Con sempre meno paesaggio e terra per l’agricoltura nessuna prospettiva di crescita per il turismo

Con sempre meno paesaggio e terra per l’agricoltura nessuna prospettiva di crescita per il turismo

Sarà il prof. Massimo Quaini, geografo dell’Università di Genova, ad aprire i lavori del convegno che Agriturist (Confagricoltura) terrà a Riomaggiore, nel cuore del Parco
Nazionale delle Cinque Terre, il prossimo 1° dicembre, per discutere sul tema “Il patrimonio rurale diffuso, non più minore, nuovo protagonista dell’offerta turistica”.

Quaini ha recentemente coordinato, per la Società Geografica Italiana, il gruppo di lavoro estensore del Rapporto 2009, sostenendo che il paesaggio “è il nostro più grande
patrimonio”. Ma dal titolo della relazione che terrà a Riomaggiore, “Il paesaggio è morto, evviva il paesaggio!”, si capisce subito che questo patrimonio lo stiamo dilapidando,
sicchè lo spazio per offrire turismo si fa sempre più angusto.

Negli anni Settanta – ricorda Agriturist – l’Italia era la prima meta del turismo mondiale, oggi è la quinta. E non è preceduta, come in altri settori dell’economia accade, solo
da paesi emergenti con manodopera a basso costo. Tre dei quattro paesi che la precedono (Francia, Spagna e Stati Uniti), infatti, sono “occidentali” e con essi possiamo competere alla pari. Il
quarto è la Cina, e solo in questo caso possono valere giustificazioni di impari concorrenza.

Il Governo si è posto l’obiettivo di rilanciare il turismo, addirittura di raddoppiarne il fatturato… E al Ministro Brambilla – secondo Agriturist – va riconosciuto un lodevole
attivismo, pur con scarse risorse istituzionali e finanziarie, nel proporre iniziative per migliorare la qualità e la visibilità della nostra offerta turistica. Ma il patrimonio
di “bellezza” che avevamo negli anni Settanta, oggi è dimezzato.

Una elaborazione di Agriturist su dati ISTAT evidenzia che nel periodo 1985-2005 l’urbanizzazione ha sottratto all’agricoltura 1,8 milioni di ettari, cancellando non solo coltivazioni ma anche
preziosi, irripetibili paesaggi.

“L’agriturismo, e in generale il turismo rurale – sostiene Vittoria Brancaccio, Presidente di Agriturist – ha compiuto una straordinaria opera di restauro e conservazione del paesaggio,
recuperando non meno di 30 mila antichi edifici rurali, e attraendo in zone di campagna mai prima toccate dal turismo, ospiti, investimenti e occupazione. Ma quello che da una parte gli
imprenditori agricoli sono stati capaci di costruire, dall’altra parte viene sistematicamente distrutto da modelli di sviluppo di breve respiro, che tagliano la strada al futuro del nostro
turismo”.

“Occorre dunque – secondo il presidente di Agriturist – affermare con forza, una volta per tutte, il ruolo strategico dell’agricoltura anche ai fini della crescita del turismo, e tutelare
drasticamente la destinazione del suolo all’agricoltura”.

Al convegno di Riomaggiore parteciperà anche il prof. Edoardo Salzano, urbanista impegnato da anni nello studio dell’equilibrio fra espansione urbana e conservazione dello spazio rurale.
In un recente intervento, a proposito del nostro patrimonio territoriale e paesaggistico ha affermato: “In un mondo dominato, piaccia o non piaccia, dalla concorrenza, l’Italia ha un immenso
patrimonio da mettere in gioco”. E ha poi aggiunto: “Nonostante le immani distruzioni che stiamo compiendo da mezzo secolo a questa parte, mi sembra che ci sia ancora una ricchezza immensa,
unica al mondo”.

A questo punto le domande che Agriturist intende porre al governo, ai partiti, alle amministrazioni locali e alle comunità rurali sono determinanti e urgenti. Come salvare questa
ricchezza? Come fermare “le immani distruzioni”? Come trasferire alle future generazioni almeno parte del patrimonio che ci hanno consegnato i nostri predecessori, consentendo di trarre da esso
lavoro e benessere duraturi?

“Ci auguriamo, insieme ai tanti che da anni sono impegnati su questi temi, che la difesa dell’agricoltura, della ruralità e del paesaggio unisca finalmente gli schieramenti e rappresenti
per tutti una priorità nazionale”, conclude Vittoria Brancaccio.

Si legge nel Rapporto 2009 della Società Geografica Italiana: “Confrontandoci per esempio con la Francia, ci è mancato il senso vivo e diffuso di un’identità rurale non
meno forte dell’identità urbana, che concorre, a pieno titolo, alla costituzione dell’identità nazionale”. Non è un caso – sottolinea Agriturist – che proprio la Francia
sia stato il primo paese europeo a puntare sul turismo rurale e che sia anche la principale meta di turismo al mondo.

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