Conigli: dai capannoni alle «tane»

Nel Lazio ha dato risultati incoraggianti e ora la si può proporre agli allevatori di conigli di tutta Italia, a Fieravicola il professor Alessandro Finzi, del Dipartimento di Produzioni
animali dell’Università della Tuscia (Viterbo) ha presentato una tecnica di allevamento all’aperto che simula le condizioni dell’ambiente naturale.

Se ne è parlato durante il primo convegno di Fieravicola. Il convegno,organizzato dall’Asic (Associazione scientifica italiana di coniglicoltura) nell’ambito delle Giornate di
Coniglicoltura, ha concentrato a Forlì i maggiori esperti mondiali del settore, fra i quali Luc Maertens, Claudio Cavani, Gerolamo Xiccato, Alessandro Finzi, Guido Grilli. Aprendo i
lavori, il presidente di Fiera di Forlì Romeo Godoli, ha sottolineato che il rapporto fra Fieravicola e Asic da sempre contribuisce alla diffusione dei risultati della ricerca.

Il nuovo sistema di allevamento, già sperimentato in alcune realtà, consiste nell’uso di un pozzetto di cemento inserito nel terreno che funge da ‘tana’. Qui i conigli trovano
l’ambiente idoneo per la riproduzione. Questa specie di tana è esplorabile dall’allevatore tramite un coperchio coibentato. La cella comunica, attraverso un tubo, con una gabbia esterna
protetta solo da tettoia. L’ingrasso in gabbia avviene all’aria aperta e ciò permette alle carni di avere una qualità organolettica superiore rispetto agli allevamenti
tradizionali al chiuso. Ogni cella ospita un solo soggetto, mentre nelle gabbie da ingrasso sono mantenuti tre capi per volta fino alla vendita. Questa avviene a 12 settimane ad un peso di
circa 2,5 chilogrammi.
“Questa tecnica apre interessanti prospettive – ha spiegato Finzi – di tipo qualitativo ed economico. Ma per mantenere un elevato standard, sono convinto che non lo si debba industrializzare.
Lo ritengo valido per aziende di piccole-medie dimensioni che vanno ad integrare il reddito tramite l’allevamento cunicolo”.

La tecnica potrebbe trovare terreno fertile anche in Romagna, considerato che la crisi dell’ortofrutta degli ultimi anni sta facendo cercare ai produttori delle alternative di integrazione del
reddito.
Finzi aggiunge che “tutte le aziende, meglio se già in possesso di un minimo di esperienza, possono provare la tecnica che si rivela molto adatta per carni di alta qualità e
ottenute con sistema biologico. Non vi sono investimenti da fare, in quanto il sistema è modulare: si può partire con una cella di riproduzione e poi aggiungerne se si soddisfano
le proprie aspettative economiche”.
Il consumatore, sempre alla ricerca di carni di qualità legate a un concetto di ruralità, possono essere propensi a pagare qualcosa in più se hanno la garanzia di
acquistare qualcosa di ‘naturale’.
“Piccoli imprenditori che si dedicano part time a questo tipo di allevamento – conclude Finzi – se sapranno comunicare in maniera adeguata il fatto che i conigli sono allevati all’aperto,
potranno ottenere ottimi risultati dal punto di vista della commercializzazione”.

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