Coperazione, Melilla: chi muore di fame e chi pensa alle armi

Abruzzo, 23 Novembre 2007 – Nell’Africa subsahariana muoiono 171 bambini al di sotto dei cinque anni ogni 1000 nati vivi; in Italia il rapporto è di 5 a 1000, solo nell’ultimo
anno, in quella zona, circa 5 milioni di bimbi non ce l’hanno fatta, per chi sopravvive, la vita non è facile: lavoro prima ancora che scuola, matrimoni precoci per le ragazzine, stenti
per la mancanza di cibo, servizi sanitari essenziali ed acqua (un terzo non vi ha accesso).

E poi, pandemie come l’Aids, la malaria e la tubercolosi. Sono solo alcuni degli aspetti emersi oggi all’Aquila alla terza Conferenza regionale per la cooperazione internazionale. Dinanzi ad un
pubblico di operatori umanitari ma anche di ambasciatori e delegati governativi di diversi Paesi, è stato il presidente del Comitato per la cooperazione internazionale della Regione
Abruzzo, Gianni Melilla, a riassumere lo stato degli interventi finora realizzati ed a prospettare quelle che sono le nuove emergenze. «Grazie alla sensibilità del Presidente della
Regione, Ottaviano Del Turco, abbiamo portato avanti nel Mondo che soffre 39 progetti per un milione e 700 mila euro di finanziamento – ha detto Melilla – Altri contributi li abbiamo reperiti
da fonti comunitari ed altri ancora dagli Assessorati, quali quello alla Sanità, che hanno proposto iniziative specifiche. Ovunque siamo in contatto con volontari, missionari,
cooperanti. Ma, nel contempo, stiamo portando avanti una campagna formativa di grande rilievo«.

Melilla ha fatto riferimento, in proposito, alla collaborazione instaurata con gli extracomunitari che risiedono nel territorio abruzzese (circa 60.000), ma anche all’intento di ospitare e
curare donne, come quelle pakistane, violentate nell’anima e sfigurate nel corpo da mariti-padroni, o anche di concedere borse di studio per giovani laureati interessati a realizzare nei Paesi
del Terzo Mondo i loro progetti di solidarietà. Quest’anno la Regione ha dato l’opportunità ad otto ragazzi (metà donne e metà uomini) di fare stage in otto zone
africane; altri otto partiranno a breve per Nicaragua, Mozambico, Ghana, Etiopia, Guinea, Togo, Angola e Burundi. Aiuti, però, non solo in Africa, ma anche in Asia, in America Latina e
nei Balcani, individuando come filoni specifici le tematiche di genere, la lotta alle grandi pandemie, l’ambiente e l’alta formazione (in simbiosi con la facoltà di Scienze manageriali
dell’Università D’Annunzio). «A livello nazionale – ha fatto notare Gianni Melilla – siamo ancora troppo lontani dall’obiettivo dello 0,33 per cento del Pil come Aiuto pubblico di
sviluppo (Aps), che peraltro dovevamo raggiungere due anni fa ed è contenuto nel Dpef approvato quest’anno dal Parlamento. L’Italia è terz’ultima, precedendo solo Grecia e Stati
Uniti, quanto a stanziamenti: 0,20 per cento del Pil«. Davanti al vice ministro agli Affari esteri, Famiano Crucianelli, che ha seguito interessato tutti i lavori dell’incontro, il
presidente del Comitato ha riferito di aver notato importanti segni di cambiamento: i 380 milioni di euro dell’anno scorso sono passati a 600 per la cooperazione internazionale gestita dal
ministero degli Affari esteri. Ma si è detto anche preoccupato per la «vergognosa« corsa agli armamenti che sottrae risorse alla lotta alla povertà, alla fame e alle
malattie. «Occorre – ha ammonito, quindi, Melilla – adeguare gli strumenti legislativi sia nazionali che regionali fermi a venti anni fa«. Un spazio a parte, poi, Melilla lo ha
dedicato alle politiche di genere perché le donne, nei Paesi poveri, subiscono ancora maggiori ingiustizie, discriminazioni, mutilazioni fisiche e violenze. Secondo l’Oms ci sono 130
milioni di donne, prevalentemente nell’Africa subsahariana, che hanno subito varie forme di mutilazione dei genitali (circoncisione, escissione, infibulazione, clitoridectomia, modificazioni).

Melilla ha ringraziato don Enzo Chiarini che opera da anni in Burundi, tutte le associazioni che in Abruzzo portano avanti progetti di cooperazione ed anche le scuole, oggi rappresentate dal
Liceo «Cotugno« dell’Aquila. E’ dell’altro ieri la decisione della Giunta Del Turco di concedere ai dipendenti regionali un mese l’anno per recarsi nelle zone bisognose di
apprendere fondamenti tecnici. Numerosi gli interventi degli ospiti che hanno contribuito alla discussione con resoconti della propria esperienza ma anche con suggerimenti operativi. Tutti
convinti che «la buona cooperazione deve andare dove c’è bisogno e non solo dove è possibile prevedere un ritorno geopolitico, economico e di immagine«.

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