BioFach 2011, Fruit Logistica e l’arte tedesca delle Fiere. E in Italia? Meglio poche fiere fatte bene o tante sagre?

BioFach 2011, Fruit Logistica e l’arte tedesca delle Fiere. E in Italia? Meglio poche fiere fatte bene o tante sagre?

Era il 1978 quando, per la prima volta, attraversai l’Austria (non ricordo se c’era già l’Europabrucke) per andare a Monaco, all’ISPO in Theresienstrasse (è qui che si svolgeva l’Oktober Fest dove la birra veniva rifornita con autobotti, come la
benzina
).

Già allora rimasi strabiliato dall’efficienza e dalla organizzazione della macchina tedesca.

Ben poco era lasciato al caso. Dall’Italia si partiva già con una documentazione completa: percorso, pass per il preallestimento in orari ben precisi che andavano rispettati.
Si poteva entrare con le auto per lo scarico/carico, a fronte di una “caparra” di 70 Marchi. Se non si usciva entro le due ore, i 70 Marchi non venivano resi.

All’apertura della manifestazione, tutti in fila come tanti soldatini, davanti alle biglietterie, senza spinte o furbetti.
Anche se non spiccicavo una parola di tedesco, mi arrangiavo con il mio inglese maccheronico e col tempo ho conosciuto molti italiani che lavoravano in Fiera.
Non era difficile trovare interpreti. In genere erano studentesse che si presentavano e si proponevano  come standiste, come Brigitte -studentessa, maestra di sci ed ora medico internista a
Zug- che per 7-8 anni è stata una preziosa compagna di stand (lei ha imparato perfettamente l’italiano). Già allora  a 14-15 anni non erano più “bamboccioni”, si
staccavano dalla famiglia ed andavano a studiare in città. Avevano il loro monolocale dove stavano in due-tre, l’affitto lo pagavano i genitori ma il mantenimento e tutto il resto, erano a
carico degli stessi studenti. Dovevano studiare e trovare qualche lavoretto per potersi mantenere. (da noi a quarant’anni sono ancora considerati “giovani” e per legge i genitori sono costretti a
mantenerli!!!)

L’ISPO era/è la più importante fiera dello sport. Non era facile trovare uno stand e chi lo aveva se lo teneva ben stretto. IL rappresentante di ISPO in Italia era un certo Moretti
di Mantova il cui compito era quello di tenere buoni coloro che erano in lista per trovare un posto al sole alla Manifestazione più importante d’Europa. Già allora c’era anche il
MIAS (Mostra Italiana Articoli Sportivi) ma al confronto era una sagra da Paese.

Pochi giorni fa siamo andati a Berlino, al Fruit Logistica, ed oggi siamo qui a Norimberga al BioFach.

Non si può certo dire che qui tutto sia perfetto ma sicuramente l’impressione, la qualità percepita da chi arriva in fiera, è sicuramente positiva. I mezzi pubblici
funzionano ed anche gli uffici informazione. La segnaletica è esaustiva e chiara. Abbiamo parlato con alcuni espositori e nessuno mette in discussione la validità della
manifestazione.

Anche l’ospitalità, o meglio, l’assistenza che ci è stata riservata dall’ufficio italiano di BioFach a Milano, per trovare un volo aereo e una sistemazione alberghiera all’ultimo
momento è stata ottima.

Siamo partiti da Malpensa alle 11.11 e siamo arrivati alle 14,10 a Norimberga con scalo a Zurigo.

Alle 15,05 eravamo già in fiera: pochi minuti per lasciare in deposito il bagaglio e ritirare i pass (l’accredito era stato fatto via internet).

Di corsa in sala stampa, un caffè, un pezzo di torta e subito all’incontro promosso da AIAB. Qualche ripresa, qualche foto e scendiamo al Pad. 4A.

Troviamo il Punto Informativo dell’ICE , presente con un suo stand, ma quest’anno ha in programma eventi in collaborazione con Buonitalia, con AIAB, Associazione Nazionale Città del Bio,
Enoteca Italiana, FederBio, IFOAM, MiPAAF (vuoi vedere che forse forse si comincia a fare un po’ di “squadretta”‘ e magari c’è qualche speranza che anche
in Italia si potrà riuscire ad unire un po’ di forze?
)

Se parliamo di fiere e parliamo di agroalimentare e più specificatamente di prodotti BIO, è indubbio che il multifrazionamento delle manifestazioni non aiuti le imprese e neppure il
consumatore. Il 2011 è un bel BioRebus.
Non è neppure facile mettere d’accordo i vari Enti Fiera dei principali poli agroalimentari italiani. Così facendo però i nostri cugini tedeschi se la ridono (Fruit
Logistica: circa 450 espositori Italiani su 4000, Bio Fach: oltre 400 su 2500).
Siamo i più importanti produttori di eccellenze agroalimentari ma i poli fieristici più importanti non sono in Italia.

Se parliamo di imprese, idem. Non è più possibile essere competitivi sul mercato se si continua a correre da soli. Si può produrre ma non si può contemporaneamente
fare Marketing, seguire la rete vendita, distribuire con una logistica sempre più sofisticata, seguire i pagamenti, tenere sotto controllo i cash flow, seguire l’andamento dei mercati e
della concorrenza, anticipare le tendenze dei consumi…

La piccola azienda non può più competere se non lega il suo destino ad un carro comune, se mai bisogna fare in modo che questo carro, cooperativa, consorzio, ecc sia ben
governato.

Ben venga quindi un’azione che voglia dare un sostegno concreto alle piccole medie imprese agroalimetari, e non solo, italiane.

Se non riusciamo a creare un grande polo fieristico agroalimentare in Italia, proviamo almeno a formare un fronte comune di aziende italiane esportatrici del Made in Italy.

L’agroalimentare italiano, quello delle eccellenze, e ne abbiamo veramente tante, è il cavallo di Troia che può entrare nelle case di tutti i cittadini in ogni parte del
mondo.
E’ la chiave che può risolvere i problemi del nostro Bel Paese.

E’ un dovere del Governo Italiano sostenere le imprese agroalimentari italiane e non deve sostenerle singolarmente ma saper creare una rete, una potenza di fuoco costante che possa portare il
Made in Italy, quello vero, su tutti i mercati mondiali.

E non basta combattere i falsi, le contraffazioni con la repressione. E’ una battaglia persa in partenza. Occorre informare, informare informare il consumatore.

Ma come possiamo pretendere che il consumatore straniero sappia riconoscere il Parmigiano, la Mozzarella, il Pesto se neppure il consumatore italiano è in grado di poterlo fare, in quanto
ci sono prodotti in Italia che, pur essendo in regola con le normative, paiono dei veri e propri tarocchi?

Oggi internet entra in tutte le case, Google può dare risposte ai bisogni del momento. C’è solo bisogno di individuare i mezzi autorevoli idonei che diano certezze e tolgano ogni
dubbio alla diffidenza del navigatore del Web.

Il Presidente ed Amministratore Delegato di Buonitalia, Rodrigo Cipriani Foresio, oggi ci ha parlato di un’altra buona inziativa che sarà presentata al Fancy Food a Luglio.
Un portale, al quale hanno già aderito 150 aziende agroalimentari italiane, di e-commerce.

Dove sta la novità? Nell’accordo tra Il Ministero delle Politiche Agricole (ieri qui allo stand di Buonitalia c’era il Ministro Giancarlo Galan), UBS e Poste Italiane (ecco un’altra
squadra) che con la loro autorevolezza garantiranno il soddisfacimento delle esigenze del compratore sia italiano ma soprattutto estero (per ora riservato ai ristoratori) che avrà la
certezza di comprare Made in Italy in tutta sicurezza.

Abbiamo una grande opportunità: Expo 2015, non buttiamola alle ortiche!

Un appello ai politicanti (di veri politici attenti alla Politica per il benessere del nostro Paese, purtroppo ne sono rimasti pochi): è “giusto” che mangiate ma fate qualcosa, fate
qualcosa per salvare la barca Italia e l’equipaggio!

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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