Banane e spezie .Cambia il clima, cambia l’agricoltura italiana
31 Luglio 2012
Non tutto il male viene per nuocere, sopratutto quando l’uomo ci mette ingegno. Di questi, l’agricoltura italiana deve fare i conti con l’aumento delle temperatura e l’aridità dei suoli.
Tuttavia, alcuni sperimentatori tentando di volgere la situazione a loro vantaggio, coltivando varietà una volta impossibilitate a sopravvivere.
Ad esempio, Letizia Marcenò coltiva banane. Insieme alla famiglia, la giovane (23) ha dedicato parte dei terreni della sua azienda agricola ai frutti esotici. Ad oggi, l’esperimento
sembra riuscito: la produzione non è elevatissima, 50 piante per 100 caschi l’anno, ma la clientela sembra gradire e gli alberi sopravvivono bene. Così, l’obbiettivo del 2013
è iniziare la coltivazione di manghi.
Se le banane sono in Sicilia, in Puglia ci sono le spezie: paprika, curcuma e zenzero.
Insieme allo zenzero, queste sono presenti nell’azienda di Andrea Soriano, 27 di Foggia. Come spiega Soriano, le piante si sono ambientate senza particolari problemi. Merito del clima foggiano
attuale: siccità, inverni corti e poca acqua.
Infine, il caso dei vini del Nord.
Nelle Dolomiti, a circa 300-600 metri sul livello del mare, sorge l’azienda agricola di Marco De Bacco e della sorella. I due sfruttano l’aumento della temperatura per coltivare particolari
vitigni: merlot, cabernet, chardonnay e pinot, che danno rossi fino a 13° gradi e mezzo.
Grazie al clima più caldo, le piante resistono e producono come pavana e la bianchetta, varietà indigene e di base più resistenti contro freddo ed altitudine. Tuttavia,
spiega il coltivatore, “Anche per queste qualche grado in più non fa male”.
Matteo Clerici





