Festival dell’Appennino e intervista a Piero Castelli, Maestro liutaio di Montemonaco

Festival dell’Appennino e intervista a Piero Castelli, Maestro liutaio di Montemonaco

VLUU L100, M100  / Samsung L100, M100 VLUU L100, M100  / Samsung L100, M100FESTIVAL DELL’APPENNINO: LE MAGIE DELL’ACCADEMIA DEI FOLLI

Qui l’incontro tra territorio, musica ed altre eccellenze come l’enogastronomia si ritrovano nel progetto “Aspettando il Festival dell’Appennino” realizzato nel quadro del più vasto programma “ Piceno Sense of Place” finanziato dal Gal Piceno attraverso il Bando per la promozione territoriale delle aree interne, nei segmenti del turismo culturale, storico, ambientale ed enogastronomico, e a sua volta elaborato da tre importanti realtà culturali: il Consorzio Elabora, l’associazione Appennino Up e il Consorzio Sorgenti Comuni per promuovere turisticamente le aree interne della provincia di Ascoli Piceno evidenziandone il profilo storico-culturale, ambientale ed enogastronomico, proponendo esperienze da vivere che rivelano la concezione di turismo consapevole, opposto alla facile esperienza di massa, nel permettere di condividere emozioni, odori, sapori con chi esprime la capacità estetica.
E qui si caratterizza la vocazione della regione Marche di offrire, in una poliedricità inimmaginabile, agli amanti della musica, il come e perché nasce uno strumento musicale, un prezioso valore aggiunto al gusto musicale.
L’obiettivo prioritario è quello di dare voce al territorio attraverso la valorizzazione delle sue peculiarità, secondo un percorso il cui punto fermo è l’experience per cui il turista – che oggi non cerca più solo “destinazioni” bensì “esperienze” – è interessato ad una condivisione di emozioni e fa della vacanza l’occasione per lo sviluppo di una identità di tipo valoriale per il soddisfacimento di specifici interessi, passioni ed anche per la costruzione di nuove relazioni sociali.
Realizzato dall’Associazione Appennino Up, il progetto viene caratterizzato dal format del  Festival dell’Appennino,  che si esplicita nelle magie dell’Accademia dei Folli formata da un gruppo di artisti che si esibiscono insieme per creare suggestioni di carattere musicale ed artistico e realizzare una promozione del territorio diretta ad opinion leader che hanno vissuto l’esperienza di due giornate tra escursioni e spettacoli nel nostro territorio montano.
In quest’ottica è risultato  importante l’educational tour che ha ospitato 20 giornalisti di note testate ed alcuni dei migliori operatori turistici a Montemonaco.
Nei giorni di  sabato e domenica con ampia partecipazione di pubblico alle escursioni e ad assistere agli spettacoli previsti, e con la possibilità di  estendere la conoscenza dell’entroterra ascolano tra il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, con escursioni naturalistiche e corollario di visite di borghi storici, convegni, concerti di musica popolare, spettacoli teatrali, proiezioni, mostre, rievocazioni di miti e leggende, degustazioni.
La prima è stata “il legno si fa Musica”, una passeggiata escursionistica con accompagnamento di musica e un incontro che si è sviluppato nei locali dell’ex Chiesa di San Biagio, sede oggi del Museo Sistino, dove è stata allestita una mostra di strumenti musicali con pezzi forniti da Pierfilippo Melchiorre e Piero Castelli.  Il liutaio ascolano Castelli, uno degli ultimi artigiani di questa arte, ha illustrato con dimostrazioni pratiche come da due pezzi di legno, un acero e un abete, si costruisce un violino, conducendo con maestria i presenti attraverso i segreti di un’arte antica.  L’architetto Melchiorre ha parlato della musica popolare e dei suoi strumenti mentre un concerto d’archi ha chiuso l’evento. La prima giornata dal titolo “Il legno si fa Musica” ha avuto inizio alle ore 9:00 con il ritrovo presso la Chiesa di San Lorenzo di Vallegrascia dalla quale ci si è quindi diretti alla volta di Altino per poi giungere a Montemonaco per pranzare al Punto Ristoro organizzato dalla Pro Loco.
Durante l’escursione sono avvenuti reading e momenti musicali nel bosco, seguendo il leit motiv proprio del motto “Il legno si fa musica”, con un trekking che si è snodato attraverso i boschi conducendo dalla chiesa di San Lorenzo di Vallegrascia (la cui fondazione risale alla seconda meta del XII secolo) all’abitato di Altino a quota 1045 metri, per poi giungere a Montemonaco attraverso una sosta nella chiesa di Santa Maria in Casalicchio (che fin dal Quattrocento è famosa per essere il luogo della riappacificazione).

Il visitatore ha ricevuto l’essenza più pura del territorio e del paesaggio che consente di immergersi nelle peculiarità di questo lembo di Marche, facendo conoscenza con alcune “presenze” significative, come gli aceri, alberi il cui legno è ideale per costruire strumenti musicali. Da qui si giunge direttamente nella vicina Ascoli Piceno, la città della Quintana che è anche patria di grandi liutai. Una tradizione quella ascolana che è continuativa dal Settecento e, se Cremona e Brescia sono la patria dei liutai con centinaia di maestri in attività, in Ascoli l’arte del costruire dal legno strumenti a corde trova nell’habitat naturale il principale alleato, oltre che – ovviamente – nel gusto per il bello (come la musica), nell’abilità manuale (quella dei maestri) e nella passione per l’arte in genere.

Nel pomeriggio si è potuto assistere ad una mostra di strumenti musicali a cura di Pierfilippo Melchiorre e Piero Castelli, sotto le volte del Museo Sistino nell’ex chiesa di San Biagio, tra vari strumenti musicali si è presentata la nobile arte del liutaio che deve ottemperare alle leggi dell’acustica per realizzare strumenti dal suono melodioso. L’experience parte dunque proprio da Montemonaco – con Carlo Lanciotti, direttore artistico di “Aspettando il Festival dell’Appennino”, quale deus ex machina della proposta – e con il locale Museo Sistino (che accoglie le più belle antiche testimonianze artistiche del territorio) scelto come location ideale per portare esperti a sviscerarne ogni aspetto: Piero Castelli, liutaio con grande tradizione nella città di Ascoli; l’architetto Pierfilippo Melchiorre grande esperto della tradizione musicale popolare delle Marche, il fisico Emidio Dellabarba; Piergiorgio Del Nunzio pianista, compositore, direttore di coro e d’orchestra, esperto di voci e vocalità; e dulcis in fundo il Quartetto Castelli composto da Matteo Maria Mariani al violino, Stefano Corradetti alla viola, Manuela Tarantelli al violoncello, Flavia Civico al violino. Per dirla in breve: i boschi sono il luogo dove nascono gli alberi che servono a produrre strumenti musicali nei laboratori artigiani del territorio che forniscono strumenti da sogno a valenti musicisti.     La straordinaria esperienza si sostanzia e diventa una, dove ogni tessera compone un mosaico di grande impatto, con la  liuteria che rivela l’ingegno dell’uomo che costruisce strumenti come i violini: succede ad Ascoli Piceno, dove gli strumenti prendono forma e voce con il legno d’acero che arriva anche dai boschi di Montemonaco.
Un qualcosa che ha del miracoloso, scoprendo come si costruiscono gli strumenti musicali e come arrivano ad avere quel suono melodioso che tutti conosciamo attraverso un incontro-conferenza dal titolo “Per costruire un violino ci vuole il Fisico?” con il liutaio Piero Castelli ed il fisico Emidio Bellabarba. Con grande passione Pierfilippo Melchiorre (che svolge attività di ricerca sulle tradizioni popolari picene, strumenti musicali della tradizione e liuteria popolare) ricorda che il legno è connaturato con la musica: il pollone di castagno scorticato e inciso ad un’estremità diventa flauto armonico effimero, oppure un ramo di sambuco privato del midollo. Fino a Guido d’Arezzo la musica si trasmetteva oralmente, i saltarelli e la tarantella variavano da un luogo all’altro, e nel mondo rurale il musicista era venerato come uno sciamano . Alle 18:00 la musica dei due autori, dalla chiesa di San Lorenzo di Vallegrascia  ha allietato con il “Quartetto Castelli” in un variegato concerto d’archi su musiche di Bach, Mozart e Paganini.
L’istituzione del Parco è stata una benedizione che se da una parte ha consentito di salvaguardare un patrimonio di estremo interesse naturalistico, dall’altra ha offerto ad un turismo “altro”, che sa valorizzare le esperienze e non il mordi e fuggi, un territorio incontaminato e che non aspetta altro che di essere scoperto.
Il Parco dei Sibillini e quello del Gran Sasso Monti della Laga  posto sotto lo sguardo vigile del Monte Raggiunta Montemonaco, agglomerato medievale a circa mille metri di altezza, che degrada in direzione della vallata della frazione Foce, da dove sale il sentiero che conduce a Pian della Gardosa e al Lago di Pilato, e sulla strada che con molti tracciati obliqui sale al Monte della Sibilla.
Poco oltre, continuando verso Montefortino e il Santuario della Madonna dell’Ambro, una deviazione sulla sinistra conduce su strada sterrata fino al Rifugio Sibilla (il parco ha fortuitamente bloccato un “ecomostruosa” costruzione di strade per giungere alla vetta ) da dove parte il sentiero che giunge alla vetta della montagna e alla mitica grotta della fata che come la SIBILLA cumana conosceva i destini del mondo e a cui chiedevano di rivelarli.
La grotta è stata distrutta secoli addietro anche per arrestare la processione di gente diretta incessantemente all’antro della maga considerata profanatrice profano dalla Chiesa.
La domenica mattina, ultimo giorno del tour, molti appassionati si sono dati appuntamento al Rifugio Sibilla per raggiungere la cima della montagna. Al rientro, nel pomeriggio lo spettacolo teatrale “Il Guerrin Meschino” di e con Marco Renzi di Eventi Culturali ha chiuso la manifestazione.
Rifratto dall’opera quattrocentesca del trovatore Andrea da Barberino, il testo catapulta il pubblico nel fiabesco mondo cavalleresco, narrando del Meschino che, dopo mille traversie, giunge nell’antro della Sibilla Appenninica, di cui oggi è visibile solo l’ingresso a 2000 m di quota, mentre sperando di avere notizie dei suoi genitori, il protagonista resiste per un anno alle tentazioni lussuriose della Fata Alcina nel suo regno sotterraneo.  resistendo alle tentazioni dopo un’escursione sugli antichi sentieri dei Monti Sibillini, “Camminando per gli antichi sentieri della Sibilla”, destinazione  il Rifugio Sibilla di Montemonaco con all’inizio dell’escursione sul rilievo montuoso dei monti Sibillini.

Per un approfondimento sull’argomento si può consultare i siti Internet
www.picenosenseofplace.it
www.sibillini.net

LiutiINTERVISTA A PIERO CASTELLI IL MAESTRO LIUTAIO DI MONTEMONACO
La liuteria ascolana vanta una tradizione che risale al ‘700 (Ascoli è stata capitale mondiale della liuteria dal 1955 al 1967) grazie alla presenza dell’acero e dell’abete rosso nelle microaree boschive di Montemonaco, essenze particolarmente idonee. Il liutaio Piero Castelli  illustra ai convenuti nel salone le fasi di realizzazione di un violino: i ciocchi di abete (destinati al piano armonico) e di acero, stagionati per anni, sono divisi in spicchi e tagliati a listelli e le fasce, rese flessibili nell’acqua, sagomate su forme di rame e assemblate tutte le parti, mentre lo strumento viene verniciato con resine naturali e gommalacca nella colorazione tipica di ciascun liutaio, poi essiccato e lucidato con alcool. I violini della storica bottega Castelli sono caratterizzati dalla laccatura rosso-giallo o rosso-bruno ottenuta col sangue di drago.
Piero Castelli, classe 1956, fin dall’età di 16 anni ha cominciato a lavorare nella bottega del padre Cesare, in via Lungo Tronto, e oggi che il genitore-maestro non c’è più, è lui a portare avanti l’arte della liuteria che si tramanda in famiglia. Le sue mani forgiano il legno seguendo modelli personalizzati per i quali utilizza esclusivamente legni delle montagne marchigiane e laziali. I violini – solo tre all’anno – che escono dal laboratorio sono una meraviglia. “La stagionatura del legno dura diversi anni – ci spiega Piero – il ciocco di legno viene diviso a spicchi come un’arancia, poi viene tagliato e aperto a libretto”. Sono i primi passi per costruire un violino, con ogni operazione compiuta rigorosamente a mano. Vederlo al lavoro è uno spettacolo: con il legno di abete rosso si realizza il piano armonico, mentre con l’acero le fasce, il fondo e il riccio che contraddistingue il violino alla fine del manico. Solo per preparare la cassa armonica servono una ventina di giorni. “Con questo mestiere non ci si arricchisce…” chiosa Piero Castelli.
Un’altra parte importante operazione è la verniciatura e la levigatura con resine naturali, mentre il segreto è “l’anima”, cioè un cilindretto in abete che viene posizionato a contrasto all’interno della cassa armonica per dare equilibrio alla “sonorità” dello strumento, inserito attraverso una delle due F tagliate nella parte superiore.
Vedere come si costruisce un violino piuttosto che una viola o un violoncello, significa scoprire quanta passione e quanta sapienza servono, per far diventare un sogno la musica soave che si sprigiona dagli strumenti ultimati, come fa il Quartello Castelli che dà voce agli strumenti realizzati proprio dalla famiglia Castelli.
E se l’esibizione avviene nel Museo Sistino di Montemonaco, ecco che Mozart, Bach o Paganini diventano sublimi più che mai… “Il violino è diventato il re degli strumenti nel periodo barocco, l’orchestra ad archi è una delle formazioni fondamentali” annota il maestro Piergiorgio Del Nunzio. Il violino è uno strumento nobilissimo che si ritrova peraltro nella tradizione musicale popolare delle Marche: “La musica di tradizione del Piceno, in quanto terra di confine, ha delle caratteristiche ben specifiche che la distinguono dalla musica popolare del resto delle Marche sia per quanto riguarda il repertorio sia per lo strumentario musicale utilizzato per l’esecuzione – sottolinea Pierfilippo Melchiorre – la presenza di molti liutai ‘colti’ di estrazione contadina e di liutai popolari, ha favorito l’uso di cordofoni tra cui un bassetto a tre corde chiamato ‘rebbecò’ (da ribeca) che ha funzioni di basso quasi sempre presente nelle orchestrine popolari locali”.
Finché l’introduzione dell’organetto non ha sostituito  la necessità dello strumentario musicale popolare utilizzato sia per accompagnare il ballo sia il vasto repertorio cantato. E’ la storia che si intreccia alla quotidianità e che fa scoprire il turista curioso una sorta di novello “Guerrin Meschino”, il cavaliere errante che soggiornò nell’antro della Sibilla per un anno intero, ma che a differenza del protagonista dell’opera di Andrea da Barberino è pronto a cedere a tutte le tentazioni di questo ameno angolo di Marche.

Andrea Novarino
Newsfood.com
Andrea Novarino
per Newsfood.com

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