Aosta: Nel Parco del Gran Paradiso si rileva una grande moria di Stambecchi

By Redazione

Aosta – La mortalità di ungulati nel Parco del Gran Paradiso a causa delle abbondanti nevicate delle settimane scorse “é un fenomeno naturale, tutt’altro che
eccezionale in aree di montagna come il Gran Paradiso e che ha effetti a lungo termine benefici sulla ‘qualità’ della popolazione faunistica del Parco”.

E’ quanto precisa, in una nota, l’Ente Parco Gran Paradiso in riferimento ad alcune notizie comparse sugli organi di stampa. “L’effetto della neve – spiega Bruno Bassano, responsabile
del servizio scientifico del Parco – è, come dimostrato da recenti studi, rinforzato da quello della densità. In altre parole, se cade tanta neve la mortalità in
popolazioni molto dense è maggiore: nel nostro caso la popolazione di stambecco é ai minimi storici dunque la preoccupazione per le densità eccessive su cui,
secondo alcuni, si dovrebbe preventivamente intervenire, non ha ragione di essere”.

“Un discorso un po’ diverso vale per caprioli e camosci – prosegue Bassano – in quanto, soprattutto questi ultimi, sono a densità elevate, quindi più esposti agli effetti
della neve abbondante”.

Per Bassano “la storia del Gran Paradiso, come di molte aree protette di montagna, dimostra che questi eventi sono periodici e che nulla possa essere fatto per modificarli: gli sforzi
profusi degli anni ’70 e ’80 per dare foraggiamento artificiale agli erbivori selvatici non ha portato a concreti risultati in termini di sopravvivenza, senza considerare il fatto che
operazioni di questo tipo dovrebbero essere attuate sull’intera superficie dell’area protetta con costi ciclopici ed effetti addirittura controproducenti”.

Infine, “la selezione operata dalla neve è di fondamentale importanza per una popolazione alpina e il declino degli stambecchi in questi ultimi anni lo dimostra: interi decenni
senza neve hanno creato condizioni per un’anomala sopravvivenza di camosci e stambecchi che sono aumentati fino a circa 5.000 capi gli stambecchi e circa 8.000 i camosci nel 1993; dopo
questo picco, pur persistendo la mancanza di neve, la popolazione di stambecchi ha continuato a diminuire fino agli attuali 2600 capi: questo minimo storico potrebbe essere proprio
legato all’assenza di una selezione naturale operata dagli inverni che porta alla persistenza nella popolazione di un elevato numero di femmine vecchie e di bassa qualità che
danno alla luce capretti deboli con ridotte probabilità di sopravvivenza”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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