Addio agli insetti, agricoltura a rischio
4 Marzo 2013
Api, ma anche mosche, farfalle e coleotteri: gli insetti necessari per l’impollinazione sono sempre più rari, e la sopravvivenza delle coltivazioni alimentari è più
difficile.
A dare spazio al problema, due ricerche: la prima
è stata condotta dall’Università Nazionale di Rio Negro (San Carlos de Bariloche, Argentina) diretta dal dottor Lucas Garibaldi, mentre la seconda arriva dalla Montana University e dalla
Washington University ed è diretta dalla dottoressa Laura Burkle.
Entrambe le indagini puntano il dito sia sui cambiamenti climatici che sulle scelte dell’uomo.
Riguardo ai primi, causano lo sfasamento tra tempi di fioritura ed attività degli insetti, rendendoli anche meno capaci di adattarsi ai nuovi habitat.
Ma anche la civiltà ha la sua responsabilità: gli scienziati hanno preso in esame 41 coltivazione (dalla verdura alle angurie al caffè) in 20 Paesi, dalla fine del’800 al
1970 e nel periodo 2009-010.
Risultato, l’uso di pesticidi ed altri agenti chimici ha colpito duramente gli impollinatori, api ed altri insetti selvatici. A riprova, le zone dove la presenza di tali creature era minore,
calava l’impollinazione (ed il rendimento dei campi).
Allora, i ricercatori offrono alcune soluzioni. Inutile puntare sulle api domestiche: per quanto abili multiruolo, queste sono inferiori come impollinatrici degli insetti selvatici, capaci di
raddoppiare la produzione di fiori.
Perciò, gli esperti consigliano una strategia conservativa e difensiva, che aumenti il numero di impollinatori selvatici preservando il loro habitat.
Matteo Clerici
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