Giornata, europea, disabilità

By Redazione

Venezia, 5 Dicembre 2007 – «Non più e non solo dichiarare i diritti delle persone con disabilità ma esigerli; non più e non solo superamento delle barriere
architettoniche ma innanzitutto di quelle culturali»: questa la sintesi della posizione di Stefano Valdegamberi, Assessore regionale alle politiche sociali, in occasione della Giornata
Europea della Disabilità che si tiene oggi e che lo vede a Bruxelles per partecipare alle iniziative europee in corso al Parlamento Europeo.

«L’impegno dei governi, a qualsiasi livello – afferma l’Assessore veneto – è di rendere esigibili tali diritti, creando le condizioni culturali e sociali per costruire pari
opportunità. Vale a dire che le politiche per le persone con disabilità devono essere pensate e realizzate all’interno delle politiche generali, rivolte a tutti i cittadini,
creando le condizioni di parità e di risposta alle esigenze specifiche delle persone con disabilità. Ad esempio nella costruzione degli edifici non si deve più parlare di
eliminazione delle barriere architettoniche; ma è necessario progettare e realizzare edifici accessibili a tutti, anche alle persone che temporaneamente o stabilmente si trovano nella
condizione di disabilità. Le prime barriere che portano all’esclusione sociale e alla discriminazione – aggiunge – sono innanzitutto le barriere culturali. Ne consegue allora che
l’integrazione sociale si realizza attraverso interventi finalizzati a eliminare la discriminazione sociale, a incentivare le azioni positive, favorendo in tutti i modi la partecipazione attiva
delle persone ai processi e ai percorsi di cui loro stessi sono i primi destinatari».

La giornata europea della disabilità non può fare a meno di richiamare, secondo Valdegamberi, l’evento maggiormente significativo dell’anno 2007: l’approvazione della Convenzione
Internazione per i diritti delle persone con disabilità, avvenuta a conclusione di un lungo lavoro pluriennale, effettuato nel comitato dai rappresentanti di 192 Nazioni, di Organismi
Internazionali e di Organizzazioni Non Governative (ONG). La Convenzione, secondo l’OMS, interessa circa 650 milioni di persone con disabilità nel mondo, e tenderanno ad aumentare per il
progressivo aumento dell’invecchiamento demografico. Essa tocca tutti gli aspetti connessi alla tutela e promozione delle libertà, della dignità e dei diritti: il diritto alla
vita e all’integrità della persona; all’istruzione; al lavoro; all’accesso ai servizi ma anche alla cultura ed al tempo libero; alla protezione da ogni forma di tortura, violenza e
maltrattamento; alla rappresentanza legale, contro ogni forma di discriminazione basata sulla disabilità e la promozione di pari opportunità.

«Nei Paesi più industrializzati – rileva l’esponente del governo regionale – il progresso medico, scientifico e tecnologico non è riuscito a ridurre sufficientemente e
significativamente l’incidenza delle condizioni di disabilità tra le popolazioni ed, anzi, per alcune tipologie si è assistito ad un incremento. In molti paesi essere disabili
significa essere esposti a rischio di esclusione sociale, rifiuto, violazione manifesta dei loro diritti, misconoscimento o addirittura assenza di essi. In occasione del Congresso Europeo sulla
disabilità riunito a Madrid nel 2002, è stato riaffermato e sottolineato che «La disabilità è una questione che riguarda i diritti umani» e che le
persone con disabilità hanno gli stessi diritti di tutti i cittadini: diritti umani, civili, sociali, politici ed economici riconosciuti dalle Convenzioni internazionali, dal Trattato
dell’Unione Europea, dalla Costituzione. Su questa strada – conclude – bisogna proseguire dai livelli più decentrati a quelli nazionali a quelli europei».

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