Calabria: i ragazzi di “A Scuola con la Cia” alla ricerca dei frutti perduti
15 Maggio 2008
Catanzaro – La preoccupazione a livello mondiale per la riduzione della biodiversità che ha come conseguenza la scomparsa di tante specie che abitano il pianeta sta crescendo
sempre di più e in maniera esponenziale nella coscienza di tutti.
L’uomo, attraverso l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, la deforestazione, la monocoltura, l’antropizzazione eccessiva di ambienti naturali degli habitat ed ecosistemi è,
indubbiamente, il principale artefice della scomparsa (si stima 3 varietà/ora) di molte specie animali e vegetali presenti sul nostro Pianeta.
Tutto ciò comporta una preoccupante contrazione funzionale dei «servizi » forniti dagli ecosistemi presenti nel nostro pianeta: stabilizzazione del clima, assetto
idrogeologico, barriera alla diffusione di malattie, riciclo dei rifiuti, qualità delle acque, fotosintesi clorofilliana, riciclo dei nutrienti ecc. Questo, senza ombra di dubbio, si
traduce in un grave danno all’ecosistema terra non soltanto in termini ecologici, relativamente alla funzionalità degli ecosistemi ma, anche, culturale per la perdita della conoscenza
umana e non ultimo dal punto di vista economico perché riduce ed erode le risorse e la variabilità genetica. Esiste un legame inscindibile tra agricoltura e biodiversità,
per cui e necessario esplicitarne le conseguenze, indicare possibili percorsi tesi a limitarne al massimo eventuali e possibili ricadute negative. La biodiversità è alla base
dell’agricoltura ed è costituita da due elementi, quello genetico e quello ecosistemico.
Nei secoli le specie animali e vegetali hanno subito, in seguito a mutazioni e ibridazioni naturali ed indotte, diversi adattamenti che hanno portato ad una miriade di varietà genetiche
differenti. Alle specie coltivate la diversità genetica ha permesso il loro adattamento a situazioni estreme di coltivazione e, non ultimo, a resistere ad attacchi di organismi vegetali
ed animali.
A tale riguardo, dobbiamo ricordare come l’agricoltura non intensiva e quella biologica contribuiscano a conservare la biodiversità sia di specie animali che vegetali. Di contro,
però, dobbiamo dire come l’agricoltura basata su un processo produttivo di tipo intensivo dovuto all’eccessivo sfruttamento delle terre coltivate ha determinato indubbiamente una perdita
grave sia in termini genetici che di ecosistemi.
Queste importanti tematiche sono state al centro degli studi che i ragazzi delle prime classi della scuola media di Simeri Crichi, in provincia di Catanzaro, hanno fatto, durante l’anno
scolastico 2007/2008, nell’ambito del progetto » A Scuola con la Cia», promosso dalla Cia Calabria.
Per un approfondimento sugli studi fatti, la Cia Calabria ha scelto l’azienda agrituristica » Fattoria Sant’Anna» di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria. In questa
azienda, infatti, sono coltivate alcune centinaia di piante in via di estinzione: olivo bianco, melo cotogno, diverse varietà di amarene, mirto, corbezzolo, pesco bianco calabrese,
giuggiolo, sorbo, etc.. Tutte le piante sono state collocate su un lungo percorso che i ragazzi hanno compiuto in circa tre ore di cammino, sotto la guida e le spiegazioni del titolare
dell’azienda Salvino Moro e del botanico dott. Diego Arcidiaco.
L’azienda Sant’Anna è tutta a conduzione biologica. Nei prossimi giorni sarà completata la costruzione di una piscina naturale alimentata con acqua piovana la cui depurazione non
avverrà attraverso l’uso del cloro, bensì tramite decantazione in una vasca all’interno della quale sono coltivate piante acquatiche che hanno proprietà tali da sostituire
la funzione depuratrice del cloro. Si tratta, pertanto, di una struttura anch’essa interamente biologica. Un primato per la Calabria, se consideriamo che in Italia ne esiste soltanto un’altra.




