Città del Vino con l'Università di Pisa per una ricerca sul limite individuale di tollerabilità all'alcol
17 Ottobre 2007
Contro il fenomeno delle stragi dovute alla guida in stato d’ebbrezza bisogna trovare una soluzione, con la prevenzione e maggiori controlli contro chi mette a rischio la vita degli altri; ma
è necessario – sottolinea Città del Vino – passare ai fatti con un’adeguata e grande campagna istituzionale di educazione al gusto indirizzata ai giovani e alle famiglie, che
coinvolga le scuole, l’associazionismo e le imprese vitivinicole del nostro Paese. Dobbiamo tornare a riconsiderare il vino come un elemento essenziale della dieta mediterranea, un prodotto che
se consumato con moderazione, anche ogni giorno, può far bene alla salute; «lasciandoci quindi alle spalle – chiede Valentino Valentini, presidente di Città del Vino,
ricollegandosi a una recente indagine Istat – le abitudini importate dai Paesi nord europei che si traducono in consumo eccessivo di superalcolici e alcopops, veri responsabili del fenomeno
dello sballo».
Le nuove norme contro la guida in stato di ebbrezza, senza educazione al gusto e senza maggiori controlli, rischiano di non sconfiggere il fenomeno. E comunque il limite di 0,50 grammi/litro
è troppo basso per determinare lo stato d’ebbrezza di una persona. «In questo siamo d’accordo con il ministro Mastella – dichiara il direttore di Città del Vino, Paolo
Benvenuti – bisogna intervenire sulle soglie minime fissate dal recente decreto del ministro Bianchi. E’ sufficiente un calice di vino per essere fuorilegge, ma in realtà il vino non
c’entra assolutamente nulla con le stragi del sabato sera».
Proprio sul rapporto vino/salute il 19 e 20 ottobre a Montalcino (Siena) si svolgerà il IV convegno nazionale organizzato da Città del Vino, comune di Montalcino e Associazione
Vino e Salute, il partner scientifico delle Città del Vino. Durante il convegno sarà illustrato un nuovo studio in programma all’Università di Pisa, condotto dal professor
Roberto Barale, genetista di fama internazionale. Lo studio è finalizzato a monitorare i tassi alcolici indagando i geni che controllano il metabolismo dell’alcol. Coinvolgerà un
gruppo di studenti volontari, diviso in due cluster: uno di ragazzi toscani, l’altro di ragazzi del sud Italia. Attraverso uno strumento per l’alcol test verrà misurata per ognuno
e per gruppi di individui la curva di comparsa dell’etanolo nel sangue e successivamente saranno correlate le curve con i geni di ognuno, tenendo però conto delle abitudini a bere.
Valutando quindi sia il fattore genetico che quello ambientale. L’obiettivo è di rendere consapevole le persone sulla giusta assunzione di alcol. “Probabile che ci sia un’ampia
variabilità di risposta – sottolinea il professor Roberto Barale – che dipende dalla variabilità genetica nel metabolizzare l’alcol”.
Se ci fosse un “punto di stop” per ognuno, una soglia individuale di tollerabilità all’assunzione di sostanze alcoliche, geneticamente determinata, allora potrebbero nascere interessanti
osservazioni sulle abitudini quotidiane delle persone. «Se da una parte sono necessarie la prevenzione e la repressione contro chi pregiudica la vita degli altri, dall’altra è
necessario approfondire le relazioni individuali tra il singolo consumatore, il vino e gli alcolici in genere – spiega Valentino Valentini, presidente di Città del Vino-. Le ricerche che
sta promuovendo l’Associazione vanno proprio in questa direzione. Purtroppo il tema dell’abuso di alcol rischia di danneggiare anche il mondo del vino e sarebbe bene che il settore fosse
più reattivo e rispondesse con campagne di comunicazione orientate al bere moderato e all’educazione al gusto».





