Il Sud nell'agenda politica del Paese

Il divario tra il Nord ed il Sud del Paese non è un fenomeno recente, bisogna rimettere al centro del dibattito politico il Sud. Per questo che oggi, nel pieno della campagna elettorale,
abbiamo invitato tutte le forze politiche che si presentano alle prossime elezioni a confrontarsi e discutere i temi per il rilancio dello sviluppo del Mezzogiorno.

Riteniamo che alcuni temi strategici per il Paese, e il tema della crescita economica del Mezzogiorno vadano affrontati con soluzioni bipartisan. E’ con queste parole che, Guglielmo Loy –
Segretario Confederale della UIL – è intervenuto all’iniziativa organizzata da CGIL, CISL, UIL e Confindustria, per discutere i temi per il rilancio socio economico del Mezzogiorno.

Il Mezzogiorno nel corso degli ultimi anni ha visto aggravarsi il divario con il Centro-Nord. Tutti gli indicatori socio economici manifestano segnali allarmanti, da quelli occupazionali a
quelli infrastrutturali, alla crescita del PIL sia assoluto che pro capite. Infatti, nel Mezzogiorno, il PIL pro capite nel 2006 dell’1,5%, a livello resta fermo a 16.919 euro, poco più
della metà del PIL pro capite del nord, che si attesta invece a 29.943 euro, del centro (28.163) e molto al di sotto della media nazionale (25.063). Nel mezzogiorno l’occupazione,
secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2007 è rimasta sostanzialmente stabile, a fronte dell’aumento della media nazionale dell’1%. Per quanto riguarda le componenti di genere quella
femminile ha registrato un lieve aumento ( 0,1%, pari a 2.000 unità), mentre quella maschile è diminuita (-0,1% pari a 3.000 unità). Diminuiscono nel Sud, dell’1,4%, le
forze di lavoro, contro un aumento dello 0,3% a livello nazionale. Il tasso di attività diminuisce in questa parte del Paese dello 0,8%, così come diminuisce dello 0,1% il tasso
di occupazione. Preoccupante il dato che riguarda il tasso di inattività delle donne residenti nel Mezzogiorno che è ulteriormente aumentato attestandosi al 63,4%, con un
incremento rispetto al 2006 dello 0,7%. Di Sud, ultimamente. si parla soltanto sporadicamente e solo per rimarcare il grave problema dei rifiuti in Campania.

Non entriamo nel merito delle responsabilità giudiziarie dei singoli Amministratori coinvolti in questa vicenda, perché non è il nostro il mestiere. A noi interessa solo
sottolineare le responsabilità politiche e gestionali di questa vicenda: l’emergenza rifiuti in Campania tocca trasversalmente tutte le forze politiche. Basti pensare al duro colpo che
ha subito il turismo, per non parlare del blocco delle esportazioni del prodotto per eccellenza del «Made in Italy», quale la mozzarella di bufala. Crediamo occorra un nuovo
«patto di reciprocità» tra Nord e Sud, perché la modernizzazione di un Paese passa dalla scesa in «campo» del Nord che non può permettersi di
lasciare il Mezzogiorno al proprio destino. Riteniamo che sia giunto il momento per fare un sereno ma severo esame sulle politiche di sostegno allo sviluppo del Mezzogiorno messe in atto in
questi anni. A partire dal ruolo e dalle responsabilità degli Amministratori Locali riguardo l’efficienza e l’efficacia della macchina amministrativa, la trasparenza nelle scelte, le
politiche per la sicurezza e la legalità, la scelta delle priorità per indirizzare gli investimenti pubblici: Nazionali, Regionali ed Europei.

Si tratta, a nostro avviso, quindi, di rendere più efficaci gli investimenti, avendo il coraggio di selezionare gli interventi e di scegliere le priorità. I problemi e le
soluzioni devono avere una dimensione sovra regionale. Quindi la dimensione Regionale degli interventi programmati rappresenta il primo vero problema da affrontare. Ci troviamo davanti ad una
sfida: come ottenere buoni risultati dalla nuova Programmazione dei Fondi Strutturali Europei 2007 -2013. Per quanto riguarda le forme di fiscalità compensativa nel Mezzogiorno, dobbiamo
ricordare una questione per noi imprescindibile, afferma Guglielmo Loy. Il tema fiscale riguarda anche, e soprattutto, il reddito di lavoratori dipendenti e dei pensionati che vivono e lavorano
in questa parte del Paese.

L’altro terreno su cui si gioca la partita dello sviluppo economico del Mezzogiorno è la sicurezza. Perché non c’è sviluppo senza legalità, così come non
c’è crescita senza sicurezza sociale. D’altronde i numeri sono implacabili: salgono nel mezzogiorno dell’8,7% i tentati omicidi a fronte di un aumento dello 0,1% nel centro nord e le
estorsioni del 5,9% contro una diminuzione del 53,7% del centro nord. L’usura aumenta del 3,5% mentre diminuisce al centro nord (-6,1%). Il tasso di irregolarità del lavoro, anno 2006,
nel sud si attesta al 20,5%, rispetto alla media del 9,3% del centro nord, in aumento dello 0,3% rispetto al 2005. Per settori, è nel commercio che si registra il tasso di
irregolarità più alto con il 26,2%, agricoltura con il 26%, costruzioni 22,8%, servizi e altre attività 17,1%, industria in senso stretto 13,5%.

L’illegalità si contrasta con più uomini e mezzi sul territorio, ma occorre dare voce a tutti gli attori sociali, economici e dell’associazionismo. Occorre, inoltre, definire le
priorità nella politica infrastrutturale del Paese, nell’ambito della quale mettere in primo piano oltre lo sviluppo e l’adeguamento delle reti nel Mezzogiorno, i suoi sistemi di
comunicazione e viabilità, anche le cosiddette infrastrutture immateriali ed i servizi fondamentali, quali la Sanità, un’altra emergenza da affrontare perché, al di
là degli sforzi fatti e di alcuni casi di eccellenza, le risorse nel Meridione in questi ultimi anni sono state spese molto male.

Né è dimostrazione l’eccessivo indebitamento da parte di quasi tutte le Regioni Meridionali per questa spesa. Tutti costi questi, che ricadono direttamente sulle spalle dei
cittadini e delle imprese del Sud, con l’inasprimento delle aliquote delle Addizionali Regionali IRPEF e dell’IRAP. In Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, l’Addizionale Regionale
IRPEF viene applicata con il massimo dell’aliquota (1,4%), mentre in Puglia quest’anno si è provveduto per rientrare dal deficit sanitario ad aumentare sia l’Addizionale IRPEF che le
accise per l’autotrazione.

Quando si parla di servizi fondamentali, non si può non parlare dei Servizi Pubblici Locali delle liberalizzazioni, e della qualità e quantità dei servizi erogati.
Così come non si può non parlare della delicata questione delle tariffe, in quanto non sempre ad minore efficienza ed efficacia del servizio corrispondono tariffe più
basse. Basti pensare alle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Nel 2007 ben 5 Città Meridionali (Caserta, Enna, Taranto, Caltanissetta, Siracusa), figurano in una ideale
classifica delle prime 10 Città Italiane dove questa tariffa pesa di più per sulle famiglie. Occorre combattere in questi settori sprechi ed inefficienze, anche e soprattutto
nella prospettiva dell’applicazione dell’art 119 della Costituzione con l’applicazione del «Federalismo Fiscale».

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