Federalismo fiscale, Veltroni: Al Senato un’astensione responsabile

 

La riforma del federalismo fiscale è ormai una necessità. Ma deve essere una riforma condivisa e giusta. Il PD si dichiara disponibile al dialogo per risolvere gli ultimi
nodi per la sua realizzazione. Per Walter Veltroni esistono tre condizioni “di contorno” per poter votare il federalismo. La prima, concerne “le risorse, quanto costa
questa riforma. Il Ministero non ha ancora detto nulla sulle cifre, e così è solo un contentino. In secondo luogo noi diciamo no al federalismo senza una Camera delle
Regioni, e in terzo luogo chiediamo una Carta delle autonomie locali”.

“Ora – ha continuato Veltroni – toccherà al gruppo del PD al Senato decidere come votare”. Questo a seguito dell’astensione in sede di commissione dei senatori
democratici, motivato, per voce di Anna Finocchiaro, “dalla disponibilità che abbiamo trovato da parte della maggioranza ad accogliere alcune nostre istanze. Ma adesso, ci
sono questioni aperte su cui attendiamo risposte. E non sono solo la Camera delle regioni o la Carta delle autonomie locali”.

Il capogruppo del PD ha ribadito che la maggioranza deve dare chiarimenti sulla “qualità dei diritti assicurati ai cittadini, che deve essere la stessa su tutto il
territorio nazionale dalle Alpi alla Sicilia”. E necessario sapere quale sarà il ruolo dei “Comuni, i loro poteri, le loro funzioni. Quindi conoscere quali saranno le
strategie per la restituzione dell’Ici che ha impoverito molto i municipi italiani con effetti sulla vita dei cittadini”. Infine, ha chiosato la Finocchiaro “vogliamo che la commissione
bicamerale che controllerà i decreti legislativi emanati dal governo abbia poteri di controllo ma anche di contrasto”.

Intervenuto in Aula per la replica del Governo, il ministro Tremonti non ha saputo dare risposte. Per il responsabile del dicastero di Via XX Settembre non si possono quantificare le
cifre della riforma. “Le variabili che devono essere conteggiate per formulare il calcolo sono un numero elevatissimo”.

Una riforma, quella federalista, che si trova davanti la crisi economica:”Nell’attuazione federalismo terremo conto di questo vincolo esterno, ovvero il contesto di crisi. L’obiettivo
del governo è che il federalismo non costituisca un fattore di intensificazione e prolungamento della crisi”. Quel che è certo è che l’incertezza regna sovrana.
“Siamo in terra incognita, dentro una crisi senza precedenti nella storia recente. E’ una novità assoluta e noi facciamo tutto il possibile per affrontarla” assicura il ministro.

Le parole di Tremonti, non hanno convincono il Partito Democratico. “Ad oggi ci sono solo chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere poiché non c’è una sola cifra sul tavolo”
ha rincarato la dose il sindaco di Venezia Massimo Cacciari.

“Le parole di Tremonti, oggi, non hanno risposto alle nostre preoccupazioni” ha ribadito Anna Finocchiaro. “Stamattina il ministro dell’Economia – ha continuato il presidente PD
al Senato – la cui presenza e collaborazione rispetto a questo provvedimento chiedevamo ormai da tempo, è venuto a rispondere alla questione centrale che abbiamo posto per
misurare il nostro atteggiamento nei confronti del federalismo fiscale: quanto costa al paese, qual è l’impatto finanziario di un provvedimento strutturale di questo genere tra
l’altro in un momento di grave crisi economica e finanziaria del Paese?

La risposta – ha continuato Anna Finocchiaro – è stata che il costo non è calcolabile adesso, sulla base della legge delega, ma si calcolerà di volta in
volta, mano a mano che il governo emanerà i decreti delegati. Questo pone un’altra grande questione: quali saranno i poteri di controllo e di correzione della commissione
bicamerale sui decreti delegati? Questa è un’altra questione che è rimasta insoluta anche nelle dichiarazioni del ministro Calderoli di oggi. Il rappresentate del Popolo
delle Libertà ha detto che votare per questo provvedimento senza conoscerne i costi, che certo è una circostanza molto importante da approfondire, è un atto di
fiducia.

Noi invece vogliamo andare con i piedi di piombo perché si tratterebbe un atto di fiducia che comunque coinvolgerebbe migliaia e migliaia di Comuni e soprattutto quei livelli
essenziali delle prestazioni nei confronti dei cittadini, che dovrebbero costituire il vantaggio e il valore aggiunto del federalismo fiscale. Un’Italia ad una velocità, con
diritti uguali assicurati in tutto il paese sono per noi il primo dei risultati che il federalismo fiscale dovrebbe raggiungere. Non è così e se i costi sono incompatibili
con questa assicurazione, io non so dove prendere gli ulteriori elementi di valutazione e di approfondimento di questo provvedimento. Insomma, dare credito all’atto di fiducia del
Popolo delle Libertà oggi significa in sostanza non avere nessun numero, nessun dato, nessuna valutazione di impatto sui costi di questo provvedimento.

Noi siamo persone serie, abbiamo seguito questo percorso legislativo con molta serietà, mettendo a disposizione la nostra cospicua e interessante produzione di proposte.
L’abbiamo fatto ottenendo dei risultati in commissione, ma abbiamo posto alcune questioni sulle quali valuteremo il nostro comportamento. Vediamo adesso il dibattito e i voti in aula
cosa ci consegneranno, quale sarà la fisionomia finale di questo federalismo fiscale. Certo, devo dire che questa prima giornata con l’elusione, da parte del ministro Tremonti,
del tema che riguarda la commissione parlamentare sui decreti legislativi e i suoi poteri, con questo rinvio ai decreti legislativi per valutare l’impatto economico e finanziario della
riforma, cioè i suoi costi, ci tengono in gravissima preoccupazione”.

Nel pomeriggio di oggi il Partito Democratico decide di astenersi dal voto al Senato sul federalismo. Il segratario Walter Veltroni parla di “decisione giusta, di una forza che ha la
responsabilita’ di affrontare
le grandi sfide e la forza di aver cambiato il testo base, perche’sono passate molte nostre proposte sul federalismo” Il leader PD precisa però che non si tratta di
un’astensionismo a priori e che questa posizione vale “solo per la prima lettura, perche’ molte cose ci lasciano insoddisfatti del testo, a cominciare dall’assenza di una copertura
finanziaria”. le prossime posizioni del PD in merito dipenderanno dalle scelte operate dalla maggioranza. Veltroni si aspetta in primo luogo il chiarimanto della “questione dei conti” e
aggiunge: “La maggioranza deve sapere che il banco di prova sono queste questioni, alle quali bisogna aggiungere la carta delle autonomie”

A.Dra

 

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