Eruzione in Islanda: Rischio di danni all’export fino a 12 milioni di euro
19 Aprile 2010
Se i latticini e il pesce italiano non potranno arrivare per una settimana sulle tavole straniere, l’industria alimentare subirebbe danni economici fino a 12 milioni di euro. E questa la stima
riferita all’Ansa dall’Ufficio studi di Federalimentare riguardo ai danni all’export dell’industria alimentare che potrebbero venire dallo stop dei cieli conseguente alla nube sprigionata dal
vulcano islandese Eyjafjallajokull.
Anche i produttori agricoli vedono nubi sui loro raccolti e Coldiretti si dice preoccupata per il prolungamento del blocco dei voli e i gravi danni economici a danno delle imprese che esportano
nei mercati esteri, in un momento in cui, in cui tra l’altro, sono pronte a sbarcare sui mercati internazionali primizie di stagione come le fragole campane o gli asparagi pugliesi. Per non
parlare dei fiori, dove il fattore tempo diventa strategico.
L’export dell’industria alimentare italiana – sottolinea Federalimentare – in genere si orienta sul trasporto su gomma o su nave, ma prende l’aereo nel caso dei prodotti freschissimi, pesce,
quarta gamma (verdure pronte in busta) o ad alto valore aggiunto, come grappa ed acquaviti. Le rotte per la consegna di questi prodotti riguardano principalmente la Germania, primo mercato di
riferimento dell’export alimentare italiano – che totalizza 20 miliardi di euro di fatturato sui mercati internazionali – e la Gran Bretagna.
Il rischio paventato dagli operatori è inoltre che il mancato arrivo dei prodotti di stagione italiani disaffezioni i consumatori stranieri, orientandoli su alimenti alternativi. Le
difficoltà al commercio internazionale valgono naturalmente per tutti e anche gli importatori verso l’Italia, nel caso di frutta esotica e fuori stagione, vivono un momento di gran
difficoltà.
A preoccupare gli operatori import-export è in genere lo scenario di un trasporto cargo che con l’evento vulcano rischia di rimanere definitivamente paralizzato, stante già l’esigua
capacità operativa determinatasi dopo la riduzione dei voli operata dalle compagnie aeree a seguito della crisi. La stima degli addetti ai lavori è che per 1.000 persone a
disagio per la cancellazione dei voli, almeno 10.000 tonnellate di merci restino a terra. Uno scenario che fa passare in secondo piano – sottolineano gli operatori – persino la scottante
questione dei dazi doganali.
Cristina Latessa – Ansa.it per NEWSFOOD.com




