Carlo Riccardi: i 90 anni del paparazzo dei paparazzi

Carlo Riccardi: i 90 anni del paparazzo dei paparazzi

I 90 anni di Carlo Riccardi, il primo vero e unico paparazzo

Carlo Riccardi, se novant’anni vi sembran pochi…
Un guitto della macchina fotografica diventato pittore per passione. Questo è Carlo Riccardi, il primo “paparazzo”.

Carlo Riccardi 90 candeline (ph. Marino Paoloni)

Carlo Riccardi 90 candeline (ph. Marino Paoloni)

 

 

Un nome che forse a molti lettori dice poco, ma che è la sintesi di un uomo che oltre ad aver documentato con la macchina fotografica decenni di vita italiana, è stato un innovatore anche in campo artistico.

 

 

Carlo Riccardi -coperta per la fontana del Porcellino a Firenze

Carlo Riccardi -coperta per la fontana del Porcellino a Firenze

 

Ma nonostante i suoi 90 anni, di andare in pensione non ci pensa proprio e sorride alla vita.
Carletto, come lo chiamano affettuosamente gli amici, è un Personaggio con la maiuscola, un vero peperino nato a Olevano Romano nel 1926, per il quale sembra che il tempo si sia fermato.

 

Carlo Riccardi -1996 Madre Teresa davanti al Presepe dei netturbini-Roma

Carlo Riccardi -1996 Madre Teresa davanti al Presepe dei netturbini-Roma

 

Un “ragazzino” che il 3 ottobre scorso ha compiuto 90 anni, festeggiato da familiari, amici e volti noti del mondo dello spettacolo, cultura, economia.

Durante la sua professione ha immortalato momenti storici della nostra epoca, ritratto volti di uomini potenti, papi, capi di stato e celebrità.

 

 

Carlo Riccardi-raccolta delle olive  (proprietà Adriana Aschettino)

Carlo Riccardi-raccolta delle olive (proprietà Adriana Aschettino)

Era lì nel 1945, quando Roma fu liberata. E mentre scattava e colorava a mano le foto ricordo per i militari americani che stazionavano al Foro Italico, conobbe Federico Fellini che invece sbarcava il lunario disegnando caricature per i militari Usa.
Lui, il primo vero fotografo a pregiarsi del soprannome di “paparazzo”, dopo oltre mezzo secolo così ricorda quei momenti.

 

Carlo Riccardi-Mietitura

Carlo Riccardi-Mietitura

 

«Il termine poi usato per il cognome di un personaggio del film, fu coniato nel 1967 dallo scrittore Ennio Flaiano durante la sceneggiatura de La Dolce vita, incuriosito da “Pappatacio”, cioè moscone, il nomignolo che mi aveva dato Amintore Fanfani» (allora noto esponente della Democrazia Cristiana, morto nel 1999, ndr).

 

Carlo Riccardi ritratto da Michele De Meo-1983

Carlo Riccardi ritratto da Michele De Meo-1983

«Questa fu la prima volta».
Questo genuino “operaio” dell’informazione e artigiano della pittura, nonostante 5 by pass e qualche acciacco, non ci pensa proprio a fare il pensionato. E anche se non va più tanto in giro per Roma a immortalare personaggi famosi, come nella via Veneto a cavallo degli anni 50-60 del secolo scorso, oggi dedica il suo tempo a «”Imbrattare” tutto quello che mi capita a portata di mano», come dice scherzando.
Si avvicinò al mondo dell’arte, durante i soggiorni di artisti ospitati da suo padre Mario nella casa nella casa di campagna nella natia Olevano Romano.

 

Fu gente come il maestro di Renato Guttuso, Saro Mirabella, a insegnargli a dipingere e ritoccare le fotografie. Amico e fotografo e di pittori come Corrado Cagli, Giorgio De Chirico, Pericle Fazzini, Renato Guttuso, Riccardo Monachesi, Luigi Montanarini, fu invogliato a continuare in quella sperimentazione artistica, che lo ha portato a esprimere le sue opere su quello che aveva a portata di mano, che fossero piccoli supporti in legno, come le pagine storiche di quotidiani, tele di ogni dimensione e le ormai note maxi tele, lunghe sino a 300 metri, dai colori vivi e i significati profondi, con le quali ha avvolto o “incravattato”, scorci di paesi, paesaggi e monumenti di tutta Italia.

Ne sono passati di anni dal 1954, da quando questo grande e semplice uomo, cresciuto fotografo, diventato poi un artista poliedrico, si firmava con lo pseudonimo di Cric . Ideatore dell’ultimo manifesto pittorico del XX secolo, «Quinta dimensione», sottoscritto da oltre 80 artisti contemporanei, ha presentato l’ultima sua opera il 16 agosto scorso in piazza del Popolo a Roma, una tela di oltre 100 metri intitolata “Diamoci una mano”, un po’ più lunga della prima maxi tela, che fu esposta lì nel ferragosto del 1986. In essa, tante impronte di mani aperte e di diverso colore, a simboleggiare quel mondo di pace e amicizia che vorrebbe si realizzasse.
Un desiderio condiviso dai tanti invitati che hanno aspettato il soffio sulle candeline, durante la festa organizzata in suo onore, tra le immagini dei suoi quadri e le storiche foto oggi patrimonio inestimabile dell’Archivio Riccardi, oltre 4 milioni di scatti realizzati da questo “paparazzo per eccellenza” e poi anche da suo figlio Maurizio, degno erede di tanto padre, che ritraggono uomini e donne che, in modi diversi, hanno scritto la storia e cambiato i costumi nel nostro pianeta.  Su tutti spiccano le immagini in successione dei papi, da Pio XII a Papa Francesco, al quale ha donato una sua opera. L’elenco sarebbe troppo lungo, ma a guardare le foto e le sue opere, non servono le parole per descrivere questo nonno battagliero che negli anni 70 fu per 10 anni segretario generale del Sindacato Artisti della Cisl, se non un suo ritratto intitolato «Scalette rosse», realizzato dall’artista Michele De Meo nel 1983, che lo ha rappresentato tra foto, pennelli e sindacato.

Oggi questa persona semplice, schietta, calorosa e sempre col sorriso aperto ha voltato un’altra pagina delle decadi della sua vita e corre verso il secolo. Tanti auguri Carlo.

Maurizio Ceccaioni
Newsfood.com

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