Il valore e la contraffazione del made in Italy

Il patrimonio enogastronomico dei prodotti tipici «Made in Italy» supera complessivamente, fra mercato interno e internazionale, i 20 miliardi di euro, e ha conseguito primati
mondiali nei vini, nei prodotti a denominazione di origine, nel biologico e nelle specialità tradizionali.

Per il vino «Made in Italy», in particolare, si registra un vero exploit nelle vendite all’estero: le esportazioni sono cresciute, nei primi nove mesi dell’anno, di circa il 6,5%.
Ottimi i risultati ottenuti negli Usa, ormai divenuto il primo mercato di sbocco per le produzioni vinicole nazionali. Il turismo alimentare in costante crescita, inoltre, ha contribuito in
modo determinante alla ripresa del turismo in Italia nel 2006.

Dato il valore strategico delle nostre esportazioni nel mercato sia interno che estero, assume un aspetto rilevante il tema della contraffazione, che colpisce l’intero sistema industriale del
Paese.

I filoni principali della contraffazione dei prodotti alimentari italiani sono due: la falsificazione illegale delle indicazioni geografiche tutelate (DOP, IGP) e i riferimenti ingannevoli ad
aree geografiche, con l’utilizzo del nome «Italia» o di nomi e simboli italiani su prodotti provenienti dall’estero.

Il fatturato del mercato mondiale delle imitazioni alimentari italiane viene stimato a 50 miliardi di euro, una somma pari a circa la metà dell’intero fatturato del settore
agroalimentare italiano, complessivo di prodotti DOP e IGP.

Se negli USA si vendono salsa e conserva di pomodoro «Contadina« (Roma style) trasformata in California, provolone del Wisconsin e Mozzarella del Minnesota, in Australia si produce
Salsa Bolognese e formaggi Mozzarella, Ricotta, Parmesan «Perfect italiano» con bandiera tricolore in etichetta, mentre in Cina l’industria locale offre pomodorini di collina,
Parmeson, Caciotta (Italian cheese) e addirittura Pecorino (Italian cheese), ma con una mucca al posto della pecora sulla confezione. Esempi di prodotti alimentari italiani taroccati non
mancano, purtroppo, anche nel Vecchio Continente: produzioni tedesche di Aceto balsamico di Modena e di Amaretto Venezia, mentre in Spagna si imbottiglia olio di oliva Romulo con disegnata in
etichetta la lupa che allatta Romolo e Remo.

Tuttavia, i Paesi dove sono più diffuse le imitazioni del made in Italy alimentare sono, senza dubbio, l’Australia e l’America. Negli USA il consumo di formaggio «italiano»
è autentico solo nel 2% dei casi: per il restante 98% si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute con latte statunitense in Wisconsin, New York o California. Il Parmigiano Reggiano
detiene il record di falsificazione: nove volte su dieci il prodotto è un falso. E accanto al famigerato «Parmesan» si è diffuso anche il «Cambozola», un
formaggio che imita il tradizionale Gorgonzola.

Si tratta di prodotti destinati anche all’esportazione su nuovi mercati come la Cina, dove sugli scaffali dei supermercati sono arrivate prima le imitazioni internazionali dei prodotti
originali.

Parmigiano Reggiano e Grana Padano, che sono i due prodotti tipici più imitati nel mondo, diventano Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il
Sudamerica, Parmeson in Cina o Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma anche Grana Pardano, Grana Padana o Grana Padona.

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