I ragazzi di Google e l'innocenza perduta

STATI UNITI – Proprio mentre i due ex ragazzi Sergey Brin e Larry Page entrano nella classifica dei più ricchi d’America, si scatenano le voci che l’azienda di Mountainview si sia
venduta alle logiche del dio denaro, smentendo i buoni propositi che la caratterizzarono all’inizio.

IL LIBRO – E se Google, a dispetto dello slogan sposato (Don’t be evil), fosse proprio il diavolo? Se lo chiede Cory Doctorow, scrittore conosciuto nel mondo geek, membro dell’Elettronic
frontier foundation, in prima linea nella battaglie contro il copyright. Il libro si chiama Scroogled e ipotizza una partnership tra il dipartimento di sicurezza nazionale americano e la grande
G, che filtrerebbe i passeggeri alle frontiere. Succede a Greg, il protagonista fermato all’aeroporto, che per un certo periodo della vita frequenta Maya, dipendente dell’azienda di
Mountainview. E’ lei a rivelare a Greg un accordo tra il motore di ricerca e il dipartimento di sicurezza: in nome di uno scambio di convenienza il search engine consente alle istituzioni
statunitensi di sbirciare nella pubblicità vista dai propri utenti. Del resto Google controlla le email, i video, le agende, le ricerche e, secondo Doctorow, non ci sarebbe da stupirsi
se decidesse di controllare la vita degli utenti. Il potere in mano alla grande G è ormai enorme ed è stato coronato con la discussa acquisizione di DoubleClick: il primo registra
la storia degli utenti, mentre la seconda detiene un archivio di annunci complementari inerenti la pubblicità. Insieme possono sapere praticamente tutto sugli internauti.

ALTRE PROFEZIE – Quello di Cory Doctorow non è il primo libro a parlare di Google. Lo fece il giornalista hi-tech John Battelle con il libro “The Search: How Google and Its Rivals
Rewrote the Rules of Business and Transformed Our Culture”, ripercorrendo la storia del grande successo, da Stanford alla quotazione in Borsa. Poi fu il turno di ” The dark side of Google”
(parafrasando il famoso disco dei Pink Floyd “The dark side of the moon”), della comunità hacker, che denunciò l’iper potere acquisito dall’azienda, ipotizzando inquietanti
scenari di abuso. Infine il sito www.broom.org profetizzava una futura battaglia tra Google e il New York Times per il controllo dell’informazione.

PROMESSE TRADITE – Secondo i due fondatori, ora multimiliardari, è il prezzo della notorietà: naturale che ora la loro azienda sia presa di mira dai maligni, ma loro sono
sempre gli stessi idealisti. Eppure, come ricorda il Financial Times le mancate promesse all’iniziale modello di purezza sono state tante. Una delle più gravi è la collaborazione
con le istituzioni cinesi per il lancio di un motore di ricerca censurato. Poi il Financial ricorda le rassicurazioni che il management di Google diede ad Aol in merito all’infondatezza delle
voci che riguardavano l’imminente lancio di un servizio di posta targato G. Pochi giorni dopo il Ceo di Aol, Jonathan Miller, ricevette una telefonata da parte del Ceo di Goole, Eric Schmidt,
che gli annunciava felice la nascita di Gmail. Gli esempi di cambiamento sono tanti e le ragioni del business non sempre sono così attente all’etica. Del resto, come sostiene il
professor David Yoffie della Harvard Business School, lo slogan “Don’t be evil” era troppo semplicistico. Si cresce e si cambia, per necessità e per convinzione. Per il momento la grande
G è riuscita a salvarsi la reputazione, ma ora le cose potrebbero iniziare a cambiare. Il potere logora o logora chi non ce l’ha?

Emanuela Di Pasqua
21 settembre 2007

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