Biwa 2017: vince Oreno 2015 della Tenuta Sette Ponti di Castiglion Fibocchi

Biwa 2017: vince Oreno 2015 della Tenuta Sette Ponti di Castiglion Fibocchi

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Milano, Centro Congressi Fondazione Cariplo, lunedì 18 settembre 2017
Svelata la  classifica dei 50 migliori vini d’Italia The Winesider Best Italian Wine Awards, nata da un’idea di Luca Gardini e Andrea Grignaffini, alla presenza dei produttori premiati, della giuria internazione e della stampa.

 

Barolo batte Brunello di Montalcino 10 a 6; Piemonte batte Toscana con 13 a 10; vendemmia 2013 batte quella del 2015 con 14 a 9; ma, ad essere incoronato come numero uno dei 50 migliori vini italiani secondo Biwa (Best italian wine awards), la classifica che da sei anni Luca Gardini redige insieme ad alcuni fra i migliori palati internazionali, è un vino toscano della vendemmia 2015 e cioè, Oreno 2015 della Tenuta Sette Ponti di Castiglion Fibocchi di proprietà di Antonio Moretti.
Il primo piemontese è della vendemmia 2013, è il Barolo Ravera 2013 di Elvio Cogno, in quarta posizione, seguito dal Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2012 di Casanova di Neri.

Non c’è storia nemmeno tra rossi e bianchi, 35 a 12 ma in posizione d’onore sono collocati il bianco altoatesino Terlaner Rarity 1991 della Cantina di Terlano (secondo classificato) e la bollicina di un’azienda famosissima a livello mondiale e con un medagliere quasi impossibile da conteggiare, i fratelli Lunelli con Giulio Ferrari riserva del Fondatore Trentodoc 2006.
Un altro grande vecchio inserito in questa classifica è la Vernaccia di Oristano Riserva 1991 dell’azienda vinicola Attilio Contini.

Ha riservato non poche chicche l’originale classifica, presentata a Milano, che nel 2012 si è inventato il sommelier Luca Gardini insieme al giornalista Andrea Grignaffini che, però, per redigere la classifica finale, scelgono compagni di “grandi bevute” visto che bisogna degustare un bel numero di vini, esperti molto autorevoli (dal capo redattore del Corriere della Sera Luciano Ferraro al vice direttore della Gazzetta dello Sport e inventore di Gazzagolosa Pier Bergonzi, da Daniele Cernilli a Marco Tonelli nonché l’unico master of wine giapponese Kenichi Ohashi e i giornalisti Amaya Cervera, spagnola, Christy Canterbury, americana e Tim Atkin wine writer inglese tra i più premiati al mondo).

In sei edizioni, Biwa ha conquistato un’autorevolezza che fa bene al vino italiano, intanto perché stimola i consumatori (probabilmente anche i produttori) a fare i confronti fra i vini inseriti in classifica – una quasi invisibile particella rispetto alla grande offerta di etichette nazionali – e quelli che non ci sono. Tra vendemmie diverse e terroir molto differenti. Ma, anche, tra le stesse tipologie di vino (è il caso di Barolo e di Brunello di Montalcino che ogni anno si danno battaglia a chi deve primeggiare), le medesime zone di origine e le classifiche che fanno le guide italiane e le pubblicazioni straniere.

In questo progetto, i degustatori messi insieme da Gardini, non si limitano a indicare solo i 50 grandi perché sono chiamati anche a scegliere i vini, le aziende e i professionisti che si sono distinti nel mondo vitivinicolo, per assegnare dei premi speciali.

In totale sette: 
premio azienda e tradizione (alla toscana Poliziano), 
premio vino promessa (Romagna Sangiovese Oriolo 2016 dell’azienda I Sabbioni), 
premio vino da uve autoctone rosse (Barbera d’Alba Mervisano 2012 di Orlando Abrigo),
premio vino da uve autoctone bianche (Gavi vecchia annata 2009 di Broglia), 
premio vino pop (Lambrusco di Sorbara Rito 2016 di Zucchi), 
premio miglior sommelier (Ilario Perrot, ristorante Seta, hotel Mandarin Oriental Milano), 
premio alfiere del territorio (alla veneto Salvaterra).
Anche questa è una selezione difficile da fare, come la scelta delle 50 migliori etichette.

 

Michele Pizzillo
Inviato Speciale
Newsfood.com

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