Brunello: Coldiretti, non si ferma Made in Italy in USA 3 %

Con un aumento nel valore delle vendite del 3 per cento non si ferma la crescita del vino italiano negli Stati Uniti nonostante le difficoltà provocate dal tasso di cambio
Euro/Dollaro svantaggioso per le esportazioni. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi al primo trimestre 2008, svolta in occasione del via libera
statunitense alle importazioni di Brunello di Montalcino a partire dal 23 giugno se supportate da dichiarazione di un ente governativo italiano che attesta per ogni marca ed annata il rispetto
dei requisiti del disciplinare del Brunello di Montalcino a denominazione di origine controllata e garantita (docg) e che il prodotto ha i requisiti per essere venduto anche in Italia.

Negli Usa si beve circa la metà (45 per cento) dei vini rossi Doc/Docg della Toscana destinati all’estero con il Chianti e il Brunello di Montalcino in pole position secondo le
elaborazioni Coldiretti su una indagine Nomisma sul posizionamento dei Vqprd (Doc/Docg) italiani nei principali mercati mondiali.

Con un giro d’affari di oltre 120 milioni di euro, 247 produttori e sette milioni di bottiglie vendute ogni anno per il 62 per cento all’estero, il Brunello di Montalcino è
considerato – continua la Coldiretti – un simbolo del vino italiano nel mondo. Il 25 per cento della produzione totale di Brunello e’ assorbito dagli Stati Uniti, seguiti dalla Germania (9 per
cento), dalla Svizzera (7 per cento), dal Canada (5 per cento), dall’Inghilterra e dal Giappone (3 per cento). Una crescita si registra anche in mercati emergenti come sul fronte asiatico dove
Cina, India e Corea hanno raddoppiato la domanda negli ultimi due anni.

La circolare N.2/2008 del 20 giugno pubblicata dall’ Alcohol and Tobacco tax and trade bureau (Attb) del Ministero del Tesoro Usa fa venir meno – sottolinea la Coldiretti – la precedente
minaccia di una sospensione generalizzata delle importazioni di Brunello di Montalcino nata dall’indagine sul mancato rispetto del disciplinare di produzione, che coinvolge una decina di
imprese, anche per l’impiego di uve diverse dal sangiovese che sono le uniche previste dal disciplinare.

Nella dichiarazione richiesta dalle autorità statunitensi su carta intestata dell’ente governativo italiano e datata, deve essere riportata – riferisce la Coldiretti – la marca del
vino, l’annata di produzione, il nome e l’indirizzo del produttore con in calce la firma di un responsabile dell’ente governativo italiano. Gli importatori – conclude la Coldiretti –
necessitano di una sola dichiarazione per tutti le spedizioni che si riferiscono alla stessa marca, annata e produttore che dovrà essere scritta in inglese od in italiano ma
accompagnata dalla traduzione in inglese.

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