Il mercato contadino di Palermo: un'iniziativa di grande successo

Il grande successo di affluenza al primo mercato contadino organizzato dal Comune di Palermo in collaborazione con Cia, Coldiretti e Confagricoltura dimostra come la formula della vendita
diretta sia un sistema che attira i cittadini alla ricerca di cibi di qualità, genuini e tipici del territorio. Il successo dell’iniziativa è stato anche dimostrato dal fatto che
numerosi agricoltori hanno esaurito il prodotto molte ore prima dell’orario di chiusura previsto per le 14,00.

Palermo – Come accade per ogni prima esperienza non sono mancati alcuni difetti organizzativi e logistici che le tre organizzazioni sperano possano essere risolti per la seconda
edizione che si terrà fra due settimane, primo fra tutti la viabilità e un più ordinato accesso al parcheggio organizzato per l’occasione all’interno dell’Istituto
zootecnico sperimentale dove si è svolta l’iniziativa e che è rimasto praticamente inutilizzato.

Le organizzazioni agricole, vista l’esperienza, si impegnano fin d’ora affinché durante la seconda edizione venga assicurata una migliore evidenziazione dei prezzi e che nelle bancarelle
sarà proposta una più omogenea distribuzione delle produzioni: un terzo di frutta e ortaggi, un terzo di prodotti caseari e zootecnici (formaggi, salumi e carne), l’altro terzo
restante alle produzioni diverse (miele, vino, olio, dolci, prodotti da forno, ecc.).

Ci si è accorti, però, osservano Cia, Coldiretti e Confagricoltura, come il pubblico delle grandi città abbia perso il senso della stagionalità e della
territorialità: la richiesta di frutta ad esempio potrà essere soddisfatta solo quando le colture siciliane sono in produzione. Niente pere, né mele, né kiwi,
perché tipiche del Nord e Centro Italia, né banane perché come tutti sanno sono tipiche delle zone tropicali. Pure gli agrumi, prodotti tipici della Sicilia, non hanno
trovato grande spazio nel mercato contadino allestito all’Istituto zootecnico, perché ormai la produzione locale si è conclusa: i nostri agrumeti, infatti, sono già in
fiore preparandosi alla produzione del prossimo inverno.

Resta, comunque, il fatto positivo per i produttori di avere avuto l’occasione di un contatto diretto con il consumatore al quale descrivere come e dove il proprio prodotto venga realizzato e
quali elementi caratterizzanti lo rendano unico e irripetibile e non adatto, quindi, all’omologazione imposta dalla grande distribuzione.

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