Il settore apistico è in crisi. «Cercasi killer»

Il settore apistico è in crisi. «Cercasi killer»

Il settore apistico provinciale, che può contare su circa 400 apicoltori (con un patrimonio stanziale in provincia di circa 10.000 alveari) di cui circa il 60% costituito da aziende
professionali o part-time, è in crisi.

Nel 2008 le produzioni di miele sono diminuite del 40-50% e le famiglie di api alla ripresa della stagione produttiva 2009 sono calate della stessa entità con punte del 60-70% nelle zone a
nord della via Emilia.

Le cause di queste produzioni così basse e di questa altissima mortalità sono da ricondursi a fenomeni ambientali e climatici avversi di estrema portata, alla recrudescenza di
malattie tipiche degli alveari e all’uso sconsiderato degli agrofarmaci.

Proprio in merito a quest’ultimo tema Mercoledì 1° aprile alle ore 14.45, presso l’Azienda Agricola Martorano 5 di Cesena (Via Calcinaro n.1920) è in programma un importante
momento di confronto tra i tecnici agricoli (delle coop. ortofrutticole, delle ditte sementiere, dei rivenditori di agrofarmaci, delle ditte che curano il verde pubblico, ecc.) e gli apicoltori
presieduto dall’Assessore all’Agricoltura della Provincia di Forlì-Cesena Gian Luca Bagnara con interventi degli esperti Claudio Porrini dell’Università di Bologna, che
tratterà le «Cause delle morie di api con particolare riferimento agli agrofarmaci» e Antonio Bassini dell’AUSL di Forlì, che illustrerà le «Competenze del
Servizio Sanitario Nazionale» in materia.

Sarà poi offerto ampio spazio al dibattito.

Occorre aggiungere che l’apicoltura forlivese e cesenate è per tradizione una delle realtà nazionali più efficienti e vitali, tanto che aziende locali, ricorrendo alla
tecnica del nomadismo, possono allevare alveari dislocandoli dalle dolomiti agli agrumeti della Calabria e della Basilicata.

Negli ultimi anni sono sorte tante nuove aziende apistiche, quelle esistenti sono state potenziate, stimolate da interventi a sostegno di un’attività, quella apistica, che oltre a produrre
per sé contribuisce con l’impollinazione ad un aumento generalizzato delle produzioni agricole locali. Basti pensare che in provincia vengono utilizzati ogni anno circa 6.000 alveari per
l’impollinazione di fruttiferi (kiwi, susino, pero e melo principalmente) e delle colture sementiere (medica, girasole, ecc.).

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