Gli italiani lavorano poco a fronte dei colleghi europei? Sì, afferma Eurostat…

Gli italiani lavorano poco a fronte dei colleghi europei? Sì, afferma Eurostat…

“Innovare, ma con saggezza” articolo su QN IL GIORNO del 14 agosto 2021

di Achille Colombo Clerici

E’ proprio vero che gli italiani lavorano poco a fronte dei colleghi europei? Sì, afferma Eurostat, mettendo a confronto le ore settimanali dei soli dipendenti full time – escludendo quindi i lavoratori part-time e i liberi professionisti – che ci pongono al 19°posto della classifica su 20 Paesi presi in rassegna (ultima la Danimarca) con 38,8 ore.

Ma, analizzando i dati, la realtà è più articolata. Poniamo a confronto le altre due grandi economie europee, Germania e Francia: nel settore produttivo gli italiani lavorano 40,4 ore alla settimana, i tedeschi 40,2 ore, i francesi 38,9. Nella pubblica amministrazione i rapporti si capovolgono: i francesi lavorano 39,3 ore alla settimana, i tedeschi 37,3, gli italiani 37,2. Senza valutare la qualità dei servizi offerti, a far precipitare la media italiana è quindi la Pubblica Amministrazione. Accusato numero uno il settore dell’educazione. Il divario appare enorme: di circa 10 ore, 29,4 contro 38,5. Più ridotto, di due ore, nella sanità e nei servizi.

Considerando che l’ossatura dell’economia nazionale è costituita dalle piccole e medie imprese sembra evidenziarsi che la maggiore applicazione   dei lavoratori derivi anche dal rapporto meno spersonalizzato tra responsabili aziendali e lavoratori, che permette di mantenere nelle relazioni interpersonali un’atmosfera nella quale ognuno si sente impegnato a dare il meglio di se stesso.

Considerazione opposta per la P.A. dove prevalgono la cultura burocratica, la deresponsabilizzazione, il rigetto della meritocrazia.  E a fronte di questa realtà c’è chi vorrebbe istituzionalizzare lo smart working!

 

Vorrei segnalare, al proposito che la macchina amministrativa in moltissimi comuni non funziona più in modo regolare, proprio a causa delle modalità di lavoro suggerite dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo (con moltissimi funzionari dei comuni che praticano lo smart working); con ciò causando lo stallo di migliaia di compravendite immobiliari e ingenti danni all’economia nazionale.

Questa situazione non consente alle parti interessate quell’ “accesso agli atti” senza il quale le stesse non possono sensatamente ottemperare agli obblighi di legge in termini di dichiarazioni in sede di rogito.

Moltissime compravendite immobiliari, già perfezionate tra le parti nei loro contenuti sostanziali, sono dunque sospese a causa della impossibilità di verificare, sulla base degli atti comunali, la legittimità degli immobili compravenduti, che pure il venditore è tenuto a dichiarare e garantire.

Una questione assai grave per la vita sociale ed economica del Paese, che apre una riflessione: smart working per i funzionari pubblici, digitalizzazione della P.A. e cyber security sono tre campi che, se non gestiti con saggezza, rischiano di formare un cocktail di situazioni micidiale, in grado di arrecare gravissimi danni al Paese, impedendo anche i benefici effetti del PNRR.

Questo piano, infatti, riconosce alla P.A. il ruolo di architrave della ripresa del Paese e della crescita economica. Abbiamo il dovere, dunque, di rendere la P.A. funzionale e attrattiva per i giovani e per i migliori talenti.

 

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