Il capoufficio incompetente aumenta il rischio di malattie cardiache per i lavoratori

 

Roma – Avere un capoufficio incompetente aumenta il rischio di malattie cardiache per i lavoratori. E’ quanto hanno appurato i ricercatori dell’Universita’ di Stoccolma e del
Karolinska Institutet (Svezia), pubblicato sulla rivista “Occupational and environmental medicine”, che hanno monitorato per 4 anni le condizioni di salute di 3 mila impiegati maschi:
l’incompetenza del capo farebbe aumentare del 24% il rischio di ictus o infarto.

Un leader incapace, sostengono i ricercatori, aumenta lo stress. In Italia, ogni anno, si registrano circa 200mila infarti, l’80% dei casi avviene in casa e nel 50% dei casi si muore
prima di arrivare in ospedale.

Lo scompenso cardiaco provoca circa 100mila decessi e oltre 500 ricoveri giornalieri.

L’incidenza sulla spesa sanitaria e’ piuttosto elevata, considerato che spesso i pazienti sono ricoverati in strutture altamente qualificate e complesse e quindi costose.

Alcune sollecitazioni ci sembrano opportune al ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, e al ministro della Salute, Maurizio Sacconi.

Al primo ricordiamo che, spesso, nella Pubblica amministrazione i dirigenti sono di nomina partitica, cioè la tessera vale più del merito, e questo può indurre quei
problemi cardiaci di cui sopra, vista l’incompetenza dei capi che hanno il solo merito dell’appartenenza a questo o quel partito. Cosa vuol fare, il ministro, per rendere piu’
efficiente il servizio pubblico, infestato dalle tessere di partito, ed evitare collassi cardiaci?

Al secondo ministro rammentiamo che, vista l’incidenza delle malattie cardiache e il luogo dove si verificano, sarebbe opportuno avviare un programma informativo alle famiglie sulle
modalita’ di intervento primario: si salverebbero vite umane e si risparmierebbero un sacco di soldi.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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