Nutrimento & nutriMENTE

Farina Neccio DOP: volano consumi e domanda

By Redazione

Vola la domanda ed i consumi di farina di neccio Dop della Garfagnana, nonostante la stagione di raccolta, iniziata i primi del mese in tutta la Garfagnana, non stia dando i frutti sperati
(-40% di castagne come nel resto d’Italia) a causa ancora una volta delle anomalie del clima (scarse piogge in agosto e generale scarsità d’acqua), l’associazione Castanicoltori e
Coldiretti Lucca registrano un incremento notevole della richiesta da parte del mercato di farina di neccio marchiata Dop e dei prodotti derivati come biscotti, marmellate, liquore, grappa,
birra, merendine per bambini e per i celiaci.

La farina Dop della Garfagnana, l’unica riconosciuta a livello europeo (l’altra in attesa del riconoscimento da parte dell’Ue è quella della Lunigiana), piace così tanto che non
basterà per tutti. Mercato di riferimento: piccola e grande distribuzione della lucchiesia, toscana e del nord Italia. “La richiesta è cresciuta del 50% – spiega il Presidente
dell’Associazione che raduna una trentina di piccoli produttori, Ivo Poli – e quella che stiamo producendo non basterà. Contiamo di produrne circa 100 quintali – sottolinea – ma a
differenza della passata annata occorreranno 400 chilogrammi per produrne un quintale contro i 350 che solitamente occorrevano. Le castagne sono poche e più saporite, e c’è
un’alta percentuale di prodotto non buono che va scartata. La differenza, quei 50 chilogrammi, è data dagli scarti. Si faticherà di più”. Varrà, come nel caso del
vino, il detto “meno ma più buono” ma non ci saranno, e su questo i consumatori possono tirare un sospiro di sollievo, aumenti dei prezzi, malgrado gli attacchi dalla Cina (è il
maggior produttore mondiale di castagne ed importatore con 150 mila chili nel 2006) “un chilo di farina Dop costerà tra i 9 euro, massimo 10 perché questa è la nostra linea
– sottolinea Poli. Noi cerchiamo la qualità e non la quantità ed è per questo che non siamo preoccupati dalla resa dei castagneti. Ciò nonostante auspichiamo
l’ingresso di nuovi associati così da poter aumentare la nostra produzione. Il lavoro non manca”.

Il mercato dei prodotti a base di neccio Dop (farina e derivati) è in crescita costante, ma di contro, è in caduta libera quello del fresco; un mercato che ha caratterizzato per
decenni la Garfagnana e la lucchesia. “Il mercato del fresco, delle castagne non lavorate – prosegue il Presidente dell’Associazione Castanicoltori – è scomparso. Cina, Turchia e altre
nazioni importano castagne, soprattutto in Francia, il nostro ex mercato di riferimento, a prezzi ridicoli. Non vale più la pena e quindi, anche in Garfagnana è stato abbandonato.
Dalla nostra parte abbiamo tradizione e storia (oltre ad una disciplinare molto rigida che le preserva), e la qualità unica di un prodotto che trasformato in farina diventa il nostro
oro. Peccato per quel 70% di castagneti abbandonati che tradotto significa quasi 2 mila ettari sui 3mila censiti. Ci sarebbe lavoro e reddito per tutti”. Da anni la Coldiretti sta lavorando al
fianco dell’associazione indirizzandola verso quel percorso di tracciabilità e promozione che ne hanno fatto uno dei prodotti più conosciuti in Italia. “Crediamo molto
nell’attività dell’Associazione che sta realizzando molte delle mission che stiamo affermando da anni: dall’importanza dell’affermazione dei prodotti locali alla tracciabilità,
passando per l’ accorciamento della filiera, alla vendita nelle mense di scuole e comunità come nel caso delle merendine. C’è e questo è un parere univoco – spiega Lelio
Alessandri, vice direttore Coldiretti Lucca – la necessità di dar maggiore sostanza ad una filiera che può dare molto a tutto il territorio. Se pensiamo che solo il 30% dei
castagneti presenti sono coltivati possiamo ipotizzare quanto stiamo perdendo. La castagna è importante per due motivi principali: è una fonte di extra reddito per molte aziende,
ed è un’attività di presidio del territorio, e questo è ancora più importante. Il castanicoltore non solo raccoglie i frutti dell’albero, pulisce, favorisce la
nascita dei funghi, mette in sicurezza le piane di sua competenza, vigila in casi di incendi ed evita con la sua azione che ce ne siano. Purtroppo i giovani fuggono da questa possibilità
e sono gli anziani a portare avanti la tradizione; non è la terra a mancare, di quella ne abbiamo in abbondanza. Manca chi crede in questo settore”.

Etichetta nutrizionale. La fresca novità è uno studio finanziato dalla Camera di Commercio di Lucca per realizzare un’etichetta nutrizionale da apporre, in ottica di uno sbarco
sul mercato europeo e per particolari prodotti come quelli dedicati ai celiaci, sulle confezioni. “Dal prossimo anno – svela Poli – i nostri prodotti avranno anche l’etichetta nutrizionale con
le percentuali delle sostanze presenti al suo interno. Vogliamo essere pronti per il grande salto”.

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