I Parchi Nazionali del Piemonte
25 Novembre 2008
Fisicamente il Parco si compone di cinque valli pincipali e di una catena di imponenti montagne che separano il versante piemontese
dalle valli aostane.
La vegetazione è molto varia in relazione alle diverse altitudini: si va dai boschi di larice, abete rosso e bianco fino ai
2000-2400 metri di altezza, agli arbusteti di ontano, rododendro e ginepro nelle zone di transizione tra i boschi e i pascoli alpini, alle macchie di sassifraghe, semprevive e artemisie
nelle rupi e nei depositi di detriti.
Molto ricca è la fauna, composta da popolazioni di stambecchi (v. box lato), camosci (v. box lato), marmotte, lepri alpine,
tassi, coturnici.
Di più recente istituzione (1992) è il Parco Nazionale della Val Grande tra le province di Novara e del
Verbano Cusio Ossola. La sua caratteristica è di essere l’area selvaggia più grande d’Italia e una delle più significative del mondo, nonostante sia a
due passi dal Lago Maggiore (meta molto frequentata, v.scheda) e disti meno di 100 chilometri da Milano e 150 chilometri da Torino.
Il suo paesaggio è aspro e scosceso, segnato da rocce, canyon, dirupi, boscaglie impenetrabili, la flora è composta da
ontani, tassi, faggi e da due fiori rari: l’aquilegia alpina e il tulipano alpino. Il camoscio è la specie più presente, insieme a
capriolo, volpe, tasso, donnola, riccio e aquila. L’unica parte “addomesticata” di questa valle selvaggia è costituita dalle Cave di Candoglia che hanno fornito
il marmo per la costruzione del Duomo di Milano.
Lo stambecco è l’animale simbolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Diffuso su tutto l’arco Alpino, è
sempre stata un’ambita preda di caccia, anche per la credenza popolare risalente al Medioevo che attribuiva proprietà curative al suo sangue e ad altre parti del corpo. Ai
primi dell’800 la popolazione di stambecchi del Gran Paradiso si era ridotta a meno di 100 esemplari, poi grazie alla tutela assoluta stabilita con la costituzione del Parco, gli
stambecchi hanno ripopolato le Alpi. Altro grande mammifero alpino è il camoscio, anch’esso dotato di corna, e con un curioso comportamento: durante l’inverno scava
nelle neve per raggiungere le erbe di cui si nutre, ormai secche ma ancora ricche di nutrimento.





