponde del delta e del corso del Nilo”) e dell’Azerbaigian (dove
“Sei contadini contagiati nel 2006 dopo aver spiumato dei cigni infetti”).

Inoltre l’opera di Delogu e colleghi smonta l’ipotesi precedente, secondo cui l’influenza aviaria si disperdeva dopo aver contaminato l’acqua tramite feci infetti. Per lo scienziato, “Il nostro
lavoro suggerisce che milioni di anni di evoluzione hanno sviluppato nel virus dell’aviaria questa sofisticata capacità di legarsi allo strato di grasso che riveste la superficie esterna
degli uccelli acquatici. In tal modo l’uccello ancora sano diventa un veicolo efficiente di propagazione della malattia”.

Prossimo passo del team di ricerca sarà mettere in pratica le informazioni acquisite per contenere e combattere meglio H5N1.

Fonte: Delogu M, De Marco MA, Di Trani L, Raffini E, Cotti C, et al. (2010) “Can Preening Contribute to Influenza A Virus Infection in Wild Waterbirds?” PLoS ONE 5(6): e11315.
doi:10.1371/journal.pone.0011315

Matteo Clerici

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