Cia Sardegna: preoccupazione per il prezzo dell'agnello e per il carburante agricolo
11 Febbraio 2008
La Cia Sardegna esprime preoccupazione sul prezzo dell’agnello sardo, tramite i propri associati, infatti, è stata informata del fatto che il prezzo pagato ai produttori sia fermo tra i
2 e i 2,50 euro (peso dell’animale vivo) al chilo: «Cifre inaccettabili e decisamente basse, soprattutto alla luce delle difficoltà economiche che il comparto si trova ad
attraversare, legate anche all’aumento dei costi di produzione», lamenta il presidente regionale Giorgio Piras.
Procedere in questo modo significa «vanificare l’aumento, o meglio, il presunto aumento del prezzo del latte, così come il grande impegno profuso per il rilancio della filiera da
parte del Consorzio di tutela dell’agnello sardo, che purtroppo -aggiunge- non ha raggiunto l’obiettivo economico che ci eravamo prefissati».
La dirigenza della Cia ha le idee chiarissime sull’azione da mettere in campo: «È necessario fissare una soglia minima per il prezzo al chilogrammo dell’agnello, che non deve
scendere al di sotto di 4,50 euro (peso vivo). Solo in questa maniera -evidenzia- si può difendere, non solo la qualità, ma anche la dignità reddituale dei produttori. Il
nostro organismo ha così deliberato di perseguire quest’obiettivo diffondendo prima di tutto la sua posizione nel territorio e, in seguito, dando corso al programma della Cia,
attualmente in fase di ultimazione».
A mettere ulteriormente in ginocchio gli allevatori, inoltre, è il notevole ritardo nella liquidazione delle indennità pregresse e, non ultimo, la mancata assegnazione del
carburante agricolo. Proprio in relazione a questo problema, che coinvolge l’intero mondo agricolo e coincide con il periodo di coltivazione dei terreni, la Cia regionale ha valutato
l’opportunità di procedere per vie legali, dando mandato al proprio avvocato di fiducia, allo scopo di verificare se ci sia qualche colpa della Regione Sardegna. Se il riscontro dovesse
essere positivo, la Cia e i suoi associati non esiteranno a chiedere alla Regione un rimborso del danno subito.





