Il reverse charge si applica alla gestione dei rottami

L’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 43 del 12 maggio 2008, ha reso noto che il meccanismo di inversione contabile (reverse charge) è applicabile non solo nell’edilizia, ma anche al
settore della gestione dei rifiuti e, in particolare, alla cessione ed alla lavorazione di rottami.
Com’è noto, il regime fiscale del reverse charge ha una finalità antielusiva e prevede che il debitore dell’Iva sia il cessionario.
In questo caso, però, il reverse charge è applicabile solo se i rottami non sottoposti a successive trasformazioni mantengono la loro natura di beni non più utilizzabili
per gli scopi originari
L’Agenzia, inoltre, ha chiarito la definizione di “rottame”, specificando che che l’inversione contabile si può applicare non solo ai cascami, alla carta da macero e agli stracci, ma
anche al materiale qualificabile come rottame e derivante dalla raccolta differenziata dei rifiuti: rientra nella definizione, dunque, il cosiddetto “pronto al forno”, cioè il prodotto
che, pur essendo classificato sul piano merceologico come una materia prima secondaria, ai fini fiscali viene considerato comunque un rottame fino alla sua utilizzazione finale attraverso la
rifusione.
In merito alla tipologia di rottami ammessi al reverse charge, l’Agenzia ha precisato che sono ammessi anche i rottami ferrosi e di altre materie riciclabili come il vetro e la plastica, ma
solo se si ottengano sempre prodotti qualificabili come rottami.
In merito ai servizi connessi alla gestione dei rifiuti, infine, l’Agenzia ha ribadito che sono soggette all’Iva ridotta (10%) tutte le attività di raccolta, trasporto, recupero,
smaltimento, controllo e deposito di rifiuti urbani e speciali, comprese quelle di riciclo e di riutilizzo della spazzatura per generare materie prime secondarie o combustibili.

Agenzia delle Entrate, con circolare n. 43 del 12 maggio 2008

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