Imprenditoria femminile: 5.500 imprese in più in un anno ( 0,45%)

Imprenditoria femminile: 5.500 imprese in più in un anno ( 0,45%)

 

Roma – Segno positivo all’anagrafe delle imprese in rosa negli ultimi dodici mesi. Sono 5.523 le imprese che tra giugno 2007 e giugno di quest’anno si sono
aggiunte all’universo dell’imprenditoria femminile che, al 30 giugno scorso, ha così raggiunto il numero di 1.243.824 imprese attive. Per quanto ridotta ( 0,45%
l’aumento nell’arco dei dodici mesi considerati), la vivacità dell’universo imprenditoriale femminile spicca al confronto della sostanziale immobilità
del panorama complessivo del tessuto imprenditoriale del paese il cui tasso di crescita, nello stesso periodo, ha fatto segnare esattamente lo zero.

Questi i dati più significativi che emergono dalla foto scattata dall’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile, l’indagine semestrale realizzata da Unioncamere
sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio presso cui operano, sulla base di un Protocollo di intesa siglato nel 1999 tra Ministero dell’Industria e
Unioncamere – i Comitati per l’imprenditoria femminile. Composti da rappresentanti delle associazioni di categoria presenti sul territorio, i Comitati hanno il compito di
realizzare e favorire azioni promozionali a 360 gradi per la valorizzazione dell’imprenditoria femminile, tra cui proprio in questi mesi il concorso “Maglia rosa”, ideato
per scoprire nuovi talenti, premiare le imprese e valorizzare le attività degli soggetti che operano per favorire le pari opportunità, il rispetto dell’ambiente e
del territorio, la qualità del lavoro e l’innovazione (tutte le informazioni e il bando sono reperibili all’indirizzo www.unioncamere.it).

“Seguiamo sempre con molta attenzione – ha detto il Capo Dipartimento delle Pari Opportunità, Isabella Rauti – le rilevazioni semestrali, realizzate da Unioncamere
attraverso il suo Osservatorio sull’imprenditoria femminile. Esse rappresentano una fonte privilegiata di dati che rivelano al Paese una componente importante del suo tessuto
imprenditoriale. Si conferma, dunque, il trend positivo – già registrato – dell’imprenditoria femminile che arriva addirittura ad invertire un saldo complessivo altrimenti
negativo. E’ anche sulla base di questi dati che, insieme all’Unioncamere, il Dipartimento per le Pari Opportunità e il Ministero dello Sviluppo Economico stanno lavorando
al Secondo Rapporto sull’Imprenditoria femminile che sarà pubblicato nei primi mesi del prossimo anno”

“Favorire l’accesso delle donne all’imprenditoria è fondamentale per aumentare concretamente gli spazi delle pari opportunità e dare al Paese un
contributo importante di creatività, capacità di sacrificio e competenze” ha detto il Presidente di Unioncamere, Andrea Mondello. Proprio per questa sua portata
– che tocca temi delicatissimi come il lavoro e la famiglia – l’imprenditoria femminile richiede una presenza particolarmente attenta delle istituzioni, perché il suo
sviluppo possa trovare risorse e servizi adeguati. Strumenti specifici come la legge 215/92 hanno prodotto effetti positivi. Il Rapporto su cui stiamo lavorando vuole essere un
contributo fattivo per individuare le tipologia e le modalità degli interventi di cui oggi c’è bisogno per sostenere di quelle migliaia di donne che ogni anno
scommettono sull’impresa per affermarsi.”

IL QUADRO GENERALE

Le imprese in rosa aumentano nel segno della maturità imprenditoriale: nei dodici mesi analizzati, infatti, a fronte delle oltre 8mila iniziative individuali in meno, si sono
rilevate quasi 12mila nuove società di capitali che, aggiunte alle circa mille società di persone e agli altrettanti consorzi, hanno determinato il saldo positivo del
periodo.

In forte trasformazione anche il profilo settoriale in cui scelgono di operare le capitane d’impresa: alla continua – ormai da alcuni anni – riduzione del loro numero
in agricoltura (oltre 6mila in meno tra giugno 2007 e giugno 2008), corrisponde un aumento altrettanto consistente nel settore dei servizi alle imprese (servizi immobiliari,
attività professionali, informatica). La regione che ha contribuito di più al bilancio positivo è il Lazio, dove si concentra il 46,6% di tutto il saldo, seguita da
Lombardia e Campania (rispettivamente con 1.739 e 1.038 imprese in più). Dal bilancio positivo resta escluso il Sud, dove il numero delle imprese femminili si riduce
complessivamente di 1.142 unità (lo 0,25% in meno rispetto a metà 2007), risultato comunque migliore del saldo complessivo del Mezzogiorno che, nello stesso periodo,
arretra dello 0,61%.

Determinante il contributo dell’imprenditoria immigrata al risultato positivo: oltre il 71% di tutto il saldo si deve infatti alle imprese individuali aperte da donne giunte da
paesi al di fuori dell’Unione Europea (3.921 in più nel periodo considerato).

IL TERRITORIO

Considerando le sole aree che hanno fatto registrare saldi positivi (Nord-Ovest, Nord-Est e Centro), il bilancio tra giugno 2007 e giugno 2008 sarebbe stato di 6.665 imprese in
più. A ridimensionare questo risultato è però il dato negativo del Mezzogiorno che ha fatto registrare 1.142 imprese in meno, pari ad una riduzione dello stock
delle imprese femminili meridionali dello 0,25% su base annua e ad un saldo complessivo del periodo di 5.523 imprese in più a livello nazionale.

Rispetto al totale delle imprese attive, la variazione percentuale delle imprese femminili risulta migliore in tutte le regioni con le sole eccezioni di Molise, Valle d’Aosta e
Basilicata. Il contributo principale al risultato positivo dei dodici mesi considerati è da attribuire al Centro Italia: 3.620 le imprese rosa in più, di cui 2.576 nel
solo Lazio (pari al 71% del saldo totale dell’area). Consistente anche il contributo del Nord-Ovest (2.217 unità in più), dove però solo Piemonte e Lombardia
chiudono in attivo, mentre Liguria e Valle d’Aosta perdono, rispettivamente, 14 e 26 imprese. Più ridotto (828 imprese) l’apporto del Nord-Est, con il Friuli Venezia
Giulia unica regione in arretramento (346 le imprese in meno in un anno).

Al Sud resta la palma dell’area a maggior concentrazione di imprese femminili (sono il 26,6% del totale, due punti percentuali e mezzo in più della media nazionale, ferma
al 24,1%) e, conseguentemente, il “record” delle regioni a più alta concentrazione di imprenditrici: Molise (31,7), Basilicata (29,5) e Campania (28,6) principalmente
dovuto alla forte presenza di imprese guidate da donne in agricoltura.

LE FORME GIURIDICHE

Sebbene la ditta individuale sia ancora la forma giuridica preponderante tra le imprese femminili (al 30 giugno scorso la adottavano il 70% delle imprese femminili esistenti), al
momento di dare vita ad un’impresa le imprenditrici italiane fanno sempre più spesso scelte organizzative più mature. Nel periodo considerato il saldo delle imprese
individuali è stato infatti negativo per oltre 8mila unità, mentre quelle che hanno adottato la forma giuridica della società a responsabilità limitata sono
cresciute di oltre 11mila unità, pari ad un tasso di crescita del 10,8% su base annua. Al 30 giugno scorso le 120.077 società di capitale rappresentavano così il
9,6% di tutto lo stock di imprese femminili attive.

A livello regionale, la concentrazione maggiore di società di capitale si registra in Lombardia, dove ha sede il 23,5% del totale delle imprese femminili che adottano questa
forma giuridica. Seguono molto distanti il Lazio (11,7%) e la Campania (10,7%). Sempre in Lombardia si trova la maggior parte delle ditte individuali ‘in rosa’ (il 10,6%),
seguita questa volta ad un’incollatura dalla Campania (10,4%) e dalla Sicilia (9,5%). A preferire la forma cooperativa, più delle altre sono le imprenditrici siciliane
(2.039 le aziende isolane attive al 30 giugno scorso con questa forma giuridica, il 14,1% del totale). A seguire vengono la Lombardia e la Campania dove ha sede, rispettivamente,
l’11,9 e l’11,6% di tutte le coop femminili attive.

I SETTORI

Il settore più dinamico alla base della crescita dell’imprenditoria femminile si conferma quelli dei servizi alle imprese (6.132 imprese in più nei dodici mesi
considerati) al cui interno sono inclusi – tra gli altri – i servizi immobiliari, le attività professionali, l’informatica e la ricerca. Seguono il settore delle
Costruzioni (2.851 imprese in più) e quello dei trasporti ( 2.115 unità), in cui sono incluse le agenzie di viaggio e i servizi di taxi; il tradizionale settore della
ricettività e ristorazione ( 1.480 imprese) e quello altrettanto consueto dei servizi alla persona ( 1.392 il saldo), nel quale vengono considerate – sempre tra le altre –
le attività legate al benessere e alla cura della persona, allo sport, allo spettacolo, ai servizi di pulizia. E’ in questo macro-aggregato, peraltro, che si registra il
tasso di femminilizzazione più alto tra tutti i settori della nostra economia: il 49,2%, praticamente un’impresa ogni due. La presenza di imprese femminili è
superiore al 40% anche nella sanità (42,2%), mentre sopra il 30% si collocano gli alberghi e ristoranti (33,7%) e l’istruzione (32,6%).

LE IMPRENDITRICI IMMIGRATE

Il contributo dell’immigrazione alla crescita dell’imprenditoria femminile appare sempre più significativo. Delle 5.523 imprese in più rilevate tra la fine di
giugno 2007 e la fine di giugno 2008, infatti, ben il 71% (pari a 3.921 unità) è costituito da iniziative imprenditoriali di tipo individuale con a capo una donna di
nazionalità extracomunitaria.
La fortissima vitalità imprenditoriale della popolazione femminile immigrata è anche testimoniata dal tasso di crescita fatto segnare nel periodo: 9,5%.

Escludendo la nazionalità svizzera, per evidenti legami di vicinanza con l’Italia, le nazionalità immigrate più rappresentate tra le donne titolari
d’impresa sono quella cinese (12.152 attività), la marocchina (3.725) e la nigeriana (2.947). Tra le prime dieci comunità per numero di presenze, le più
dinamiche, nei dodici mesi considerati, sono state le Ucraine (cresciute del 26,8%) e le albanesi ( 24%).
Le regioni in cui si registra la concentrazione maggiore di donne immigrate titolari d’impresa sono la Lombardia (7.041 imprese, pari al 15,6% del totale), la Toscana (4.895
imprese, equivalenti ad una quota del 10,8%) e il Lazio (4.437 unità, corrispondenti al 9,6% dell’universo considerato).

 

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