I cibi industriali e l’eccesso di inulina
29 Luglio 2010
Il consumo di grandi quantità di cibi industriali e la presenza di disturbi gastrointestinali potrebbero essere collegati. Sempre più aziende utilizzano per i loro prodotti
l’inulina che, se assunta in dosi rilevanti, può causare alcuni disturbi.
E’ l’ipotesi di una ricerca della dottoressa Joanne Slavin pubblicata sul “Journal of the American Dietetic Association (JAMA).
L’inulina è una fibra solubile, presente naturalmente in numerosi alimenti: frumento, cipolle, banane ed aglio. Nell’industria alimentare, tale polisaccaride trova sempre più
posto come additivo ed addensante. Secondo i ricercatori, i potenziali problemi sono dovuti alla sua struttura: diversamente da altri polisaccaridi, l’inulina arriva inalterata nel colon dove
stimola la crescita di batteri buoni e dove va in contro a fermentazione. E allora può causare effetti come gas intestinale, nausea e diarrea.
Per verificare ciò, gli studiosi hanno selezionato 26 volontari, età dai 18 ai 60 anni. Tutti loro sono stati tenuti a digiuno per una notte, dopodiché, una settimana ogni
5, hanno ricevuto una colazione speciale. Il pasto si basava su un tarallo con crema di formaggio e succo d’arancia, aggiungendo in quest’ultimo un placebo o 5-10 grammi di prodotti a base di
inulina (inulina nativa o oligofruttosio). Dopo tale mangiata, i soggetti venivano controllati, per individuare effetti negativi.
La dottoressa Slavin e colleghi hanno così notato come entrambe le varietà di inulina avevano dato luogo a disturbi gastrointestinali, specialmente flatulenza e gonfiore,
nonostante l’oligofruttosio fosse il più pericoloso.
Sulla base di tali osservazioni, gli esperti indicano dei limiti di tollerabilità: 10 grammi di inulina o 5 di oligofruttosio al giorno. Oltre tale soglia, i disturbi gastrointestinali
diventano probabili.
Tuttavia, stare nei limiti non è sempre facile. L’inulina viene usata per numerosi alimenti, dalle barrette al cioccolato alle bevande. Inoltre, tale sostanza viene chiamata in vari
modi: inulina, estratto di radice di cicoria, oligosaccaridi, oligofruttosio. È quindi possibile ritrovarsi a superare le dosi senza saperlo.
Fonte: Angela L. Bonnema, W. Kolberg, William Thomas, Joanne L. Slavin, “Gastrointestinal Tolerance of Chicory Inulin Products”, JAMA Volume 110, Issue 6, Pages 865-868 (June 2010),
doi:10.1016/j.jada.2010.03.025
Matteo Clerici
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