Il Tamiflu? Una misura a breve termine, ma efficace
19 Luglio 2009
Tra i temi legati all’ influenza suina c’è la questione dell’ antivirale Tamiflu.
Nonostante l’ OMS consideri attendibili le segnalazioni di pazienti contagiati da ceppi del virus H1N1 resistenti ad esso, rimane la linea di difesa al momento più sicura.
Al riguardo, alcuni governi d’ Europa (tra cui Italia ed Inghilterra) hanno più volte assicurato di avere scorte a sufficienza e ammonito fermamente i cittadini di non acquistarne in
proprio.
L’ inaffidabilità dei venditori del web (si sono già verificate partite adulterate o pericolose) e la naturale paura della pandemia hanno creato attorno al Tamiflu una ragnatela
di menzogne, mezze verità e leggende.
Per aiutare a fare chiarezza, il dottor Andrew Watts, lettore di chimica medicinale all’ Università di Bath, ed il professor Peter Dunhill, direttore dell’ Advanced Centre for
Biochemical Engineering dell’ University College di Londra, hanno analizzato il farmaco antivirale più in del momento.
Innanzitutto, il Tamiflu (ed il suo collega meno conosciuto, il Relenza) non sono acque miracolose, ma medicinali antivirali.
Essi agiscono stoppando la neurastenici, un enzima necessario al virus per replicarsi.
Più concretamente, il Tamiflu apporta all’ ammalato un doppio beneficio.
Innanzitutto, attenua i sintomi, dando al sistema immunitario più chance di vittoria.
Poi, rallenta la diffusione del virus nel corpo, rallentando anche il contagio (meno virus nell’ organismo significa meno virus tossiti o anche sputati all’ esterno).
Watts e Dunhill sottolineano anche la necessità di usare tale farmaco responsabilmente.
A livello collettivo, le scorte di antivirali sono limitate e si rigenerano con relativa lentezza, quindi è meglio che il prodotto venga riservato per le necessità reali.
Inoltre, l’ assunzione preventiva di Tamiflu potrebbe essere causa dello sviluppo di un ceppo di virus H1N1 resistenti al composto.
Nel caso si sospetti di essere ammalati la cosa da fare è lasciar perdere cure fai-da-te e rivolgersi ad un dottore.
Sarà lui, sulla base della storia clinica del paziente, a decidere la terapia: nel caso di bambini, in particolare, si potrebbe iniziare con dosaggi ridotti.
Va ricordato comunque come, per essere efficaci al 100%, le terapie a base di Tamiflu devono iniziare entro 48 dal manifestarsi dei sintomi.
I due studiosi affermano come, tra le altre cose, un corretto utilizzo dell’ antivirale non impedisca la produzioni di anticorpi, utili per respingere più facilmente un’ eventuale
seconda ondata virale.
Più concreto è il pericolo di effetti collaterali.
Sul tema, gli esperti hanno scoperto come gli inconvenienti principali del Tamiflu siano nausea, vomito e conati.
Alcuni dottori stanno indagando sul possibile legame tra il prodotto e l’ induzione di pensieri suicidi, confusione ed allucinazione ma non ci sono risultati definitivi.
In conclusione, il giudizio sul Tamiflu che emerge dall’ analisi del dottor Watts e del professor Dunhill e quello di una toppa momentanea che sta dando buona prova di sé.
L’ influenza A è un qualcosa di relativamente nuovo: la sua origine animale la rende meno prevedibile e rende più difficile lo sviluppo di un vaccino.
Di fronte alla fulminea diffusione del virus, e alle condizioni dei pazienti, la comunità medica internazionale ha dovuto erigere una prima rapida linea di difesa.
La scelta è caduta sul Tamiflu, farmaco che nel trattamento delle normali influenze dava buoni risultati.
E li sta dando ancora: come dicono i due scienziati “per ora, è il meglio che abbiamo”.
Matteo Clerici




