Alitalia, vicini all'intesa

Dopo giornate frenetiche la vicenda Alitalia è ad un passo dalla svolta decisiva. E’ in corso l’ultimo incontro a Palazzo Chigi tra esponenti del governo, sindacati e i vertici
della Cai. Dopor la sigla da parte dei sindacati confederali dell’accordo quadro sul nuovo piano di salvataggio, ora si attende di conoscere la posizione dei piloti che si sono
dimostrati più disponibili ad una pronta soluzione e sono attesi nel tardo pomeriggio.

Sono stati giorni molto difficili quelli che hanno preceduto l’accordo. Da una parte le farneticanti dichiarazioni di Berlusconi, in versione “presidente faccio tutto io, è
tutto mio”, che non sapendo come risolvere la questione ha preferito sparare bordate contro il Pd ed il suo segretario. Agli insulti e urla berlusconiane si contrapponeva la
proposta e la logica di Veltroni che con la sua lettera ribadiva la triplice necessità di a) riavvicinare la posizione della Cai alle richieste dei sindacati, b) di riprendere i
negoziati sia con la cordata degli imprenditori italiani, sia con i soggetti esteri interessati alla partnership nell’Alitalia, c) di concludere, in tempi brevissimi, un accordo tra il
commissario Fantozzi e i sindacati.

E mentre il premier, che annunciava di non partecipare all’assemblea ONU per seguire le vicende Alitalia e si recava in Umbria in un centro relax a smaltire le troppe tossine come
riferisce repubblica.it, la diplomazia e gli incontri tra le diverse parti in causa sembravano dare ragione alle proposte di Veltroni. La posizione Cai si era ammorbidita sulle esigenze
dei dipendenti Alitalia. Lo stesso Epifani aveva dichiarato che “il piano è cambiato, si può firmare”. Infatti, al personale di terra verrà garantita l’invarianza
della retribuzione a fronte di un incremento di produttività; agli assistenti di volo non scatterà più la decurtazione dello stipendio al terzo giorno di malattia;
sarà garantito un fondo dal quale attingere per le eventuali nuove assunzioni di lavoratori precari.

All’insufficiente cordata italiana, in un secondo momento, verrà affiancata l’entrata di una compagnia straniera. In pole-position ci sono i tedeschi della Lufthansa e AirFrance.
Il governo non ha mai nascosto di voler preferire la prima: la compagnia di Colonia ridarebbe lustro a Malpensa evitando i crescenti dissapori della Lega all’ingresso straniero e
consoliderebbe l’accordo di parternship già esistente con Airone. Rimane mal celato il fatto che accanto alla scelta tedesca, il governo non vuole perdere la faccia
nell’ammettere quanto il Pd va dicendo da tempo: l’accordo con AirFrance era ed è il più solido a livello economico, di rilancio della compagnia di bandiera e di tutela
dei lavoratori. I francesi inoltre giocano sul fatto di aver un sistema di supporti operativi e logistici compatibili a quelli esistenti in Alitalia e il rischio di una forte penale nel
caso in cui, con la nuova partnership tedesca, venisse rotta l’alleanza con Sky Team, che vede la partecipazione sia di Alitalia sia di AirFrance.

Indiscrezioni riportate dall’agenzia ApCom rivelano che, stando a non precisate fonti industriali, il gruppo franco-olandese è particolarmente interessato all’operazione Alitalia
e che potrebbe rilevare una partecipazione tra il 10% e il 20% nel capitale.

A.Dra

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