Berlusconi alla CONFAPI: «Veltroni promette perchè sa che non governerà»
4 Aprile 2008
Intervenendo a Roma ad un convegno della Confapi, la Confederazione italiana della piccola e media industria privata, Silvio Berlusconi ha elencato i problemi con cui il prossimo governo
dovrà fare i conti: dal super euro che penalizza le esportazioni extra Ue, al prezzo del petrolio nettamente sopra i 100 dollari al barile, fino alla crescente domanda di materie prime
da parte delle economie emergenti e alla crisi finanziaria scatenata dal collasso dei subprime statunitensi.
«Il governo di sinistra – ha ricordato Berlusconi – ha chiuso 66 cantieri che avevamo aperto. Per avviare i lavori del traforo del Frejus abbiamo lavorato cinque anni e loro lo hanno
chiuso perché non sanno difendere la legalità. Uno Stato che non garantisca la legalità perde la legittimazione. Noi garantiremo la legalità affinché nessuna
minoranza organizzata possa prevalere sul benessere della maggioranza dei cittadini. Senza il ‘Corridoio 5′ saremo fuori dall’Europa e, se non facciamo altri trafori, dalle Alpi non si
passerà più – siamo vicini alla congestione. Per il Ponte sullo Stretto di Messina il mio governo aveva ottenuto dall’Unione Europea il 20% dei finanziamenti a fondo perduto, che
sono stati persi. Il prestito e’ virtualmente scaduto ma appena tornerò al governo cercherò di riottenerlo. La sinistra vuole bloccare definitivamente il nucleare, quello che un
italiano, Enrico Fermi, ha inventato. Non siamo ai tempi di Chernobyl, le centrali sono sicure e non possiamo continuare a pagare l’energia il 35% in più delle altri nazioni. Non si
può andare avanti comprando elettricità dalla Francia, che usa il nucleare, perche’ questo incide sul prezzo dei prodotti che immettiamo sul mercato. Il governo Prodi, inoltre, ha
fermato la costruzione dei rigassificatori e ora se la Russia chiude i rubinetti corriamo il rischio di rimanere al freddo».
«Le difficoltà che incontreremo sono enormi, l’Italia ha il terzo debito pubblico al mondo e un’evasione fiscale pari a 6 punti di Pil, che non arrivano alle casse dello Stato. La
soluzione però non è il terrorismo di Visco ma uno Stato amico in cui ognuno paga secondo le sue disponibilità. Aliquote giuste in tutto il mondo fanno contribuenti onesti.
Ho il mandato pieno e plebiscitario a ridurre le aliquote anche come strumento di lotta all’evasione fiscale. Dobbiamo chiedere una cooperazione alle amministrazioni comunali per la verifica
delle dichiarazioni di quei contribuenti che sono lontane dal loro stile di vita. L’Iva deve essere pagata alla ricezione del pagamento e non all’emissione della fattura. Inoltre uno dei primi
impegni del nostro governo sarà l’approvazione della legge Capezzone per aprire un’impresa in un giorno. Una norma già discussa alla Camera e di cui ora Veltroni si e’
appropriato».
«Occorre poi ridurre una burocrazia che ci costa il 50% in più rispetto agli altri paesi europei. Occorre fermare il turnover dei dipendenti e favorire la digitalizzazione di tutte
le pratiche pubbliche. L’abolizione delle province permetterebbe un risparmio di 10 miliardi. E’ necessario introdurre la meritocrazia e ridurre il numero dei dipendenti pubblici che lavorano
pochissimo. Si può fare lo stesso lavoro con molte persone di meno».
«Veltroni, che ha promesso una riduzione dei costi della politica, lascia una città dove e’ aumentata la criminalità, dove ci sono baraccopoli, dove e’ aumentato il degrado,
dove non ci sono case popolari. Ha portato le consulenze da 30 a 130 milioni di euro, il 243% in più, lasciando dietro di sé lascia un debito di 9 miliardi di euro. Questo sarebbe
una diminuzione dei costi? Altro che modello Roma, questo e’ il disastro Roma».
«In realtà, Veltroni sa che puo’ promettere tutto quello che vuole, tanto non governerà. Si e’ presentato come il nuovo e inizialmente io gli avevo anche creduto, ma poi si
e’ dimostrato che non era vero niente. Con la nascita del Pd ho pensato che fosse la volta buona, ma la storia non e’ cambiata. A livello locale il Pd e Veltroni continuano ad andare a
braccetto con Diliberto e Bertinotti, con i Comunisti Italiani e con Rifondazione Comunista. Inoltre, non solo non sono andati alle elezioni da soli, ma si sono alleati con i radicali, i
mangiapreti, e con il peggio del peggio, il campione del giustizialismo: Di Pietro. Il Pd ha ancora una cultura giustizialista ed e’ sempre lo stesso: Pci, Pds, Ds e ora Pd. Lo stesso partito,
gli uomini di sempre, sempre le stesse sedi, e la pensano come la pensavano una volta. Io non ho mai dato il permesso di darmi del tu a nessun protagonista della sinistra. Ritengo infatti che
siamo su due fronti contrastanti e assolutamente diversi».
«Le conseguenze del voto al Pd stanno diventando sempre più chiare. Di Pietro sarebbe ministro della Giustizia. Si continuerebbe con il sistema delle intercettazioni che viola la
nostra privacy. Non si abbatterebbero i costi della politica perché Di Pietro e Veltroni sappiamo come si sono comportati per loro stessi. Non si costruirebbe il ponte sullo Stretto. La
situazione e’ quella che viene fuori chiara dal comportamento e da quanto stanno facendo i candidati del Pd. La Sinistra ha fatto male, malissimo al Governo e a livello locale come in Puglia e
in Calabria. Non e’ riuscita a staccarsi dall’ideologia con cui e’ nata, che e’ quella del marxismo-ortodosso. Il credo marxista-ortodosso punta ad usare immediatamente l’arma tributaria per
colpire la classe nemica, la borghesia’. La Sinistra considera ancora la proprietà privata come il male assoluto».
«Il nostro lavoro però sarà possibile solo se saremo supportati dai protagonisti dall’Italia che lavora e da una vasta maggioranza parlamentare. Ci sono da fare tante, forse
troppe cose per un governo che avrà contro molto, se non tutto, il sistema istituzionale italiano. Credo che la prima cosa da cambiare sarà la nostra architettura istituzionale.
Oggi il premier ha il potere solo di stendere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri ma non può nemmeno dimissionare un ministro. Ricordiamo anche che per una interpretazione
dubbia del Quirinale fummo costretti a cambiare il nuovo sistema elettorale, riguardo l’attribuzione su base regionale del premio di maggioranza al Senato».
«Non credo che ci sia ancora una grande quantità di indecisi. Alcuni rispondono così ai sondaggisti per una questione di privacy, ma la gente ormai e’ decisa. I partiti
minori del centrodestra non ce la faranno a passare la soglia per entrare alla Camera e al Senato. Forse l’Udc e’ l’unica forza che puo’ superare la soglia del 4% alla Camera, ma sicuramente al
Senato non e’ in grado di superare lo sbarramento dell’8%. Chi votasse questi partiti non sarebbe rappresentato in Parlamento e toglierebbe la vittoria al Popolo della Libertà in quelle
regioni dove c’e’ un testa a testa con il Pd. Quella di Casini non e’ stata una scelta politica, ma ha prevalso l’ambizione personale».
A margine del convegno, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se si possa prevedere un interessamento di Lufthansa per il rilancio di Alitalia, dopo l’uscita di scena di AirFrance,
Berlusconi ha affermato inoltre: «La soluzione migliore per Alitalia rimane l’intervento di una cordata di imprenditori italiani. Ho rivolto un appello all’orgoglio degli imprenditori
italiani affinché Alitalia rimanga come compagnia di bandiera del nostro paese. Credo che la strada migliore sia di continuare in quella direzione».




