Energia da biomasse, vantaggi e opportunità per la Toscana

By Redazione

Toscana, 27 Novembre 2007 – Costa un terzo degli impianti a gasolio, diminuisce di 25 volte le emissioni di anidride carbonica, potrebbe già da oggi essere utilizzata da quasi
mezzo milione di toscani, sono queste le credenziali di questa fonte di energia rinnovabile, che attinge dalle biomasse legnose, una forma di energia pulita che in Toscana si sta gradualmente
radicando anche grazie al lavoro di ricerca prima, di sperimentazione poi, svolto dall’Arsia. Attualmente in Toscana funzionano a regime una serie di impianti pilota: il primo è stato
realizzato a Rincine, nel comune di Londa (Firenze), e lo hanno seguito a ruota quelli di Camporgiano (Lucca), Casole d’Elsa e Monticiano (Siena), Loro Ciuffenna e Cetica (Arezzo), Fivizzano
(Massa Carrara).

Con i 18 progetti finanziati dal bando regionale e quelli che attingeranno ai finanziamenti del Piano di sviluppo rurale la Toscana si avvicina di diritto a realtà come il Trentino, o le
varie regioni dell’Austria che, prime, hanno valorizzato questa fonte di energia rinnovabile.

Che cos’è il cippato – Che con la legna si possa produrre energia termica non è certo una scoperta recente. Per comprendere la novità, più che della materia
prima, bisogna perciò interessarci degli impianti di teleriscaldamento. Il legno che utilizzano è stato triturato in piccole scaglie di pochi centimetri (l’inglese chips diviene
l’italiano cippato). Grazie alla tecnologia di cui è dotata la caldaia, è possibile modulare in maniera automatica tempi, modi e quantità di immissione delle scaglie
nell’impianto; e così le scaglie possono essere utilizzate alla stregua degli altri combustibili (gasolio, Gpl, metano), di cui il cippato diviene quindi un temibile concorrente.
L’interesse della Toscana per questo tipo di energia sta tutto nella sua vocazione forestale e agricola. Per realizzare il cippato si utilizzano infatti sia gli scarti della produzione
forestale (interventi selvicolturali, diradamenti, ecc.) che di quella agricola (vedi le potature di frutteti, di viti e di olivi). E la Toscana è, in entrambi i casi, ben fornita: basti
pensare che circa metà del territorio regionale è boscato (oltre 1milione e 100mila ettari), e che quasi 180mila ettari del territorio ospitano colture agricole i cui scarti
potrebbero servire a produrre biomasse.

I vantaggi delle biomasse – Gli impianti a biomasse emettono anidride carbonica in misura 25 volte inferiore rispetto a un impianto a gasolio, non incidono sul patrimonio forestale (si
utilizzano solo residui di lavorazione o tutt’al più ramaglie), anzi valorizzano materie prime presenti sul nostro territorio. E per di più costano meno: per riscaldare un
appartamento di 100 metri quadri a gasolio o Gpl ci vogliono almeno 1.000 euro l’anno, col metano almeno 600, mentre col cippato di legno se ne spendono 350 euro e il rendimento termico
è pressoché identico. Certo, l’impianto è ancora più costoso (la tecnologia è evoluta), ma in 5-6 anni le spese possono essere totalmente ammortizzate per il
risparmio che si ha nei consumi.
Attualmente la quantità di biomassa legnosa che potrebbe essere destinata a uso energetico senza impoverire minimamente le nostre foreste supera il milione di tonnellate annue. Con
queste cifre potrebbero essere realizzati impianti capaci di produrre oltre 2 milioni e mezzo di Megawatt di energia, con cui servire oltre 125mila abitazioni (pari a circa 500mila abitanti)
risparmiando, rispetto ai costi attuali, 200 milioni di euro annui e evitando l’immissione nell’aria di quasi 2 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Massimo Orlandi

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