Dai geni arriverà la buona tavola. La promessa della nutrigenomica

Dai geni arriverà la buona tavola. La promessa della nutrigenomica

Diete su misura. Questo è il nuovo obiettivo che la ricerca si pone: non regimi alimentari basati su indicazioni «esterne» tendenzialmente generiche, ma prescrizioni fondate
sull’analisi del patrimonio genetico, al fine di determinare gli alimenti più adatti al benessere di ciascuno. Non è fantascienza ma futuro possibile grazie alla nutrigenomica,
branca della ricerca che studia le interazioni tra DNA e possibilità alimentari.

In generale, svolgere una ragionevole attività fisica ed evitare gli eccessi alimentari è utile per godere di una buona salute. Per raggiungere un livello ulteriore di benessere,
però, è necessario conoscere l’alchimia corporea del genoma e tarare su di essa la formazione della dieta.

Jim Fixx smise di fumare, perse 25 chili e divenne un apprezzato esperto e cultore di jogging: morì a 52 anni per un attacco cardiaco. Il politico inglese Winston Churchill fu un famoso
bevitore, un cultore della buona tavola ed accanito fumatore: morì a 90, rimanendo attivo ed in salute per buona parte della sua esistenza. I due esempi, per quanto estremi, mettono in
luce l’assunto fondamentale della nutrigenomica: l’importanza dei geni nel determinare le conseguenze delle nostre scelte alimentari. Fixx, nonostante le scelte salutiste, era geneticamente
predisposto all’arteriosclerosi e agli incidenti vascolari; Churchill dal canto suo, godeva di un invidiabile corredo di geni protettivi.

Ma, avvertono i nutrigenomici, i casi di Fixx e Churchill non devono far pensare ad un destino immutabile e magari spingere verso il fatalismo alimentare. I geni determinano le
vulnerabilità di ciascuno (il genotipo «immutabile» del DNA), ma ciascuno può diventare arbitro della propria salute tramite lo stile di vita e l’alimentazione
(corretta), fattori che determinano quanto le vulnerabilità influenzeranno la qualità e la durata della nostra vita (il fenotipo).

Per consentire all’individuo di diventare arbitro più consapevole, la nutrigenomica, insieme a proteonomica e la farmacogenomica, è impegnata in numerose ricerche, tra cui il
Progetto Genoma. Le conclusioni emerse dal Progetto Genoma evidenziano come gli uomini siano, per il 99.9%, identici a livello di DNA; il rimanente 0, 1% è responsabile delle differenze
più o meno visibili, dal colore dei capelli alla sensibilità alle malattie. Questi cambiamenti infinitesimali dei geni vengono definiti «Polimorfismi Genetici».
L’analisi del polimorfismo genetico, effettuata con un test sul DNA delle cellule della mucosa del cavo orale, consente di valutare la predisposizione verso patologie metaboliche come
l’obesità e il diabete, patologie dell’apparato cardiorespiratorio, del sistema nervoso e immunitario.

Può essere anche valutato il grado di invecchiamento dell’individuo, il metabolismo dei farmaci e degli ormoni e stabilito il tipo di alimentazione e le cure nutrizionali, ma anche
farmacologiche più appropriate per un certo soggetto. Il Progetto Genoma, insieme ai suoi fratelli di settore, potrebbe contribuire a quello che si configura come il fine ultimo della
nutrigenomica: trasformare il proprio destino genetico con una dieta e un’integrazione nutrizionale personalizzate, raggiungendo un più alto livello fisico ed intellettuale.

Matteo Clerici

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