Come mangiano i giovani in Italia

Milano – Il 35% dei ragazzi italiani dagli 8 ai 14 anni sono in sovrappeso e il 10/12% sono obesi, tra i principali imputati di questa perenne lotta con la bilancia figurano gli
stili di vita sbagliati, una pubblicità seduttiva ma fuorviante, le informazioni invasive provenienti in particolare dalla TV e Internet e, più in generale, la mancanza di una
cultura diffusa sull’argomento. Una questione di “stili di vita”, dunque, e non solo di “stile alimentare”, dovuta, almeno in parte, al fatto che la vita moderna promuove stili di vita
estremamente sedentari, con livelli alquanto ridotti di attività fisica.

Nelle case degli italiani diminuisce il tempo dedicato al pranzo, mentre aumenta quello della cena, anche per la funzione catalizzatrice svolta dalla TV. E se la cucina “di casa” rimane quella
prediletta dai ragazzi, inevitabilmente le scelte alimentari delle famiglie sono dettate sempre più dalla corsa contro il tempo, che induce a prediligere prodotti surgelati,
pre-confezionati, pre-cotti e pre-lavati. Le abitudini alimentari e le preferenze per i diversi cibi sono sostanzialmente corrette nei ragazzi, fatta eccezione per alcuni, preoccupanti,
elementi di criticità: sempre più prodotti industriali e sempre meno frutta, verdura, pesce e legumi. Sì a pasta, carne e soprattutto ai salumi. Per contro salgono le
salse, i cibi fritti, le bevande gassate durante i pasti, e i troppi “fuori pasto”. Con l’aumento dell’età, inoltre, diminuisce la regolarità nelle abitudini alimentari, come la
colazione a metà mattina e  la merenda a metà pomeriggio.

Questi alcuni dati significativi emersi della ricerca effettuata dalla Fondazione Italiana Buon Ricordo – nata su iniziativa dell’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo e del Touring
Club Italiano – che venerdì 19 ottobre alla METRO Exhibition nell’ambito di Host- Salone Internazionale dell’ospitalità professionale organizzato da
Fieramilano, ha presentato l’“@tlante per l’informazione @limentare”, progetto di informazione alla salute, alla sicurezza, alla cultura, ai valori e agli stili di vita per i
ragazzi dagli 8 ai 14 anni
.

I risultati della ricerca sono stati illustrati da Franco Iseppi, coordinatore del Comitato Scientifico della Fondazione, Vittorio Bossi (statistico ed esperto di ricerca di
mercato) e Graziella Caraffa (esperta di comunicazione marketing sociale), che hanno rispettivamente coordinato l’indagine e la rilevazione della domanda e dei comportamenti alimentari e
la rilevazione e la schedatura delle esperienze educative realizzate. Sono intervenuti inoltre Pietro Morini, docente di Diagnostica Nutrizionale della Facoltà di Medicina dell’
Università degli Studi di Milano, Mauro Bianchi, Direttore Generale di Milano Ristorazione S.p.A. In rappresentanza del Ministero della Pubblica Istruzione è
intervenuto Antonio Cutolo che ha illustrato un Piano Benessere nel quale la ricerca si inserisce perfettamente. Ha fatto gli onori di casa Claudio Truzzi, Responsabile
Qualità di METRO che ha sottolineato l’importanza dell’Atlante come strumento di formazione di tutti quegli intermediari che operano per la soddisfazione del consumatore finale. Ha
concluso la presentazione Folco Portinari, letterato, saggista e scrittore, che, compiacendosi per il lavoro di ricerca e i risultati ottenuti, ha espresso l’auspicio che iniziative
simili fungano da spunto di riflessione e stimolo per un efficace miglioramento.

Il lavoro è frutto di un’indagine che ha visto per protagonisti i ragazzi che frequentano gli ultimi due anni di corso delle scuole elementari e l’intero ciclo della scuola media
inferiore: sono state effettuate 5.702 interviste su un totale di popolazione di 2.871509 individui, 1.000 interviste telefoniche alle famiglie, 21 interviste a
responsabili mense di comuni, ditte appaltatrici e responsabili ASL e sono stati esaminati, infine, 50 progetti educativi provenienti da tutte le regioni e realizzati nelle scuole della
penisola.

In estrema sintesi, dall’indagine emerge che si vanno sempre radicando nuove abitudini alimentari, quali la diffusione di pasti brevi e “funzionali” (cioè meno soddisfacenti dal
punto di vista del gusto e del piacere della convivialità), la promozione della cena a pasto principale (almeno dal punto di vista del tempo che le viene dedicato), la riduzione dei
tempi di preparazione dei cibi, l’orientamento dei ragazzi verso cattive abitudini alimentari (quali ad esempio saltare la prima colazione e in certi casi accompagnarla con bevande non adatte,
come il caffé; spiluccare  spesso fuori pasto soprattutto dolci; prediligere fritti, salumi e salse a scapito di frutta e verdura) e la diminuzione del consumo di certi cibi
tradizionali e freschi, come il pane, a vantaggio di prodotti industriali, come i biscotti. E tutto ciò nonostante il fatto che le famiglie pongano un’elevata attenzione alla
stagionalità e alla provenienza dei prodotti, alla ricerca di alimenti il più possibile “naturali” investendo, anche economicamente, nel cibo.

Più nel dettaglio, la ricerca conferma che la famiglia – di cui la donna è il principale interprete – resta il decisore degli acquisti. Le scelte delle famiglie non esprimono solo
una esigenza alimentare, ma un insieme di richieste tra cui spicca innanzitutto la necessità di risparmiare tempo, sia quando si fa la spesa che quando si cucina, il  che spesso
comporta il ricorso a cibi veloci da preparare.

Lo studio mette in evidenza che al Sud c’è una maggiore attenzione nei confronti della tradizione regionale e della provenienza dei prodotti rispetto alla maggiore apertura al nuovo
riscontrata al Nord. Se al Centro-Sud maggiore è il tempo dedicato mediamente al pranzo, al Nord si dedica invece più tempo alla cena.

Esplicito il nesso riscontrato dall’indagine fra il livello di istruzione dei genitori e le scelte alimentari: livelli di istruzione più alti sono correlati positivamente allo scarso
utilizzo di cibi grassi, fritti o dolci, all’esplicita attenzione alla qualità del cibo, all’orientamento verso la semplice cucina mediterranea e al consumo conviviale del cibo.
Tuttavia, nel quotidiano, l’utilizzo dei “cibi della fretta” come surgelati o prodotti a rapidità di preparazione è molto frequente  proprio nel segmento di famiglia con
istruzione medio alta, spesso a causa dell’impegno della madre in ambito lavorativo.

Per quanto riguarda i principali erogatori di cibo extra famiglia, ovvero le mense scolastiche, la ricerca evidenzia che, proprio mentre aumenta la loro attenzione verso la qualità dei
cibi (testimoniata ad esempio dalla tendenza a scegliere cibi di origine biologica) si rileva uno scarso gradimento da parte dei ragazzi e una netta preferenza per la cucina domestica.

Infine, interessante il ruolo delle scuole  come prime agenzie formative anche in ambito alimentare: se la società attuale vede ridursi il ruolo della famiglia nell’educazione dei
figli, si percepisce la necessità di una trasformazione e di una riqualificazione dell’apporto educativo. È in questo scenario complesso che sono stati raccolti e schedati una
cinquantina di progetti provenienti da tutte le regioni italiane su alimentazione, cultura e salute, che sono stati pure presi in esame dall’indagine come contributo alla progettazione di
programmi nazionali e generalizzabili per una corretta educazione giovanile.

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