Dopo il rinvio della serie “La vita rubata”, Mastella punta il dito contro “Il capo dei capi”
26 Novembre 2007
Non è passata neanche una settimana da quando il ministro della giustizia, Clemente Mastella, ha predisposto il rinvio della fiction “La vita rubata” (che sarebbe dovuta iniziare il 27
novembre) e già punta il dito contro un’altra serie tv, si tratta de “Il capo dei capi”, la fiction dedicata alla vita di Totò Riina ed arrivava all’ultima puntata, di cui
Mastella ha suggerito la sospensione.
Nel primo caso, Mastella aveva dichiarato che la serie “avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici della Corte d’Assise di Appello che dal 13 dicembre si riuniranno in udienza
proprio per il processo che riguarda l’assassinio di Graziella Campagna”, la ragazza di 17 anni uccisa per aver identificato un boss mafioso latitante.
La decisione di Mastella, tuttavia, aveva scatenato la reazione del fratello della donna, che aveva dichiarato all’ANSA: “Mi chiedo dov’era il ministro della Giustizia Mastella quando il
giudice della Corte d’assise di Messina ha ritardato il deposito della sentenza di condanna di Gerlando Alberti, accusato della morte di mia sorella, consentendo in questo modo la sua
scarcerazione”.
“Mi chiedo – aggiungeva Campagna – se Mastella si preoccupa di una povera ragazza uccisa innocentemente, o per una famiglia distrutta dal dolore e per un film che ricostruisce ciò che
è accaduto in tanti anni di depistaggio e non per la giustizia”.
“Ritengo che il tribunale giudica sulle prove dell’accusa. Se non ha nulla da temere non c’era motivo di fare tutto ciò”, aveva concluso Campagna.
E non si è ancora chiusa la polemica sul rinvio de “La vita rubata” che il ministro ha già preso di mira un’altra fiction di mafia, annunciando che “Il capo dei capi” “andrebbe
sospesa” perché “manca quell’aspetto educativo che rimanda ai valori di una società sana”: “Il capo dei capi è un farabutto – ha aggiunto Mastella – Non credo si possa
battere la mafia se non crescono i valori nella società. Quando si inneggia a un camorrista, a un mafioso, questo mi spaventa”.
E’ stata immediata la replica del sindaco di Corleone, Antonino Iannazzo, che ha invitato il ministro a preoccuparsi di fatti di maggior rilevanza: “Il ministro Mastella dovrebbe occuparsi di
fare funzionare i processi o degli effetti dell’indulto, piuttosto che pensare alle fiction”, ha affermato.
“A me non sembra che il programma sia diseducativo – ha sottolineato Iannazzo- anche se l’effetto emulativo è sempre possibile: al mondo ci sono anche quelli che inneggiano a Satana, ma
sicuramente si tratta di una minoranza”.
“Resta il fatto che uno Stato in cui c’è la libertà di stampa non dovrebbe censurare”, ha concluso Iannazzo.





