Giovani laureati all’estero: salari, produttività e nodi strutturali del sistema italiano
23 Gennaio 2026
dal Centro Studi dell’Associazione Articolo 3 – Lavoro, Fisco e Cittadinanza
23 gennaio 2026
Il differenziale salariale nel confronto europeo
Il punto di partenza dell’analisi è il divario retributivo tra i giovani laureati italiani e quelli occupati negli altri principali Paesi europei. Secondo le elaborazioni su dati OCSE e le valutazioni richiamate dal Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, nel 2022 la retribuzione lorda annua media dei laureati tra i 25 e i 34 anni si attestava in Italia intorno ai 28.000 euro, mentre in Francia raggiungeva circa 36.000 euro e in Germania circa 50.000 euro. Il differenziale con la Germania risulta quindi prossimo all’80 per cento, mentre quello con la Francia si colloca intorno al 30 per cento.
Tali scarti non possono essere ricondotti esclusivamente al diverso costo della vita o alla struttura della tassazione, ma riflettono una distanza più profonda nella capacità dei sistemi produttivi di generare e distribuire valore aggiunto.
Tabella 1 – Retribuzione lorda annua media dei laureati 25–34 anni (2022, euro)
| Paese | Retribuzione |
|---|---|
| Italia | 28.000 |
| Francia | 36.000 |
| Germania | 50.000 |
Produttività del lavoro: l’Italia nel quadro dell’Unione Europea
La dinamica salariale di lungo periodo è strettamente connessa all’andamento della produttività del lavoro. Per evitare letture apodittiche, il dato italiano deve essere collocato nel confronto europeo. Misurando la produttività come PIL per ora lavorata a parità di potere d’acquisto, e assumendo l’anno 2000 come base pari a 100, nel 2022 l’Italia registra un valore intorno a 102. Nello stesso periodo, la media dell’Unione Europea si colloca intorno a 112, mentre Francia e Germania raggiungono rispettivamente 115 e 118.
Il dato italiano non segnala una contrazione, ma una crescita estremamente debole nel lungo periodo, che produce un progressivo allontanamento dagli standard europei e limita strutturalmente la possibilità di sostenere aumenti salariali reali, in particolare per i profili ad alta qualificazione.
Tabella 2 – Produttività del lavoro, PIL per ora lavorata (PPP, indice 2000=100)
| Area/Paese | Valore 2022 |
|---|---|
| Italia | 102 |
| Media UE | 112 |
| Francia | 115 |
| Germania | 118 |
Dimensione delle imprese: un confronto strutturale
Un secondo nodo centrale riguarda la struttura dimensionale delle imprese. Anche in questo caso, il dato italiano assume pieno significato solo nel confronto con gli altri Paesi europei. In Italia oltre il 92 per cento delle imprese ha meno di dieci addetti, a fronte di una media UE intorno all’89 per cento. La quota di imprese con almeno cinquanta addetti si ferma a circa il 2 per cento, mentre in Francia e Germania si colloca rispettivamente intorno al 4 e al 5 per cento.
La minore presenza di imprese medio-grandi riduce la produttività media del sistema, poiché tali imprese mostrano livelli di valore aggiunto per addetto più elevati grazie a economie di scala e a una maggiore capacità di investimento in tecnologia, organizzazione e ricerca.
Tabella 3 – Imprese per classe dimensionale (confronto europeo)
| Area/Paese | <10 addetti | ≥50 addetti |
|---|---|---|
| Italia | 92% | 2% |
| Media UE | ~89% | ~3% |
| Francia | ~85% | ~4% |
| Germania | ~83% | ~5% |
Credito, capitale di rischio e investimenti
La crescita dimensionale delle imprese è strettamente connessa all’accesso al capitale. Nel confronto europeo, l’Italia si distingue per una limitata diffusione del capitale di rischio. Gli investimenti in venture capital si attestano intorno allo 0,1 per cento del PIL, contro una media UE di circa 0,3 per cento, con valori pari a 0,6 per cento in Francia e 0,4 per cento in Germania.
Questo divario segnala una minore propensione sistemica a finanziare innovazione e imprese ad alta intensità di conoscenza, con effetti diretti sulla capacità di creare occupazione qualificata e di sostenere livelli retributivi più elevati.
Tabella 4 – Investimenti in capitale di rischio (% PIL)
| Area/Paese | % PIL |
|---|---|
| Italia | 0,1 |
| Media UE | ~0,3 |
| Francia | 0,6 |
| Germania | 0,4 |
Distribuzione della ricchezza e scelte di investimento nel confronto europeo
Un ulteriore elemento strutturale riguarda la distribuzione e l’impiego della ricchezza, che assume pieno significato solo nel confronto con gli altri Paesi europei. In Italia circa il 60 per cento della ricchezza delle famiglie è investito in immobili, mentre circa il 35 per cento è rappresentato da attività finanziarie. Nei principali Paesi europei, invece, la quota di ricchezza immobiliare risulta sensibilmente più contenuta e quella finanziaria e produttiva più elevata.
In Francia la componente immobiliare si colloca intorno al 50 per cento, mentre in Germania scende a circa il 45 per cento, con una corrispondente maggiore incidenza delle attività finanziarie e di partecipazione produttiva. Questa differenza indica una maggiore disponibilità di capitale mobilizzabile verso investimenti innovativi e crescita d’impresa. In Italia, al contrario, l’orientamento verso la rendita immobiliare, rafforzato da un sistema fiscale e successorio che incentiva poco l’investimento produttivo, riduce le risorse disponibili per la crescita delle imprese e per la creazione di lavoro qualificato.
Tabella 5 – Composizione della ricchezza delle famiglie (confronto europeo)
| Paese | Immobili | Attività finanziarie | Altre attività |
|---|---|---|---|
| Italia | 60% | 35% | Residuale |
| Francia | ~50% | ~45% | Residuale |
| Germania | ~45% | ~50% | Residuale |
Università e ricerca nel confronto europeo

Il sistema universitario italiano continua a esprimere livelli di qualità formativa riconosciuti, ma soffre di un sottofinanziamento strutturale nel confronto europeo. La spesa per l’istruzione terziaria in Italia è pari a circa lo 0,9 per cento del PIL, contro una media UE intorno all’1,3 per cento, con valori superiori all’1,4 per cento in Germania e all’1,5 per cento in Francia.
Anche la densità di ricercatori è significativamente più bassa: circa 5 ricercatori per mille occupati in Italia, contro 9 in Germania e 10 in Francia. A questo divario quantitativo si somma una rigidità normativa che rende difficile aggiornare rapidamente i piani di studio e rafforzare l’integrazione con il sistema produttivo.
Tabella 6 – Università e ricerca: confronto UE
| Indicatore | Italia | Media UE | Francia | Germania |
|---|---|---|---|---|
| Spesa terziaria (% PIL) | 0,9 | 1,3 | 1,5 | 1,4 |
| Ricercatori per 1.000 occupati | 5 | ~8 | 10 | 9 |
Mobilità dei laureati come esito sistemico
Nel contesto delineato, la mobilità internazionale dei giovani laureati appare come un esito coerente del funzionamento complessivo del sistema. Le stime indicano che tra il 10 e il 15 per cento dei laureati italiani si trasferisce all’estero entro cinque anni dal conseguimento del titolo, con quote superiori al 20 per cento nei settori STEM. Il confronto con altri Paesi europei mostra che l’Italia registra un saldo migratorio negativo di capitale umano più marcato, soprattutto tra i profili ad alta qualificazione.
Il costo della formazione resta in larga parte a carico del sistema pubblico nazionale, mentre i benefici economici, fiscali e produttivi maturano nei Paesi di destinazione.
Tabella 7 – Laureati italiani che emigrano entro 5 anni dal titolo
| Ambito | Quota |
|---|---|
| Totale laureati | 10–15% |
| Settori STEM | >20% |
Conclusione
Il confronto sistematico con i dati europei mostra che la mobilità dei giovani laureati non è una variabile indipendente, ma l’effetto di una combinazione di fattori strutturali: produttività che cresce meno della media UE, imprese mediamente più piccole, investimenti in capitale di rischio inferiori, forte concentrazione della ricchezza in attività non produttive e sottofinanziamento del sistema universitario e della ricerca.
Affrontare il fenomeno significa intervenire su queste leve in modo coordinato, riducendo il divario con gli altri Paesi europei e creando le condizioni affinché la mobilità internazionale torni a essere una scelta e non una necessità economica.
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Fonti e riferimenti
I dati sulle retribuzioni dei giovani laureati e sui differenziali salariali internazionali derivano da elaborazioni OCSE su microdati EU-SILC e dalle valutazioni espresse dal Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nel periodo 2022–2024. Le informazioni sulla produttività del lavoro fanno riferimento ai database OCSE Productivity Statistics, in particolare all’indicatore “GDP per hour worked” espresso in parità di potere d’acquisto con base 2000=100. I dati relativi alla struttura dimensionale delle imprese sono tratti da Eurostat Structural Business Statistics e da ISTAT. Le informazioni sugli investimenti in capitale di rischio derivano da elaborazioni OCSE ed European Venture Capital Association, con valori medi riferiti al periodo 2018–2022. I dati sulla composizione della ricchezza delle famiglie fanno riferimento ai Rapporti sulla ricchezza delle famiglie della Banca d’Italia e alle statistiche Eurostat. Le informazioni su spesa per istruzione terziaria e numero di ricercatori sono tratte da OECD Education at a Glance, Eurostat e Banca d’Italia. Le stime sulla mobilità dei laureati derivano da elaborazioni ISTAT, OCSE e rapporti della Fondazione Migrantes e della Banca d’Italia sulla migrazione del capitale umano qualificato.



















