Cia Toscana: voglia di rinnovamento per il vino toscano

Regole più chiare e disciplinari meno farraginosi. Partendo dal caso Brunello, fino alla riforma dell’Ocm vino che vede i paesi competitori, in primis la Francia, già
con le carte in regola per rispondere al meglio le nuove direttive. E poi un maggiore coinvolgimento dei piccoli produttori, che troppo spesso non hanno voce in capitolo all’interno dei
Consorzi del vino.

Una riflessione sul settore vitivinicolo durante l’assemblea della Cia Toscana che si è svolta a Siena, presso l’Enoteca Italiana, alla presenza di numerosi imprenditori
vitivinicoli delle zone più vocate della provincia di Siena e della regione.

Sotto accusa gli organi preposti al controllo: “Una ventina che spesso effettuano lo stesso tipo di controllo più volte”, mentre per la Cia sarebbe necessario un sistema unico dei
controlli per agevolare le aziende e semplificare gli oneri burocratici.

Un tema quello della semplificazione che la Cia sta portando avanti da tempo, una “battaglia” che sta dando già dei risultati ma proseguirà: “Non è
possibile -ha ricordato il presidente della Cia Toscana, Giordano Pascucci- che una Doc piccola di neanche 200 ettari (come la Doc Orcia in provincia di Siena) abbia un sistema di controlli
uguale al Parmigiano Reggiano, per citare un esempio, ovvero la denominazione più grande”.

Il vino ha bisogno di rinnovamento e di uno snellimento per restare al passo con i paesi concorrenti, partendo dalla nuova Ocm vino che ha dei limiti e dei difetti ma che offre comunque delle
possibilità: “E’ il momento di prendere il meglio da quello che è scaturito dalla riforma sia per la ristrutturazione dei vigneti alla promozione del prodotto Sulle
denominazioni -ha affermato Roberto Scalacci, responsabile vitivinicolo della Cia toscana- si apre un processo che bisogna riuscire ad interpretare per ricavarne dei vantaggi, e altre
opportunità possono esserci per il sistema delle tutele”.

Forte è l’impegno della Cia per sostenere le aziende del vino, portando avanti azioni e politiche con coerenza e professionalità si nell’ambito polito e tecnico ed un
rapporto costante con i produttori. Nuove iniziative che vengono messe a punto proprio con i produttori attraverso la creazione di un Gruppo di interesse economico (Gie): “Da oggi per il vino
parte la formazione dei Gruppi di interesse economico -ha sottolineato Alessandro Del Carlo, della presidenza della Cia Toscana- un luogo di partecipazione e di formazione delle politiche di
settore che vede i produttori al centro del dibattito e delle scelte”.

Secondo la Cia Toscana è, inoltre, fondamentale una organizzazione e il rafforzamento della filiera, attraverso politiche adeguate che rafforzino i produttori stessi all’interno
della filiera: “partendo da un nuovo ruolo della cooperazione -ha aggiunto Pascucci- e politiche di qualità che leghino ancor più che in passato il prodotto con il
territorio; facendo sempre emergere la qualità delle produzioni, la tracciabilità e la tutela dei nostri vini.

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