AIDS: il virus è arrivato da una tigre
8 Dicembre 2009
Le radici profonde del virus HIV (il patogeno dell’AIDS) potrebbero derivare da una tigre vissuta milioni di anni fa.
A suggerirlo, una ricerca diretta dal professor Robert Bambara (del dipartimento di biochimica e biofisica dell’Università di Rochester) e da Matthew Portnoy (del National Institutes of
Health a Bethesda) e pubblicata da “Nature Structural & Molecular Biology”.
Secondo gli studiosi, il virus ha preso una parte del materiale genetico della tigre, ancora oggi presente nel suo genoma. Essi ipotizzano come il felino abbia morso una scimmia, dando il via
ad un processo di evoluzione del patogeno che ha portato all’attacco agli umani.
Come spiega il professor Bambara, è possibile che il virus HIV sia stato un virus dei felini prima di passare a scimmie ed umani. Riguardo al veicolo di trasmissione, al momento il morso
è la prospettiva più probabile, ma non si scarta nessuna pista.
Bambara e compagni hanno fatto la loro scoperta mentre indagavano sui meccanismi usati dal virus HIV per entrare nelle cellule che usa per riprodursi. Essi hanno così scoperto un gene
del virus possibilmente originato dall’antica tigre infetta.
Spiega il professore: “E’ una cosa rara ed inusuale che il virus raccolga alcuni dei meccanismi delle cellule che infetta. E sembra che alcuni di questi meccanismi siano presenti ancora oggi”.
Ora, il passo successivo della ricerca è determinare se il virus dell’immunodeficienza delle scimmie (SIV, sorta di “parente” dell’AIDS umana) abbia o no il gene della tigre. Conclude
Bambara: “Se esiste un legame tra la presenza del gene e la forza del virus, tale fatto può essere utile a sviluppare una cura per gli umani”.
In ogni caso, “Questa ricerca non avrà benefici a breve termine per i malati di HIV” come chiarisce Matthew E. Portnoy.
Lo scienziato mette le carte in tavola: “Quello che questa ricerca può significare è la nascita di nuove terapie contro l’HIV, ma dopo molti anni di studi e test
d’approfondimento”.
Inoltre, per Portnoy, lo studio appena concluso può aprire nuove prospettive per la comprensione del virus H1N1 (dell’influenza A) che si arricchisce di materiale genetico mentre “salta”
da una specie all’altra.
Matteo Clerici




