Congresso internazionale dei veterinari a Fieragricola

Verona – Oltre 400 veterinari hanno partecipato al congresso europeo della categoria, organizzato da Sivar (Società italiana veterinari per gli animali da reddito), in
collaborazione con Veronafiere, che si è svolto ieri e oggi a Fieragricola di Verona.

«Per la prima volta abbiamo coinvolto in maniera strutturata il mondo della veterinaria – ha commentato il condirettore generale di Veronafiere, Flavio Piva – consapevoli che oggi e ancor
più in futuro agrozootecnia e mondo della veterinaria dovranno essere sempre più interconnessi. L’attenzione al benessere e alle condizioni degli animali da reddito sono fattori
imprescindibili per gli operatori del settore. Il fatto di aver ospitato un così prestigioso incontro scientifico è la migliore dimostrazione della sensibilità che abbiamo
ed avremo nei confronti del comparto».

Dodici i convegni ospitati che hanno approfondito i temi legati agli animali da reddito. Un argomento, in particolare, a margine dei seminari, ha tenuto banco tra gli addetti ai lavori: la
«blue tongue», la malattia della «lingua blu» che colpisce ovini e bovini.
La malattia ha già fatto sentire i propri effetti negativi, «bloccando la movimentazione dei capi in uscita da molti Paesi del Centro-Nord Europa: Germania, Regno Unito, Spagna,
Austria, Olanda, Belgio e Svizzera», ha ricordato Alberto Casartelli, medico veterinario consigliere di Fnovi (la Federazione nazionale dell’Ordine dei Veterinari italiani), «mentre
l’export di bovini dalla Francia è sottoposto a controlli e restrizioni».
Un aspetto, quest’ultimo, che sta mettendo in difficoltà i ristalli dei bovini da carne. Su 1,6 milioni di vitelli da carne importanti dall’Italia, infatti, 1,2 sono di provenienza
francese (fonte dati: Rapporto Carne 2007).

Come risolvere la questione blue tongue, dunque? E a quali costi per il mondo zootecnico? «La Commissione veterinaria dell’Unione europea – ha chiarito Casartelli – ha imposto la
vaccinazione entro il 2008 di 20 milioni di bovini in tutta l’Ue. Ma non è ancora stato indicato il vaccino, che si prevede possa essere a disposizione degli allevatori europei dalla
fine di marzo».
Resta irrisolto anche il problema degli animali in transito. Nelle rotte dal Nord Europa verso l’area Balcanica, la Grecia e la Turchia, l’Italia è una piazza di sosta. «In questi
casi viene imposta una disinfezione esterna degli animali – ha ricordato Casartelli – ma è ovvio che con gli spostamenti aumentano le possibilità di diffusione del vettore della
malattia».

Preoccupato anche il presidente dell’Associazione italiana allevatori, Nino Andena: «Con l’arrivo della primavera – ha proseguito Andena – il culicoide, insetto vettore della malattia, si
innescheranno maggiori possibilità di contagio». E la malattia, che non ha alcun effetto negativo per la salute umana, farà sentire il proprio peso sui bilanci delle aziende
zootecniche europee per milioni di euro.

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