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CORDOGLIO ALLE VITTIME DELL’ESPLOSIONE DI RAVANUSA CADUTE PER LA RAGIONE DI STATO

CORDOGLIO ALLE VITTIME DELL’ESPLOSIONE DI RAVANUSA CADUTE PER LA RAGIONE DI STATO

By Giuseppe

CORDOGLIO ALLE VITTIME DELL’ESPLOSIONE DI RAVANUSA CADUTE PER LA RAGIONE DI STATO

Milano, 14 dicembre 2021

 

 

Alle vittime incolpevoli di tutte le esplosioni da gas verificatesi negli anni in Italia, va il nostro pensiero commosso e il cordoglio a chi muore per la ragione di stato. Perché è di questo che si tratta.

Da quel 30 settembre del 1994, quando alle ore 9,45 una esplosione di gas metano in viale Monza 112 a Milano, aveva provocato il rovinoso crollo di un palazzo di sei piani, con la morte di 6 persone, il ferimento di 15, e un disperso, non ci siamo dati pace. Nelle nostre case era stato immesso un esplosivo ad alto potenziale, dotato di un potere calorifico di 5 volte superiore a quello del vecchio gas di città, sull’onda del gioioso slogan “il metano ti dà una mano”. Prima, in caso esplosione, cadevano porte, finestre, muri divisori, adesso vengono giù palazzi interi, come in tempo di guerra; anche nel caso di semplice tentativo di suicidio o una ritorsione o atto di vandalismo da parte di qualche inquilino squilibrato. Ma come? Si diceva: il pubblico esercita un servizio di interesse generale, fornisce al cittadino il combustibile per gli usi domestici, per lo scaldabagno, per i fornelli della cucina, e gli immette in casa, dall’oggi al domani, un esplosivo che tutte le norme di sicurezza vieterebbero al cittadino di detenere. Nel frattempo la normativa sull’uso del metano continua ad essere incoerente e inadeguata. In seguito si introdurrà la termocoppia (un meccanismo che blocca il flusso del gas se la fiamma sul fornello si spegne) per le cucine economiche di nuova produzione; ma si continuerà a permettere l’uso delle vecchie cucine che ne sono prive. Gli incidenti si succedono incessantemente, con terribili esplosioni in tutta Italia, al ritmo di un bollettino di guerra. Alcuni gravissimi, come quello di via Lomellina del 2006, sempre a Milano, che provoca 4 morti e 26 feriti nel crollo di un palazzo di quattro piani.

Secondo la serie storica degli anni 2012-2019, elaborata dal CIG-Comitato Italiano Gas, sono stati causati dal gas canalizzato (metano) 120 morti e 2.477 feriti con danni economici non calcolabili.  Vanno aggiunti i cosiddetti ‘atti volontari’ (suicidi, vandalismi) con un bilancio di 96 morti e 1.140 feriti.  Nel 2019, con 16 morti e 157 feriti, è stato battuto ogni record degli anni censiti per entrambe le categorie: in pratica, in Italia ogni 3 giorni si registrano 2 incidenti causati dal metano che richiedono interventi dei Vigili del Fuoco.

Assoedilizia non cessa di denunciare la pericolosità di una situazione che coinvolge le nostre città, i nostri paesi, con strade e case come “minate” dalla presenza sotterranea di questa sostanza esplodente, con la quale i cittadini, loro malgrado, devono convivere nel nome del progresso e dell’ecologia. Questa infatti è la motivazione ultima a sostegno della diffusione del metano che, in nome dell’energia pulita, avrebbe sostituito, prima il carbone e poi il gasolio nell’uso industriale e domestico.

Il popolo italiano, con l’opzione referendaria antinucleare del 1987, aveva deciso per una scelta che comportava un uso sempre più massivo del metano, inquinando dove l’energia sarebbe stata consumata, cioè dentro le città, e non dove veniva prodotta, cioè in aperta campagna, luogo in cui lo smaltimento dell’inquinamento sarebbe stato più facile e la sicurezza maggiore. Decine e decine di milioni di punti di consumo, caldaie, caldaiette, scaldabagni, fornelli delle cucine, dentro le case e dentro le città: fonti di inquinamento e di pericolo.

Oggi assistiamo ad una riflessione intorno a quella linea di pensiero, anche sul piano scientifico, alla luce delle possibilità offerte dalla fusione nucleare gestita in sicurezza anche per gli impianti minori: dentro le città energia elettrica per gli usi domestici.

Ma ci siamo assuefatti all’idea che l’incidente da scoppio di gas sia un male ineluttabile: dobbiamo conviverci. Peggio che se fosse una catastrofe naturale perché a questa almeno si pensa ci possa essere rimedio preventivo: per le esplosioni da gas metano no. Chi ci capita dentro… son fatti suoi. Ma non può in alcun modo ammettersi simile modo di pensare. In 27 anni, decine e decine di nostre denunce riprese all’inizio da qualche giornale. Poi nel tempo l’attenzione è andata scemando. Qualcuno all’inizio ci aveva definiti sciacalli, salvo poi chiedere scusa.  Certo è che oggi nessuno presta orecchio a quanto diciamo su questo tema. Non c’è l’interessamento di un politico, non dei media. E’ mai possibile? Siamo ascoltati su tutto, ma in questo campo per nulla. In tanti anni. C’è di mezzo evidentemente una ragion di stato…

Se perdura questo stato di cose gli incidenti continueranno a verificarsi. Qualcuno si appella alla tecnologia, che dovrebbe permettere di conseguire l’eliminazione del rischio. Dimentica che ci sono due fattori aleatori: da un lato l’obsolescenza ed il degrado conseguenti al passar del tempo, che sono fattori difficilmente prevedibili ( soprattutto avendo a che fare con una miriade di situazioni ) e dall’altro la fallibilità dell’azione umana con la quale bisogna sempre far i conti.

 

Achille Colombo Clerici

Presidente di Assoedilizia

 

Redazione Newsfood.com
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