Decreto anticrisi, D'Imperio: “Le disposizioni sull'archiviazione elettronica quadruplicano le procedure per le imprese

 

 “La disposizione contenuta nel decreto anticrisi relativa alla trasformazione della modalità di archiviazione dei dati contabili delle aziende da cartacea ad
elettronica, implica inevitabilmente anche una trasformazione della periodicità di archiviazione, che da annuale diviene trimestrale. In sostanza, su base annua le procedure
connesse alla materiale archiviazione dei dati contabili quadruplicano. Un vero aradosso per una norma nata per semplificare gli adempimenti delle imprese e, di conseguenza, degli oneri
espliciti ed impliciti ad essi correlati”. E’ quanto afferma Roberto D’Imperio, Consigliere nazionale dei Dottori commercialisti ed Esperti contabili con delega alle
problematiche fiscali, a proposito delle disposizioni recate dal c.d. “decreto anticrisi” in materia di archiviazione elettronica dei libri societari e dei libri contabili.
D’Imperio si riferisce, in particolare, ai libri contabili previsti dal codice civile ed ai registri contabili previsti dalla normativa fiscale. “Chi procede
all’archiviazione di questi documenti nella “tradizionale” guisa cartacea – spiega D’Imperio -, è tenuto esclusivamente a procedere alla loro stampa, dalla
macchina elettrocontabile su cui vengono caricati i dati, entro la fine del terzo mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi del periodo cui i dati
contabili si riferiscono”. “Chi invece dovesse avvalersi dell’opportunità di archiviazione elettronica offerta dal decreto anticrisi – prosegue il
rappresentante del Consiglio nazionale dei commercialisti – sembrerebbe tenuto ad apporre con cadenza trimestrale la firma digitale e la marcatura temporale sui file informatici che
sostituiscono i libri ed i registri cartacei”. “Non abbiamo nulla in contrario – sottolinea D’Imperio – alla scelta di “spingere” per la
modalità di archiviazione elettronica, che anzi giudichiamo utile. Ma questa disposizione produce un appesantimento a carico delle imprese davvero incomprensibile”.
D’Imperio non esclude che ci si trovi di fronte ad un dato letterale della norma non particolarmente felice nella sua formulazione. “In tal caso – afferma – si
chiarisca quanto prima che questo “non senso” è appunto quello che appare e, in quanto tale, non costituisce la corretta modalità di applicazione del dettato
normativo”. “Se invece – conclude -, come pare doversi ritenere, l’interpretazione del dato letterale della norma è corretta, si proceda senza indugio alla
sua tempestiva correzione”.

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