Centrale di Brindisi: l'inquinamento dei terreni non un problema solo degli agricoltori ma di tutti i cittadini
12 Novembre 2007
28 giugno -10 novembre 2007: dopo quattro mesi e mezzo dall’emanazione dell’ordinanza sindacale di sequestro dei terreni agricoli ubicati lungo il nastro trasportatore ed intorno alla centrale
Enel “Federico II” di Brindisi, da parte del sindaco Mennitti, nessuno riesce a dare risposte agli agricoltori proprietari o conduttori di quei terreni agricoli. Sono passati quattro mesi e
mezzo nel corso dei quali agli agricoltori è stato impedito di raccogliere l’uva, i pomodori, o di mettere in produzione i carciofeti. Un danno enorme sia ai diretti interessati che
all’indotto, e comunque all’immagine del comparto agricolo di Brindisi e dell’intera provincia. Ma ad oggi ancora non si sa chi ha causato l’inquinamento in quella zona, e se comunque lo stesso
è da ritenersi circoscritto solo a quell’area. Non è dato sapere chi sarà a ristorare gli enormi danni causati a quegli agricoltori che oggi comunque continuano a pagare
magari le rate di quei trattori che da giorni presidiano il Palazzo di città, in quanto non possono entrare sui terreni sequestrati per coltivarli. Agricoltori che con dignità e
rispetto delle regole, ma con estrema fermezza, portano avanti una protesta in difesa di diritti sacrosanti che le Istituzioni da un lato condividono, ma dall’altro cercano di scaricare a non
si sa chi.
“Come Confederazione Italiana Agricoltori -dichiara il presidente provinciale della Cia di Brindisi Luigi D’Amico- siamo molto preoccupati sia per gli operatori direttamente interessati
dall’ordinanza che per la ricaduta negativa d’immagine per un comparto agricolo come quello brindisino che con grossi sforzi sta cercando di dare una svolta verso quella qualità e
certificazione della filiera tanto invocata dal mercato ed auspicata dal ministro De Castro, con la richiesta di riconoscimento dell’Igp del carciofo di Brindisi, con l’attivazione del
consorzio di tutela per le Doc nel settore vitivinicolo”.
“Rimane, quindi, fondamentale -prosegue il presidente D’Amico- il tavolo tecnico che si riunirà presso la Prefettura il 12 novembre prossimo, dal quale dovrà venire fuori una
risposta immediata per i produttori direttamente colpiti dall’ordinanza e la costituzione di un gruppo di lavoro per programmare il futuro di quelle aree”.
“Infine, vorrei ricordare -specifica ancora D’Amico- che l’ordinanza sindacale risulta essere stata emanata per tutelare la salute pubblica in quanto in quelle zone vi sono grosse
concentrazioni di elementi inquinanti. Ebbene, giovedì scorso 8 novembre la manifestazione, a cui ho partecipato, ed il corteo dei trattori partito dalla zona industriale di Brindisi per
la centrale Enel di Cerano, ha incrociato dei pulmann di scolaresche (presumo di scuola elementare) che continuano a recarsi nel parco delle ‘Saline Punta della Contessa’, situato nelle
immediate vicinanze sia della centrale elettrica che del nastro trasportatore. Se realmente parliamo di zone altamente inquinate, mi chiedo se sarebbe opportuno, sempre a tutela della salute
pubblica, evitare che i bambini vengano portati in quei luoghi. Questa circostanza -conclude il presidente della Cia di Brindisi- mi auguro possa ritornare utile per far comprendere ai
cittadini di Brindisi, della provincia ed anche delle province limitrofe, che il problema non è solo di quegli agricoltori che oggi manifestano sì per tutelare i loro diritti ma
anche per rappresentare un malessere ambientale di più ampie dimensioni”.




