Il Lambrusco reggiano ha un futuro

Reggio Emilia – Che l’Emilia Romagna, ed in particolare Reggio Emilia, fossero terra di vino con le carte in regola per noi Reggiani era ovvio e palese ma forse la stessa
ovvietà non era pienamente percepita dal resto del mondo, ebbene ieri sera al partecipato convegno organizzato da Coldiretti e dal Consorzio Agrario Provinciale, l’intervento
dell’Amministratore Delegato della GIV, Emilio Pedron ha confermato ai trecento partecipanti presenti che già dall’inizio del secolo scorso la viticoltura ha dato prestigio alla
ruralità reggiana.

Oggi i vitivinicoltori locali si trovano di fronte a contesti politicoeconomici differenti: da un lato una riforma europea del settore vino che ha inevitabilmente disatteso le aspettative della
Coldiretti e degli stessi produttori, come ha esposto Domenico Bosco, Resp. vitivinicolo di Coldiretti, svalorizzando l’alta qualità dei vini italiani confermando la pratica dello
zuccheraggio e continuando a lasciare ai Paesi del Nord Europa, senza alcuna vocazionalità, che non si possono permettere la vera qualità la possibilità di
«crearsela» modificando il vino. Ma dall’altro si trovano di fronte ad un mercato nazionale ed internazionale che, come ha commentato Pedron, si è stancato dei vini
«impegnativi», forti e corposi, e si sta velocemente avvicinando a vini più leggeri e frizzanti, duttili ma pur sempre di alta qualità per un ritorno al bere
più facile.

Mercato, territorio, produzione e normative sono elementi dunque che concorrono a creare un futuro per il nostro vino, saggio come un anziano ma frizzante come un adolescente. Ma anche la
tecnologia e l’innovazione guardano alla viticoltura, ha spiegato Luigi Baccarini della Tanesini Technolgy, tanto che impianti nuovi, efficiente e ben progettati contribuiscono ad aumentare la
qualità e a ridurre i costi di lavorazione.
L’obiettivo di dare maggiore competitività al settore attraverso una nuova riforma dell’Ocm vino è stato completamente snaturato rendendo la riforma poco coerente e poco
favorevole alle quasi 6.000 aziende vitivinicole reggiane – commenta il direttore di Coldiretti Gianfranco Drigo. Nonostante questo il Lambrusco ha comunque un futuro.
Il sistema vitivinicolo reggiano dovrà essere capace di rispondere alle mutate esigenze del mercato mantenendo alta la qualità della produzione coniugandola a scelte commerciali
lungimiranti. Siamo di fronte ad un radicale cambiamento dei modelli di consumo, commenta il direttore Drigo, e il comparto dovrà essere in grado di intercettare una domanda che sta
diventando sempre più dinamica. Da qui la necessità di valorizzare le tipicità del patrimonio viticolo reggiano e la capacità di coniugare il prodotto vino con il
valore aggiunto derivante dal forte legame con il territorio, con la cultura, con la tradizione di cui questa provincia ne è ricca.

In linea anche l’Assessore all’Agricoltura Roberta Rivi che ha concluso il convegno. È fondamentale difendere il territorio proponendo modelli di sviluppo condivisi e accorti che
prestino attenzione alle aree agricole sia come zone di produzione di qualità sia come isole di decompressione dell’urbano.

Situazione vitivinicola reggiana

? 5.950 aziende di cui 65% in pianura
35% in collina
600.000 aziende in Italia

? 8.800 ettari di vigneto a Reggio Emilia
760.000 ettari di vigneto in Italia

? 1,50 ettari superficie media aziendale provinciale

? 1.100.000 ettolitri vino prodotto nel 2007 a Reggio Emilia
40.500.000 ettolitri vino prodotti nel 2007 in Italia

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