Elettori e politici eletti, cittadini Italiani sudditi di un sistema contorto e intoccabile

Elettori e politici eletti, cittadini Italiani sudditi di un sistema contorto e intoccabile

Elettori e politici eletti, cittadini Italiani sudditi di un sistema contorto e intoccabile

 

L’Italia dovrà  tirare fuori nuove imposte e tasse per l’Europa ma sarà tutto sulle spalle dell’impresa privata

 

Nota del direttore
Al tempo di Peppone e Don Camillo la politica era una cosa seria. I politici erano rappresentanti del popolo (come i sindacalisti) e la loro missione era cercare di fare tutto il possibile per migliorare le condizioni di vita della popolazione italiana. La guerra era finita da poco, c’era miseria e distruzione; tutto da ricostruire. Ogni cosa veniva  fatta in nome di ideali nobili, seppur diversi. Oggi invece tutto è regolato da un solo idolo: il Dio Denaro.
Il 1° maggio è sempre stata la Festa dei Lavoratori… a poco a poco sta diventando una commemorazione di tristezze.
Giuseppe Danielli

Milano, 1 maggio 2021, Festa dei lavoratori

 

Testo di Nico da Comolonia

Più passa il tempo, anche il mio tempo di vita, covid o non covid, dopo 40 anni abbondanti di lavoro, ho sempre più difficoltà a capire. A capire un po’ tutta la società attuale, ma in particolare il rapporto fra i delegati politici da noi eletti e noi stessi. Ho grosse difficoltà a capire, eppure nel 1980 già bazzicavo il ministero delle politiche agricole grazie ai buoni offici del ministro Marcora, poi ancora con il ministro Pandolfi, con Mannino, Goria, Luchetti, Pecoraro Scanio, Zaia.

Quindi con tutto l’arco parlamentare e in un arco di tempo di oltre 30 anni. Conosco bene le scale di via XX Settembre a Roma e altri ingressi di palazzi politici. La difficoltà principale “di capire” nasce da come e quale rapporto esiste, di andata e di ritorno, fra elettore e politico.

Il politico dovrebbe fare, o far scrivere quasi sotto dettatura, leggi che siano migliorative della vita del singolo e delle imprese, che risolvano problemi man mano che si presentano o che vanno aggiornati. Mi sembra che questo non avvenga, soprattutto non stia avvenendo negli ultimi 20-30 anni, perché circolari, regolamenti, direttive, decreti dirigenziali, scambi burocratici di vari ministeri pongono poi tanti paletti che non si va da nessuna parte.

E tutti paletti che salvaguardano la vita lavorativa ed economica del sistema e del dipendente pubblico, più che i bisogni e i diritti (e i doveri) del privato cittadino. Si ha la sensazione non solo di dare una delega in bianco al politico di turno eletto, ma che lo stesso poi non conti nulla. Spessissimo le “spiegazioni” scritte rilasciate da questi politici -specie di quelli che in campagna elettorale si sono proposti come innovatori- ai vari giornali lasciano perplessi: sembrano più scritti da manuensi autoreferenziali ministeriali che giustificano più i no espressi, che risposte inerenti o cogenti i quesiti posti dai cittadini.

Risulta sempre più difficile capire quale è il legame fra elettore ed eletto, che funzione ha un sistema democratico parlamentare costituzionale, quando poi l’eletto stesso è succube di un sistema di ragnatele tese ad arte da chi vuole prima di tutto non avere problemi, non incorrere in errori, non prendere decisioni.

Ma allora che ci sta a fare un dirigente pubblico amministrativo e tecnico fisso e in carriera e intoccabile all’interno di un qualsiasi ministero o ufficio pubblico?
 Mi dicono che con la legge Bassanini, che voleva chiarire e ufficializzare questi rapporti, alla fine abbia favorito la astensione e la non responsabilità pubblica accentuando ancor più il carrierismo non meritocratico.

Se da un lato, Bassanini, voleva dare peso e valore alle competenze degli uffici pubblici e dall’altro essere strumento di supporto valido per i politici, in fin dei conti ha consentito che proliferassero una infinità di sotto norme e di paracaduti con le circolari che la nebbia, le filiere dei passacarte, la gerarchia verticistica interna alle direzioni generali, il cuscinetto dei vari gabinetti di nomina politica… non fanno altro che allungare a dismisura le distanze.
E più passano gli anni e più aumentano le leggi e le circolari e più la distanza aumenta. Soprattutto le distanze con il cittadino il quale tira poi la giacca al ministro, al sottosegretario o all’ex ministro per avere un riscontro. E si perché poi in Italia il passaggio delle consegne è un fatto che si ripete anche più volte nell’arco della stessa legislatura. E ancor più nell’ultimo decennio.

Oggi è ministro, domani non lo è più! E’ anche evidente che quando le cose vanno tutte bene o sembrano tali, la rassegnazione dell’elettore arriva ai livelli delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.

Nel momento di crisi la cosa si fa pesante e tutti gli attacchi di panico e psicosomatici avanzano. Ci può essere – come abbiamo constatato fino ad oggi dopo 14 mesi di pandemia – che poi si arrivi a riempire il carrello delle doglienze fino all’orlo ed è un attimo che tutto crolli.

Può avvenire anche, in questo paese che attende da 30 anni le riforme e da più tempo anche un piano industriale nazionale, uno agricolo, uno sugli asset strategici…, che i sindacati confederali dichiarino che nel 2020 si sono persi quasi 900.000 occupati attivi leggendo l’Istat, mentre altre fonti pubbliche parlano di 350.000 con tutti poi i distinguo del caso.

Foto cover: Cetto Laqualunque

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
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