Coldiretti: «la speculazione su fame brucia 60miliardi»

Dall’inizio dell’anno le speculazioni sulla fame hanno bruciato 60 miliardi di euro solo per il grano con il prezzo che si è impennato del 66 per cento per poi tornare rapidamente ai
valori iniziali.

E’ quanto è emerso da uno studio presentato nel corso del Forum Internazionale «Allarme cibo, l’Europa risponde» organizzato da Coldiretti e Studio Ambrosetti a Bruxelles in
occasione dell’apertura della Conferenza Fao sull’alimentazione a Roma.

Nell’incontro è emerso che dall’inizio dell’anno il prezzo del grano ha iniziato ad aumentare per raggiungere il massimo storico di oltre 30 centesimi di euro per chilo (circa 12,50
dollari per bushel) all’inizio di marzo per poi continuare con un andamento altalenante che lo ha riportato oggi al valore iniziale di circa 20 centesimi di euro per chilo (7,50 dollari per
bushel), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del Chicago Board of Trade che rappresenta il punto di riferimento per il commercio internazionale delle materie prime agricole.

Il grano – continua la Coldiretti – è il cereale piu’ prodotto e consumato nel mondo dal quale dipende la sopravvivenza di miliardi di persone con un raccolto mondiale di quasi 600
milioni di tonnellate con le speculazioni sulle aspettative future che hanno provocato aumenti di prezzi al dettaglio, restrizioni commerciali e accaparramenti che hanno ridotto le
disponibilità sul mercato con disordini ed emergenze alimentari in molti Paesi.

La finanziarizzazione dei commerci mondiali di cibo ha aperto le porte alle grandi speculazioni internazionali che stanno «giocando» senza regole sui prezzi delle materie prime
agricole dove – ha precisato il presidente della Coldiretti Sergio Marini – hanno provocato una grande volatilità impedendo la programmazione e la sicurezza degli approvvigionamenti in
molti Paesi.

Per dare stabilità ai mercati occorre investire – ha precisato Marini – nell’agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali
che sappiano potenziare le produzioni locali da orientare al consumo interno per sfamare la popolazione.

Gli ultimi mesi – ha concluso Marini – hanno dimostrato la grande vulnerabilità di un sistema impostato sulla liberalizzazione spinta del mercato che ha favorito una nuova
«colonizzazione» dei paesi piu’ poveri che sono stati indotti dagli alti prezzi ad esportare invece che a soddisfare il crescente fabbisogno interno.

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