Globalizzazione: “La politica corregga ingiustizie e violenze”

Firenze – »Un allargamento della forbice tra ricchezza e povertà, lo shock sui prezzi, la crescita del carovita in particolare sui prodotti alimentari ed energetici, una
pesante crisi finanziaria, il disastro ambientale e l’aumento delle tensioni geopolitiche: siamo a una svolta nella globalizzazione? In realtà la globalizzazione esiste e di per
sé non è né liberista né collettivista.

Piuttosto è compito delle istituzioni riempirla di contenuti e di significati, è compito della politica creare gli strumenti adatti per correggere gli aspetti negativi che sono
emersi in questi anni». Si è concluso con un appello alla politica alta e responsabile l’intervento del presidente Claudio Martini al seminario internazionale «Dieci anni di
globalizzazione» organizzato oggi da Regione Toscana e Università degli studi di Firenze nell’aula magna dell’Ateneo, in occasione dell’incontro sul World Social Forum a Terra
Futura. Per rievocare questo intenso periodo della storia recente e indicare concreti spunti di intervento per il futuro Martini ha scelto un percorso fatto di parole emblematiche che mettono
in evidenza ciò che è accaduto in questi ultimi dieci anni di globalizzazione e come e quanto tutto ciò ha cambiato il mondo e la nostra vita.

La pace e la guerra, in primo luogo. Perché quella che l’Assemblea generale dell’Onu proclamò «Decade internazionale per la cultura della pace e della non violenza
2000-2009» ha visto nascere in realtà nuove tensioni e l’acuirsi di quelle vecchie, lo scoppio di guerre civili e conflitti globali. «Ci siamo quasi assuefatti alle
guerre» ha commentato amaramente il presidente. Ma, ha continuato, «dalla pace, dalla stabilità dipende il successo sia della globalizzazione dell’economia che di quella dei
diritti». Questo è stato un decennio in cui si è dilatato il fenomeno del fanatismo, che nasce da un deficit di dialogo. «Il fanatismo – ha affermato il presidente
citando Amos Oz – si cura solo con la diffusione della conoscenza, la pratica del dialogo e del compromesso». La globalizzazione non ha sconfitto al disoccupazione e non pochi sono i
problemi e i divari che si verificano nel mondo del lavoro e dell’impresa. Così come concentrazione di ricchezza e diffusione della povertà si fronteggiano nel mondo in modo
sempre più drammatica. «Come coniugare – si è chiesto poi Martini – la necessità di sostenere lo sviluppo e la crescita delle nostre società con l’esigenza di
contrastare i mutamenti del clima? Come produrre energia in modo sostenibile e pulito? La Toscana ha deciso si puntare sullo sviluppo sostenibile e si è impegnata a produrre entro il
2020 almeno il 50% di energia da fonti rinnovabili.» Ed altre ancora sono le «coppie» concettuali a cui il presidente ha fatto riferimento sottolineando contraddizioni e
disuguaglianze: il cibo e la salute, le migrazioni e i muri, la conoscenza e la paura, l’omologazione e l’identità, internet e individualismo, il globale e il locale. «Ci vogliono
coraggio e lungimiranza – ha concluso il presidente – per far sì che non sia la globalizzazione a dettare le sue regole, comprese quelle più selvagge, anche al Vecchio
continente»-

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