Gerardo Cesari: tradurre il territorio in maniera globale

 

«Una vera e propria giornata esperienziale – come ha commentato il presidente Franco Cesari – capace di far scoprire cosa c’è dietro una bottiglia
d’Amarone. Tanta pazienza, cura e passaggi produttivi unici, in cui fondamentale è la componente manuale, a partire dalla raccolta rigorosamente selezionata dei
grappoli».

A conferma la degustazione di due veri e propri cavalli di razza dell’azienda

Dalla vigna alla bottiglia, un solo obiettivo: tradurre il territorio in maniera globale. E sabato 11 ottobre l’Amarone Cesari ha scoperto le sue carte, confermandosi come un vero
vino di territorio e non di metodo, che nasce e si arricchisce delle potenzialità naturali che solo la Valpolicella può conferire e dalla sapienza di un’azienda che
da sempre ha legato il suo nome a questo grande vino veronese. E’ del 1971 infatti la prima vendemmia di Amarone targato Cesari, tre anni dopo la creazione del disciplinare. A
conferma la degustazione di due veri e propri cavalli di razza dell’azienda: il pluripremiato Amarone Bosan 2001, che recentemente ha conquistato a Mundus Vini, oltre il Grande
oro, il premio della Giuria come Miglior rosso d’Europa, e l’Amarone della Valpolicella Classico targato 1990, prodotto esclusivo, in tiratura limitata di 2.000 bottiglie.

In uno splendido sabato di ottobre, riscaldato dal sole, il vigneto Il Bosco, uno dei cru aziendali, ha aperto le proprie porte a un nutrito gruppo di giornalisti chiamati per un giorno
a lasciare la propria penna e armarsi di forbici e guanti per trasformarsi in vendemmiatori. Una vera e propria «giornata esperienziale – come ha commentato il presidente
Franco Cesari – capace di far scoprire cosa c’è dietro una bottiglia d’Amarone. Tanta pazienza, cura e passaggi produttivi unici, in cui fondamentale è la
componente manuale, a partire dalla raccolta rigorosamente selezionata dei grappoli»
. Il frutto della giornata, diventerà un vino e i giornalisti verranno di anno in
anno informati sull’evoluzione della loro bottiglia, finché non sarà pronta per essere stappata.

Il vigneto Il Bosco, a sud est di Castelrotto, nel comune di San Pietro in Cariano, si estende per 5 ettari su una collina che domina l’anfiteatro naturale della Valpolicella
Classica e da cui si possono ammirare i comuni che fanno grande l’Amarone: Marano, Fumane, Negrar, Sant’Ambrogio e San Pietro in Cariano, appunto. Filari di Corvina e Rondinella,
allevati a pergola semplice, 3.300 ceppi/ettaro e vigne di 20 anni di età. E’ qui che si manifesta il primo valore del territorio e delle sue uve, le uniche in grado di
realizzare quell’appassimento, che è si «metodo» ma che solo con queste uve può condurre all’Amarone. «La ricetta per noi vincente
è il mix Corvina 80% e Rondinella 20%
– ha spiegato ai neovendemmiatori l’enologo di Casa Cesari Luigi Biemmi – ma stiamo valutando l’inserimento anche di
alcuni autoctoni storici come l’Oseleta».

Adagiate in cassette di circa 5 kg l’una, le uve sane vengono trasferite alla cantina di appassimento di San Floriano, dove è proseguita la visita. Le uve restano a riposo,
tenute costantemente sotto controllo in termini di ventilazione e giusto grado di umidità fino a dicembre-gennaio, quando si procede alla pigiatura. E anche qui
l’attenzione deve essere massima, perché ci si trova a lavorare in condizioni climatiche fredde, che possono causare arresti nella fermentazione. Ancora una volta il
territorio è protagonista: «Dopo aver fatto diverse sperimentazioni – ha specificato ancora Biemmi – utilizziamo lieviti selezionati anche di ceppi
indigeni».

Ultima tappa la cantina di Cavaion Veronese, dove si realizza l’affinamento in legno ed il riposo in bottiglia, che beneficia delle particolari condizioni naturali date dalla
presenza di una falda acquifera che consente il rinfresco naturale degli ambienti. «La cantina è del 1997 – ha specificato il responsabile marketing
dell’azienda, Cristoforo Materossi – in questi dieci anni molte cose sono cambiate, oggi la produttività è cresciuta, ad esempio per quanto riguarda solo
l’Amarone, suddiviso in Il Bosco, Bosan e Amarone Classico, è pari a oltre 300.000 bottiglie. Recentemente abbiamo acquistato del terreno a Fumane e presto sorgerà
una nuova cantina»
. Un progetto che darà nuovo slancio alla Gerardo Cesari, confermandola come un progetto in continua evoluzione sin dalla sua fondazione.

Il momento del pranzo ha visto protagonisti, in abbinamento con i piatti dell’artista del Gabriele Ferron de La Pila Vecia, i campioni della Gerardo Cesari, offrendo al naso e al
palato il risultato tangibile delle lavorazioni presentate durante la mattinata.

In degustazione: Lugana Cento Filari 2007, Ripasso Bosan 2005, Amarone Bosan 2001, Amarone della Valpolicella Classico 1990, Recioto della Valpolicella Classico 2006.

A Paolo Grigolli, enologo e consulente della Gerardo Cesari, il compito di descrivere le sfumature che un Amarone può raggiungere nella sua lunga vita: se il Bosan 2001 si
contraddistingue per la grande freschezza, estranea a un uso eccessivo dei legni, lasciando sempre in primo piano il frutto, un Amarone con 18-20 anni alle spalle lascia emergere
profumi di confettura, frutta passita, prugna e marasca che evolvono verso lo speziato. Signorile, armonico, privo di durezze, persistente, un vino «sicuramente da
meditazione»
ha concluso Grigolli.

 

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